Rispetto dell'ambiente; politiche sostenibili; tecnologie green; prodotti ecologici. Nell'immaginare un pianeta e una società umana meno inquinati, spesso dimentichiamo il ruolo chiave dell'economia.

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Il nostro sistema produttivo impatta in maniera rilevante sul pianeta, non solo in termini di inquinamento, ma anche per il prelievo  di risorse naturali che è da tempo eccessivo, tanto da non permettere al pianeta di rinnovare tutto quel che viene consumato.
Ridurre il prelievo di risorse naturali sarà  impossibile se non si modificherà il nostro modo di produrre facendo in modo che ciò che una volta veniva considerato rifiuto venga correttamente recuperato e trattato per dar vita ad un nuovo materiale pronto per rientrare nel ciclo di produzione. È la cosiddetta economia circolare, settore continua crescita economica e occupazionale.
Per incentivare questa transizione l'Unione Europea ha varato un pacchetto di normative che entro il 5 luglio 2020 dovranno essere recepite dagli Stati membri. Per capire cosa dovrà cambiare nel nostro Paese all'interno di "A Conti Fatti", rubrica a cura di Economia Cristiana trasmessa da Radio Vaticana, interviene Edo Ronchi,presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile e del Circular Economy Network, che recentemente ha lanciato un concorso dedicato alla migliori startup italiane dell’Economia Circolare.

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Con l'Agenda 2030 la politica internazionale ha concordato sull'insostenibilità dell’attuale modello di sviluppo, non solo sul piano ambientale, ma anche su quello economico e sociale, affermando una visione integrata delle diverse dimensioni dello sviluppo.

Si apre per questo un processo culturale ed evolutivo che investe gli imprenditori di una nuova missione sociale ed ambientale. La ricerca del profitto per la propria organizzazione si trasforma nella ricerca di prosperità, e quindi non solo di ricchezza ma anche salute, qualità della vita, felicità per i lavoratori e la comunità in cui opera. Economia civile, economia di comunione, economia responsabile, nuova economia, sono espressioni che fanno capire quanto il tessuto imprenditoriale sia vivace e pronto alla sperimentazione di modelli di impresa più centrati sull’uomo che sul profitto.

Questa nuova declinazione del concetto di prosperità sarà oggetto di un approfondimento al Villaggio per la Terra, il 23 aprile a Villa Borghese, in un talk show pubblico curato da Giorgio del Signore, imprenditore membro del coordinamento EDC – Economia Di Comunione Italia. Ce ne ha parlato lui stesso in un’intervista in “A conti fatti”, rubrica radiofonica di EconomiaCristiana.it, trasmessa da Radio Vaticana Italia.

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Un processo economico produttivo, sano e sostenibile passa inevitabilmente per la sua capacità di ottimizzare uso, riuso e riciclo delle risorse naturali.
Vetro, carta, legno, plastica se correttamente differenziati e riciclati possono diventare materie prime seconde, nuovi materiali, risorse preziose in grado di far risparmiare sui costi di produzione e di salvaguardare l’ambiente. Per far tutto questo il punto di partenza è costituito da un buon processo di raccolta. In questo senso una punta di eccellenza tutta italiana è costituita dal CONOU, Consorzio Nazionale per la gestione, raccolta e trattamento degli Oli minerali Usati il cui presidente Paolo Tomasi interviene su “A Conti Fatti”, rubrica a cura di Economia Cristiana trasmessa da Radio Vaticana Italia.

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Come ogni altro materiale da costruzione, il legno è presente sul pianeta non solo allo stato naturale, ma anche come prodotto già lavorato dall’uomo. Una soluzione per porre un freno allo sfruttamento eccessivo delle foreste è il riciclo del legname usato che, prima di diventare rifiuto e venire bruciato, può essere in buona parte riutilizzato. Abbiamo individuato una buona pratica in questo settore in un’azienda di Roma che fabbrica pallet per il trasporto merci: nel pieno spirito dell’economia circolare, da alcuni anni ha riconvertito parte della produzione realizzando mobili e arredi dal riciclo dei pallet usati.

Ne abbiamo parlato nel programma “A conti fatti”, rubrica radiofonica di EconomiaCristiana.it trasmesso da Radio Vaticana Italia, con Domenico Lentini, responsabile comunicazione e marketing di Mobiliinpallet.it.

Lentini definiamo che cos'è un pallet. C'è una storia curiosa alle origini di questo oggetto.

Il pallet nasce circa 70 anni fa e, come tante invenzioni, per servire l'esercito. Infatti la parola “pallet” la troviamo per la prima volta in una packing list di materiali bellici durante lo sbarco in Normandia. Il pallet, banalmente, lo possiamo trovare nei supermercati e serve a movimentare la merce al loro interno in maniera più veloce, rapida e con meno sforzo. Il pallet è costituito da 11 tavole di legno, 9 blocchetti in legno pressato e 78 chiodi.

