Martedì, 15 Gennaio 2019 12:45

Puntata del 15/01/2019

Nella puntata di "A Conti Fatti" del 15 gennaio si parla di gestione del territorio.

Intervengono:

  • Nello Musumeci, Presidente Regione Sicilia

  • Francesco Vincenzi, presidente ANBI- Associazione Nazionale Bonifiche Irrigazioni Miglioramenti Fondiari

  • Debora Diodati, presidente Croce Rossa di Roma

Pubblicato in A conti fatti

Per effetto dei cambiamenti climatici questioni come il dissesto idrogeologico o la siccità diventano sempre più frequentemente temi di stretta attualità nel nostro Paese.
Sono passati pochissimi mesi dalla forte perturbazione che a fine ottobre ha sconvolto il nord est con intere foreste cadute. Dall’altra parte il pensiero va al caso del lago di Bracciano che nell’estate 2017 si ridusse talmente tanto da mettere in discussione persino l’approvvigionamento idrico della capitale.
Anche in questi giorni, al grande freddo che sta colpendo la nostra penisola, soprattutto al Sud, non stanno corrispondendo precipitazioni adeguate, tanto che la Coldiretti ha lanciato l’allarme per il Po il cui livello è sotto di 3,5 metri rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

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Siamo abituati a pensare alla penisola arabica come sede dei potentati del petrolio, dei ricchi emirati oggi anche meta di un turismo del lusso che si muove in massa verso città all’avanguardia come Dubai e Abu Dabi. Ma all’estremo sud della penisola, a cavallo tra il Mar Rosso e l’Oceano Indiano, c’è un paese dilaniato da tre anni di guerra civile: lo Yemen, diviso dall’eterno conflitto tra le due correnti dell’islamismo: con il governo sunnita, appoggiato dai potenti vicini dell’Arabia Saudita e degli Emirati Arabi Uniti, e i ribelli sciiti, spalleggiati dall’Iran. Le vittime di questa guerra sono gli yemeniti. All’80% di loro manca tutto: il carburante, le cure mediche, ma soprattutto il cibo e l’acqua. La situazione è talmente critica che la Croce Rossa, impegnata con i suoi volontari nel paese, ha diramato un allarme internazionale per un’epidemia di colera che imperversa da mesi.
Ne abbiamo parlato con Francesco Rocca, presidente della Croce Rossa Italiana e della Federazione Internazionale delle Società della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa, intervistato nel programma “A conti fatti”, rubrica radiofonica di EconomiaCristiana.it trasmessa da Radio Vaticana Italia.

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Il riscaldamento globale è ormai, purtroppo, una realtà consolidata. Gli ultimi tre anni sono stati gli anni più caldi mai registrati finora e la temperatura globale media è aumentata 1,1°C rispetto al periodo preindustriale; un grado può non sembrare molto in fondo è anche la differenza che passa tra lo stare bene ed avere la febbre. La Terra ha la febbre, una febbre che potrebbe diventare insostenibile come prevedono molti modelli climatici. Ma come funziona un modello climatico?

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L’estate che appena conclusa è stata contrassegnata da una straordinaria ondata di siccità. In compenso alla prima, forte perturbazione temporalesca grandi città come Roma sono andate in crisi, mentre in Toscana si è assistito a esondazioni e allagamenti che hanno addirittura causato delle vittime.

Sia la siccità, sia le precipitazioni violente sono fenomeni che in Italia stanno diventando sempre più frequenti. Che cosa sta succedendo al clima? Lo abbiamo chiesto ad Antonello Pasini, climatologo dell’Istituto sull’Inquinamento Atmosferico del CNR e Vicepresidente della Società Italiana per le Scienze del Clima.

 

La siccità, questa estate e le prime piogge dell’autunno spingono i media ad affermare che il clima è definitivamente cambiato. È cosi? L’Italia non è più un paese a clima temperato come si è sempre studiato a scuola?

