Rifiuti elettronici: la filiera legale recupera materie preziose; quella occulta finisce in Africa. In evidenza

Scritto da   Martedì, 26 Febbraio 2019 12:45 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Rifiuti elettronici: la filiera legale recupera materie preziose; quella occulta finisce in Africa.

Il cosiddetto RAEE, Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche, ovvero televisori, lavatrici, lampade e altri apparecchi, possono essere smaltiti dai cittadini in diversi modi: nelle isole ecologiche predisposte dai comuni, oppure attraverso i negozi che ci vendono i nuovi apperecchi e sono obbligati per legge a ritirare e smaltire i vecchi.

Secondo i dati del Centro Coordinamento RAEE, nel 2019 sono stati raccolti correttamente il 18% di tv e monitor, il 23% di frigoriferi e climatizzatori, e il 36% dei “Grandi bianchi” ovvero lavatrici, forni e lavastoviglie: purtroppo però solo l'1% di lampade, lampadine e altre sorgenti luminose. In teoria questa raccolta serve a recuperare materiali preziosi dalle apparecchiature elettriche ed elettroniche. Però un recente rapporto del Basel Action Network, basato su gps nascosti in circa 300 apparecchi conferiti in 10 paesi Europei, Italia compresa, ha rivelato un flusso di smaltimento illegale di parte dei rifiuti elettronici verso discariche dei paesi in via di sviluppo: 350 mila tonnellate annue, il 6% della raccolta europea, finiscono in Africa, principalmente in Nigeria, Ghana e Tanzania. Ne parliamo con Giuseppe Ungherese, responsabile Campagna Inquinamento di Greenpeace Italia, che ha partecipato al report di BAN per il nostro paese. L'intervista è andata in onda in “A conti fatti”, rubrica radiofonica di EconomiaCristiana.it, trasmessa da Radio Vaticana Italia.



Qual è la la filiera legale del RAEE? Cioè che cosa dovrebbe succedere ai rifiuti elettronici quando noi li lasciamo al centro raccolta?
I rifiuti elettronici vanno smaltiti in un certo modo che deve seguire delle filiere legali. In primo luogo possono essere smaltiti nei centri di raccolta, presenti in tutte le città; gli apparecchi più piccoli (fino a 25cm, nda.) si possono consegnare anche nei negozi che superano apposite metrature (400mq, nda.). Questi rifiuti, una volta raccolti, vengono disassemblati e ne vengono recuperati tanti elementi preziosi: a partire dai metalli, come rame e alluminio, e dalle plastiche che vengono riciclati seguendo filiere “amiche” dell'ambiente.

Ci sono alcuni materiali molto preziosi, ma anche altri che devono essere recuperati perché molto inquinanti.
Sicuramente: un dispositivo elettronico, ad esempio il cellulare abbiamo tutti, ha una serie di componenti molto preziosi. Nelle schede madri o in alcuni circuiti elettronici troviamo elementi detti “terre rare”, proprio perché sono scarsamente presenti sulla crosta terrestre, e quindi devono essere effettivamente raccolti e recuperati a fine vita. Altri invece sono più abbondanti, però sono allo stesso tempo preziosi, perché il nostro pianeta è uno, e non ha risorse illimitate. Quindi da queste filiere è opportuno recuperare più materiale possibile, per dar luogo a una vera economia circolare.

Sappiamo che ci sono delle filiere del riciclo molto efficienti, ad esempio quelle del vetro e della carta. Come funziona quella del Raee, in Europa e in Italia? È efficiente? Quanto si recupera?
La filiera che recupera le apparecchiature elettroniche ha fatto passi da gigante negli ultimi anni, perché fino ad alcuni decenni fa non c'erano regolamentazione ad hoc, specifiche su questa tipologia di rifiuti. Ancora oggi c'è una buona parte di queste apparecchiature che sfugge alle corrette filiere di riciclo, però ci sono stati dei progressi negli ultimi anni. Ovviamente bisogna anche considerare che la produzione di rifiuti elettronici è cresciuta notevolmente, negli ultimi decenni.