Di solito con quali tipi di legno è fatto?

Di solito in legno di abete. Qualcuno lo fa anche in legno di pino, però lo standard è quello d'abete.

La sua azienda produceva questi oggetti per trasportare merci. Poi però vi è venuta un'idea particolarmente interessante dal punto di vista dell'economia circolare: riutilizzarli. Ce ne può parlare?

Siamo nati circa 40 anni fa come azienda nel settore degli imballaggi in legno. Abbiamo iniziato a costruire questi pallet; successivamente, per ridurre l'impatto ambientale, abbiamo cominciato a ripararli. Da circa cinque anni, per ridurre ancora lo spreco di materiale di scarto, abbiamo inventato il marchio Mobiliinpallet.it: una linea di arredamento ecosostenibile fatta con i pallet.

Facciamo un passo indietro. Che fine facevano i pallet usati? Come e dopo quanti utilizzi venivano distrutti?

Dipende dal tipo di pallet: esaurisce il suo ciclo di vita dopo uno, due, al massimo cinque trasporti. Prima venivano comunque distrutti: andavano al macero oppure arsi.

Ovviamente con dispersione di CO2 in atmosfera. Voi invece li avete immaginati come materiale per il mobilio. Che cosa costruite? Che genere di mobili?

La linea è molto basilare perché il materiale che utilizziamo, il pallet, è molto squadrato. Non abbiamo cose molto elaborate con arrotondamenti o altro. Però riusciamo a fare delle sedie, dei divani per esterno, nei giardini, dei tavoli. Partendo sempre dallo standard del pallet EPAL (lo standard europeo, ndr.)  80 cm per 120 cm. Naturalmente, essendo un'azienda artigianale, riusciamo anche a lavorare fuori dallo standard; perché siamo produttori ufficiali del Consorzio Epal e quindi possiamo produrre con tutte le misure che ci può richiedere il cliente.

Questi mobili diciamo sono più o meno di qualità, rispetto a un normale mobile in legno?

Se li paragoniamo a quelli industriali, visto che è abete e che comunque il pallet nasce per sopportare dei carichi elevati, è un ottimo legno: resistente e robusto.

Come hanno reagito i lavoratori dell'azienda a questo cambio di produzione. Immagino che fossero essenzialmente degli operai assemblatori che adesso sono diventati quasi degli artigiani; è stato facile o comunque apprezzato?

Si. Prima il loro unico compito era di assemblare il pallet, partendo sempre da queste undici tavole, nove blocchetti e 78 chiodi, un lavoro abbastanza di routine. Questa è stata una ventata di gioia per l'azienda ed anche per i falegnami che, appunto, si trasformano da semplici assemblatori a veri e propri artigiani; perché adesso si confrontano con la costruzione di un mobile che per loro è qualcosa di molto più divertente e sfidante. Quando un falegname produce un mobile ci mette dentro la sua creatività, il suo tempo, le sue prove; perciò quando vede il mobile costruito è sempre una gioia, sia per chi lo ha fatto, sia per noi dell'azienda che riusciamo a vedere realizzata un’idea.

Qui infatti siamo nell'ambito di quello che viene chiamato “riciclo creativo”, molto diverso da quello industriale ad esempio della della carta o del vetro. Sarebbe possibile per una persona qualunque, che ovviamente non fosse un falegname, costruire un mobile partendo da materiali di riciclo come il pallet?

Si, e noi in questo lo aiutiamo. Abbiamo diversi canali di comunicazione cresciuti man mano con l'azienda. Avendo un solo punto vendita, la fabbrica, avevamo la necessità di entrare in contatto con i nostri clienti finali. Quindi siamo partiti dal sito web, poi gli abbiamo affiancato un blog in cui quasi tutti i mercoledì parliamo di sia di come è fatto il pallet: insegnamo alla gente come riconoscere un buon pallet e come riciclarlo da sé. Ci sono degli articoli che spiegano come farsi un tavolo o un divano. Da circa un paio d'anni abbiamo aperto il canale di Youtube dove, oltre a far vedere come lavoriamo e come assemblare i nostri mobili già fatti, abbiamo due tutorial. Un tutorial spiega passo passo come fare un divano partendo da tre pallet. Oltre al materiale diamo anche la conoscenza per costruire questo mobile, quindi effettivamente uno può costruirlo da solo.

Tiriamo le somme di questo bilancio ecologico del mobile in pallet: quanto inquinamento si evita riciclando un pallet?

