"Le falde acquifere in molti luoghi sono minacciate dall’inquinamento che producono alcune attività estrattive, agricole e industriali, soprattutto in Paesi dove mancano una regolamentazione e dei controlli sufficienti."

Queste parole sono scritte nell'enciclica Laudato Si' che il Papa ha diffuso tre anni fa. Francesco si riferiva in particolare ai paesi poveri o in guerra, che hanno scarsità d'acqua e dove maggiore è il pericolo di inquinamento di questo elemento indispensabile. Purtroppo però anche in Italia, dove non ci sono guerre e i controlli dovrebbero essere capillari, sono state rilevate sostanze nocive nel 67% delle acque di superficie e nell'33% di quelle sotterranee. Lo rivela il rapporto nazionale "Pesticidi nelle acque" pubblicato dall'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale. Ne abbiamo parlato con chi ha coordinato e redatto questo rapporto: Pietro Paris, responsabile della Sezione Sostanze Pericolose dell'ISPRA, intervistato nella trasmissione “A conti fatti” trasmessa da Radio Vaticana Italia in occasione della Giornata Mondiale dell'Ambiente.

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L’acqua, risorsa importante per la nostra sopravvivenza, molto spesso è soggetta all’incuria dell’uomo che ne altera le sue qualità. L’utilizzo dei pesticidi, ad esempio, è proprio uno di questi casi: questi, usati nella maggior parte in agricoltura, arrivano nelle falde acquifere inquinandole. La vendita dei pesticidi è in calo ma nella rete delle nostre acque reflue sono presenti ben 175 sostanze diverse, un cocktail che potrebbe risultare dannoso sia per l’ambiente che per la nostra salute. Ad affermarlo l’Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, nel suo “rapporto nazionale pesticidi nelle acque”. L’Ingegner Pietro Paris dell’Ispra, è intervenuto su A Conti Fatti, trasmissione a cura di Economiacristiana.it trasmessa dalle frequenze di Radio Vaticana Italia.

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