Abbiamo chiamato lei proprio per vedere dove vanno a finire queste percentuali “che sfuggono”. C'è una filiera illegale: come funziona? da dove parte? e dove arriva?
Sono casi ancora frequenti ma negli anni scorsi il volume d'affari era ben più alto rispetto a quello attuale. Non bisogna dimenticare che negli anni sono stati approvati dei provvedimenti normativi che vietano la spedizione di apparecchi elettronici mal funzionanti o rotti, che quindi sono dei rifiuti speciali, in paesi in via di sviluppo. Questa è la Convenzione di Basilea. Greenpeace, insieme a BAN (Basel Action Network), ha condotto un'indagine per verificare se tutti i dispositivi elettronici smaltiti seguono filiere legali. In Italia, purtroppo, sono emersi due casi di smaltimento illegale con prodotti che sono andati a finire in Ghana e in Nigeria. Molto spesso, quando vengono spediti in questi paesi, sono poi smaltiti in modo tutt'altro che corretto, producendo una dispersione nell'ambiente di numerose sostanze chimiche pericolose e dunque dando luogo ad inquinamento ambientale.

È curioso, avete usato dei gps: in un caso avete abbandonato, e in un altro conferito, dei prodotti elettronici non funzionanti. Non solo, alla fine, sono finiti in una discarica africana; ma prima sono passati anche dagli scaffali di un negozio.
Si, sono finiti in scaffali di negozi nel continente africano; quindi è verosimile pensare che sia una sorta di truffa. Tuttavia, una volta raggiunto il continente africano, [questo tipo di rifiuti] molto spesso vengono smaltiti in modo illegale. Sono noti numerosi esempi, soprattutto in Ghana o in Nigeria, dove ci sono discariche abusive in cui i rifiuti elettronici vengono bruciati, emettendo nell'ambiente numerose sostanze chimiche pericolose, come i ritardanti di fiamma, e metalli pesanti, come cadmio mercurio e piombo. Dopo essere state bruciate, da queste apparecchiature vengono recuperati metalli più preziosi, come il rame e l'alluminio; ma tutta una parte di terre rare e di elementi chimici rari, che sono nella componentistica più piccola, vengono dispersi. È un fenomeno da arginare ma che purtroppo si verifica sempre più spesso. Nei principali porti italiani non sono infrequenti casi di sequestro di container di spedizioni di tonnellate di queste apparecchiature indirizzate ai paesi in via di sviluppo.

Raccogliere queste quantità di rifiuti elettronici e spedirle in Africa sembra necessitare di un'organizzazione internazionale, anche abbastanza ramificata. Chi fa queste cose? Sono grandi organizzazioni criminali o sono spedizionieri illegali?
Purtroppo sul fenomeno abbiamo pochi elementi, se non la dimostrazione che queste spedizioni siano andate verso il continente africano. È un fenomeno comune anche in altre nazioni europee: l'inchiesta esamina spedizioni provenienti anche da altri paesi europei. Sarà compito della magistratura indagare e cercare di capire quali siano le filiere che ci sono dietro, perché il volume è abbastanza consistente.

Il ministro dell'Ambiente Costa ha recepito questa denuncia, annunciando inchieste delle forze dell'ordine. Una normativa c'è già, come ha detto prima. Manca qualcosa, a livello amministrativo o anche legislativo, da parte delle istituzioni?
Sicuramente bisogna incrementare il numero di controlli, perché nei porti si dà il via a queste spedizioni con dichiarazioni false che molto spesso accompagnano la merce. Ad esempio, un fenomeno molto frequente negli ultimi anni è trovare enormi quantità di rifiuti elettronici nei bagagliai delle auto che vengono spedite in Africa: il carico figura come una spedizione di automobili, e non sempre alle dogane si ha il tempo e la possibilità di ispezionare tutti i carichi. Quindi bisogna incentivare il numero di controlli: è l'unico modo per stoppare questo fenomeno, perché a livello normativo abbiamo già in atto la Convenzione di Basilea che disciplina tutte queste spedizioni nel modo più giusto... vietandole.

Foto: Skitterphoto / Pixabay.com
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