E’ stato calcolato che durante il suo ciclo di vita un pallet assorbe 18,4 kg di CO2. Mi sono divertito a fare un calcolo: il nostro tutorial sul divano in pallet ha 368 mila visualizzazioni in Italia e  in tutto il mondo; se effettivamente queste visualizzazioni corrispondessero a 300.000 divani fatti dall'utente finale sarebbero riusati 900 mila pallet. Se moltiplichiamo 900.000 per 18,4 abbiamo che questi pallet avrebbero assorbito 16 milioni e 560 mila kg di CO2. Noi non credevamo che il nostro tutorial avrebbe avuto così tanto appeal,  però ci si rende conto che alle volte dai piccoli gesti possiamo veramente riuscire a cambiare il mondo.

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Per salvare il pianeta è necessario un cambiamento radicale, non solo nello stile di vita di tutti i cittadini, ma nell’intero sistema economico e produttivo. Razionalizzare l’uso delle materie prime, contenere gli scarti e facilitare la riutilizzabilità dei materiali, ridurre le emissioni di gas nocivi nell’atmosfera devono diventare i pilastri su cu costruire uno sviluppo sostenibile.
La green economy e l’economia circolare sono il futuro e, se la politica non sempre lancia segnali incoraggianti per il loro sviluppo, il mondo delle imprese ha già da diversi anni intrapreso un cammino importante.

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La regola d’oro dell’economia circolare è che ogni rifiuto può essere convertito in risorsa: gli scarti vengono raccolti, trattati e messi di nuovo nei cicli di produzione come nuove materie prime. Il riutilizzo di materiali come legno, carta, plastica e vetro, permette di risparmiare sui costi di produzione e di impattare meno sull’ambiente evitando l’estrazione di nuove materie prime. I vantaggi, economici ed ambientali, sono ancora più evidenti per gli oli minerali, quelli utilizzati per la lubrificazione dei macchinari. In Italia se ne occupa il CONOU, Consorzio Nazionale per la gestione, raccolta e trattamento degli Oli minerali Usati, in occasione della fiera Ecomondo, ha presentato un rapporto sulla situazione nazionale. “A Conti Fatti” ha intervistato il presidente Paolo Tomasi.

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La Catalogna freme per un referendum secessionista. Il debito della Gran Bretagna viene declassato per i timori sulla Brexit. I tedeschi confermano la fiducia alla cancelliera Merkel ma con meno convinzione, e facendo entrare in Parlamento i primi deputati di destra del dopoguerra. Che riflessi possono avere sull'economia i sommovimenti politici di questi ultimi tempi in Europa? Le migrazioni di massa sono realmente un problema o piuttosto una risorsa per il nostro continente? Lo abbiamo chiesto a Marcello Messori, noto economista, docente universitario e direttore della Luiss School of European Political Economy.

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Ad inizio marzo, a Bruxelles, si è svolta un'importante conferenza promossa dalla Commissione Europea per fare il punto sul piano d'azione comune per l'Economia Circolare varato dall'Unione Europea. Alcuni punti cardine del piano prevedono ad esempio che entro il 2030 i rifiuti urbani di tutta l'Unione siano riciclati almeno al 65%, e che gli imballaggi dei prodotti siano riciclati non meno del 75%.
Walter Ganapini è una figura di spicco dell'ambientalismo italiano, ed un esperto del ciclo dei rifiuti. In un recente convegno sull'economia circolare, in occasione della Giornata Mondiale della Terra, ha lanciato un monito sulla quantità di Anidride Carbonica presente in atmosfera che, come ormai affermano molti scienziati, sarebbe vicina alla soglia di pericolo per la sopravvivenza stessa del genere umano. Ex presidente di Greenpeace, co-fondatore di Legambiente, per anni membro del Comitato Scientifico dell'Agenzia Europea dell'Ambiente, di cui ancora oggi è membro onorario, Ganapini è attualmente direttore generale dell'Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale dell'Umbria. È stato intervistato in "A Conti Fatti", rubrica di EconomiaCristiana.it trasmessa da Radio Vaticana 105.0.

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Economia circolare: l'urgenza di modificare la produzione, il trasporto, la vendita, l'uso e il riciclo dei prodotti che consumiamo per minimizzare lo sfruttamento delle risorse naturali e azzerare in futuro sia l'immissione di anidride carbonica in atmosfera, sia la dispersione dei rifiuti nell'ambiente. 

Se ne è parlato in "A Conti Fatti", rubrica di EconomiaCristiana.it trasmessa da Radio Vaticana 105.0, nella puntata introdotta dall'intervista a Valerio Rossi Albertini, fisico nucleare, divulgatore scientifico e ricercatore del Consiglio Nazionale delle Ricerche.

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