Nelle città italiane aria più respirabile, ma quanto lavoro da fare sul verde urbano. In evidenza

Scritto da   Martedì, 19 Marzo 2019 12:45 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Nelle città italiane aria più respirabile, ma quanto lavoro da fare sul verde urbano.

Le città ospitano circa la metà della popolazione mondiale e secondo le stime nel 2050 a vivere negli ambienti urbani saranno due terzi degli abitanti di questo pianeta.
Per questo lo sviluppo sostenibile passa necessariamente dalle nostre città e dal miglioramento della qualità della vita urbana come ricordato nell’Agenda 2030, nella Carta di Bologna, nel nuovo Patto dei sindaci.“Dove vanno le città, va il pianeta”, dice l’architetto William McDonough per farci capire che se saranno progettate in modo da essere più sostenibili nel prelievo delle risorse naturali, le aree urbane potranno migliorare sia il pianeta sia la vita delle persone.

Su “A Conti Fatti” Silvia Brini, responsabile del Rapporto Ispra sulla Aree Urbane di Ispra, interviene per un approfondimento sulla pubblicazione che riunisce il lavoro del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente su una serie indicatori fondamentali per analizzare e descrivere la qualità ambientale delle città.

 

Pochi giorni fa l'ONU, nel Global Environment Outlook, il rapporto sullo stato di salute del pianeta ha lanciato un allarme importante. Secondo il rapporto un quarto delle morti mondiali sono legate all'inquinamento. Questo può avere molte forme, ma pensando alla città viene in mente soprattutto quello atmosferico. Da questo punto di vista come sono messe le nostre città?
Stanno migliorando. Negli ultimi dieci anni c'è stata una tendenza alla diminuzione degli inquinanti atmosferici, soprattutto per quanto concerne il pm10, ma c’è ancora molto da fare perché in molti casi siamo ancora al di sopra delle concentrazioni previste dalla normativa a tutela della salute dei cittadini, sia per quanto riguarda il pm10, cioè le polveri, sia per quanto concerne gli ossidi di azoto e l'ozono.
Negli ultimi anni oltre al miglioramento dei livelli di inquinamento è mutata anche la loro dislocazione geografica: mentre prima tradizionalmente i picchi di ozono si registravano nel sud Italia, adesso si concentrano anche nel Nord e in particolare nella pianura padana.

Questo coinvolge direttamente il settore dei trasporti. Qui sono stati fatti dei passi in avanti?
Sono stati fatti molti passi avanti e ancora molti sono da fare. I principali riguardano la riduzione dei consumi, l'utilizzo dei carburanti a minor impatto ambientale, l'utilizzo di modalità di trazione alternative, ma anche, e questo lo stiamo notando, un maggiore utilizzo della cosiddetta modalità attiva di spostamento all'interno delle città.
Le persone manifestano una maggiore propensione a muoversi a piedi o in bicicletta e questo è molto utile perché, come ci ricorda l’OMS, andrebbe fatta almeno un'ora di attività fisica al giorno per tutelare la nostra salute.
Questo andrebbe fatto in un ambiente sicuro e piacevole e in cui l'inquinamento dell'aria sia limitato. A questo scopo parliamo spesso di integrazione fra la mobilità attiva e le cosiddette infrastrutture verdi, cioè il verde urbano.
È importante che percorsi pedonali e piste ciclabili siano immerse in infrastrutture verdi che possono essere il tradizionale parco urbano, il parco giochi e dei bambini, ma anche quello che chiamiamo verde architettonico, il verde verticale e i cosiddetti tetti verdi.

C'è abbastanza verde nelle nostre città?
C'è tanto verde nelle nostre città, anche se ci sono delle situazioni che vanno sicuramente migliorate.
Se ci limitiamo a valutare la quantità di verde pubblico possiamo dire che non ce n'è abbastanza. Il verde pro capite presente nelle città che abbiamo analizzato nel nostro rapporto sulla qualità dell'ambiente urbano, circa 120, è per la metà dei comuni compresa fra i 10 e i 30 metri quadri per abitante.
È importante che questo verde sia gestito correttamente, ma per essere gestito correttamente è necessario che siano adeguati quelli che sono gli strumenti che vengono utilizzati.
Sarebbe necessario un puntuale censimento del verde che c'è nelle nelle città; stessa importanza ce l’ha il regolamento del verde che prevede un uso e una progettazione del verde regolamentati, ma sui 120 comuni che abbiamo analizzato sono solo 56 lo hanno approvato; ancora più scarsa poi è una presenza di uno strumento di pianificazione vero e proprio come il piano del verde, presente in pochissimi comuni italiani.
Questi strumenti di conoscenza, di gestione e di pianificazione sono importanti proprio là dove si vuole andare a valorizzare un particolare servizio ecosistemico che un’infrastruttura verde può erogare.
Penso alla mitigazione ad esempio dell'isola di calore urbana durante l'estate: se vogliamo aumentare la capacità della città di reagire e quindi di avere una capacità di resilienza nei confronti del calore estivo allora va aumentata la copertura a verde utilizzando il verde architettonico, i prati, de-asfaltizzando, oltre naturalmente a utilizzare l'impianto di specie arboree che possono costituire anche delle ottime ombre per ripararsi durante le ore più calde.

Altro aspetto delicato è quello legato al consumo di suolo su cui siamo ancora in attesa di una legge.
Leggendo il rapporto vediamo che la percentuale di suolo consumato più alta appartiene alle città di Napoli e Milano con oltre il 30%, anche se è Roma la città che presenta la maggiore perdita di valore in termini di servizi ecosistemici, parliamo di una cifra che oscilla tra i 25 e i 30 milioni di euro. Cosa sono questi servizi?
Sono quelli che vengono erogati direttamente dal suolo e da quello che sul suolo vive, quindi tipicamente le piante quindi la capacità di catturare CO2, l'anidride carbonica dall'atmosfera quindi riducendone la quantità che poi determina l’effetto serra, e la capacità di catturare la radiazione incidente per mitigare l'isola di calore.
Altro servizio è la capacità di precipita a seguito di precipitazioni, anche intense, per evitare il cosiddetto ruscellamento e fenomeni di accumulo di acqua che va intasare i tombini o che va a creare anche a volte episodi di allagamento di intensità significativa. La presenza di suolo non impermeabilizzato è molto importante proprio per questo.
Nel caso di Roma va detto che la sua superficie come comune è talmente estesa che in termini assoluti chiaramente ha un valore molto più rilevante rispetto quello delle altre città.

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