Quando si parla di conservazione del territorio, di biodiversità, non sempre si pensa a quanto sia forte la relazione tra questi argomenti e la nostra quotidianità. Anche a tavola. Secondo dati Coldiretti, nel secolo scorso nel nostro paese erano presenti 8.000 varietà di frutta; oggi ne rimangono 2.000 e di queste ben 1.500 sarebbero a rischio. Un patrimonio enorme perso a causa dell’industrializzazione dell’agricoltura, della mala gestione del territorio e delle dinamiche economiche globali. Una perdita enorme, tra l'altro, si può estendere all’intero sistema agricolo, dagli ortaggi ai cereali, dagli ulivi, ai vigneti, agli allevamenti.

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Negli ultimi decenni il patrimonio forestale italiano è aumentato notevolmente: secondo alcune stime del 20%. Questa, che dal punto di vista naturalistico è certamente una buona notizia, è una conseguenza dell’abbandono progressivo delle campagne, dei pascoli e dei piccoli comuni. Il bosco infatti avanza di nuovo lungo pendii e pianure che prima erano presidiati dall’agricoltura e dalla pastorizia, soprattutto nelle aree montane. Il Governo ha varato recentemente un “Testo unico sulle foreste e sulle filiere forestali” che si propone di contrastare lo spopolamento di queste zone favorendo quella che viene definita “economia verde” e “gestione attiva delle foreste”, ovvero una nuova regolamentazione per i tagli dei boschi il cui legname, ad esempio, vada ad alimentare centrali a biomasse. Tutto ciò ha ovviamente allarmato diverse associazioni ambientaliste. Ne abbiamo parlato con Fulvio Mamone Capria, presidente della LIPU - Lega Italiana Protezione Uccelli, nel programma “A conti fatti”, rubrica radiofonica di EconomiaCristiana.it, trasmesso da Radio Vaticana Italia.

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“Siamo quello che mangiamo”.
Questa espressione del filosofo Ludwig Feuerbach (Foierbach) basta a ricordare quanto sia importante per la nostra salute la qualità e la salubrità del cibo di cui ci nutriamo.
Allo stesso modo potremmo dire che "un prodotto è il modo in cui è coltivato”; qualità del terreno, dell’acqua, delle tecniche di coltivazione incidono in maniera determinante sul prodotto finale ed è per questo che non possiamo meravigliarci se tante persone durante l’emergenza “Terra dei Fuochi” abbiano rinunciato all’acquisto del cibo proveniente da quelle zone con importanti ripercussioni su tutto il settore agricolo campano.
Ne parla su “A Conti Fatti”, rubrica a cura di Economia Cristiana trasmessa da Radio Vaticana Italia, il Presidente di Coldiretti Campania e Vicepresidente nazionale Gennarino Masiello.

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Il periodo delle feste natalizie è caratterizzato da sempre, in Italia, da un boom dell’economia, e in particolare del commercio. Anche per quest’anno sono previsti aumenti negli acquisti di beni e servizi che, comparati agli anni scorsi, fanno pensare a una definitiva uscita dal lungo periodo di crisi. Cresce ad esempio del 4,4% il budget destinato dalle famiglie per cenoni, regali e viaggi: una cifra che in media supera i 500 euro; e cresce anche, del 16%, la quota dello shopping online. Non bisogna dimenticare però che troppe famiglie sono ancora in piena crisi, ed infatti circa un italiano su cinque ha dichiarato  che non farà regali quest’anno. Se ne è parlato in “A conti fatti”, rubrica radiofonica di EconomiaCristiana.it trasmessa da Radio Vaticana Italia, con Lorenzo Bazzana, responsabile economico di Coldiretti.

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Prima convocazione della Task Force e della Consulta degli stakeholder per un Piano Nazionale di Prevenzione dello Spreco Alimentare. Chiamati a discuterne a Roma, ieri 5 febbraio, tutti gli attori della filiera agroalimentare del Bel Paese

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Boom di vendite del Made in Italy alimentare in tutto il mondo. Vino, formaggio, olio e pasta si impongono in molti mercati mondiali. A sorpresa aumentano le birre italiane in Germania e la grappa in Gran Bretagna

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Marco Cerboni, di Coldiretti Lazio, è intervenuto su A Conti Fatti, trasmissione a cura di Economiacristiana.it trasmessa dalle frequenze di Radio Vaticana Italia. 

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Lunedì, 07 Aprile 2014 11:39

Scuola, per sei classi su dieci niente gita

La scuola sconta il calo del Pil. Più di sei classi su 10 non hanno programmato quest'anno la tradizionale gita scolastica di primavera perché devono scontrarsi con la crisi economica, la spending revew e le preoccupazioni di professori e famiglie. E' quanto emerge da un'analisi della Coldiretti, sulla base dei dati dell'Osservatorio su turismo scolastico del Touring Club secondo cui anche nelle classi in partenza resta a casa uno studente su quattro.

Quest'anno - sottolinea la Coldiretti - si stima un calo di oltre il 10% con meno di 1,4 milioni di studenti in viaggio per effetto del trend di riduzione in atto dall'inizio della crisi. In molti casi "sono gli stessi genitori a chiedere di eliminare le uscite extrascolastiche durante l'anno per contenere le spese ma anche per evitare discriminazioni tra i ragazzi che non possono più permettersi di partecipare; ma a crescere è anche l'indisponibilità dei docenti che devono caricarsi di una pesante responsabilità, come dimostrano i ripetuti e gravi episodi di cronaca".

Secondo la Coldiretti si assiste anche a "un radicale cambiamento delle destinazioni che privilegiano in misura crescente le escursioni a breve distanza con tagli di costi e tempi. Se per le scuole superiori di secondo grado le destinazioni estere ancora battono quelle nazionali, nelle scuole superiori di primo grado si registra che la quasi totalità delle gite si svolge sul territorio nazionale”

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