Probabilmente si. Eravamo abituati, 20 o 30 anni fa, al famoso anticiclone delle Azzorre, di cui raccontava tanto il colonnello Bernacca, che proteggeva l'estate italiana con un clima mite non troppo caldo. Adesso stiamo assistendo a un andamento diverso della circolazione atmosferica in estate: con questo anticiclone africano libico feroce, molto più caldo, che arriva più volte verso nord, alternato magari a un'ondata fredda. Succede che quando il mare si riscalda così tanto, come durante questa estate, poi, all'inizio dell'autunno, quando arriva un'ondata fredda succedono dei disastri; perché quest'aria fredda porta delle perturbazioni che vanno a scorrere su un mare molto caldo, che fornisce più vapore acqueo all'atmosfera e soprattutto più energia. Purtroppo l'atmosfera, per delle leggi fisiche e termodinamiche, non può far altro che scaricare violentemente quest’energia sul territorio, con conseguenze come quelle che abbiamo visto in questi giorni.

C'è un movimento di negazionismo internazionale sui cambiamenti climatici che fa notare come fenomeni di alluvioni e siccità siano sempre esistiti, anche a memoria d’uomo, ed anche nel nostro paese. Che cosa c’è di diverso adesso? Che cos’è questo “allarme clima”?

È vero: determinati fenomeni sono sempre accaduti; ma quello che vediamo è l'aumento della virulenza e della continuità di questi fenomeni. Purtroppo il riscaldamento globale ha fatto aumentare di circa un grado la temperatura dalla fine dell'800, e questo comporta che determinati fenomeni diventano più probabili e anche più violenti. Non che questi fenomeni non ci sono mai stati in passato, però adesso la tendenza è verso un fenomeno più violento e magari delle ondate di calore più persistenti, più durature e più feroci.

Il Papa, durante un recente viaggio in aereo, si è rivolto ai giornalisti presenti e, riferendosi a uno studio universitario, ha detto che  bisogna “tornare indietro” perché entro pochi anni si passerà il punto di non ritorno (testualmente: “Io non so se davvero abbiamo soltanto tre anni oppure no, ma che se non si torna indietro andiamo giù è senz'altro vero”). È così? Si va verso un punto di non ritorno?

Non so se siano tre, dieci o vent’anni, ma effettivamente il concetto è questo: bisogna fare in fretta. Dobbiamo agire sull'anidride carbonica, la cosa che crea, in massima parte, il riscaldamento globale. Stiamo scontando adesso quello che abbiamo immesso trenta o quarant’anni fa, perché l'anidride carbonica ha un grande tempo di permanenza in atmosfera; quindi dobbiamo fare in fretta, perché di quello che facciamo oggi vedremo i benefici magari tra venti o trent’anni. Soprattutto perché la macchina climatica ha questa inerzia: è partita verso il riscaldamento ed è difficile fermarla; soprattutto perché si sono riscaldati gli oceani, che hanno una grande capacità termica: si riscaldano difficilmente, con molto sforzo, ma una volta caldi, rimangono caldi molto a lungo.

Papa Francesco ha anche detto una frase poco considerata ma molto “potente”: bisogna ascoltare gli scienziati per intraprendere la strada giusta da seguire. Qual è questa strada?

Il Papa ha ragione, perché tanti non danno retta a quello che oggi dice la scienza. La strada giusta da seguire è proprio questa: ridurre le emissioni di anidride carbonica in atmosfera; smettere con la deforestazione del pianeta; e creare un pianeta più equo, perché l'equità internazionale va insieme a queste azioni per mitigare il cambiamento globale.

Il clima non causa soltanto problemi diretti, come la siccità e le alluvioni. Recentemente lei ha pubblicato un libro che mette in luce un “effetto collaterale” dei cambiamenti climatici.

Il diplomatico italiano Grammenos Mastrojeni ed io, abbiamo scritto un  libro che abbiamo intitolato "Effetto Serra, Effetto Guerra, clima, conflitti, migrazioni: l'Italia in prima linea", un po' anche sull'onda della “Laudato Sì” (l’enciclica di papa Francesco sui temi ambientali e sociali ad essi legati, ndr.) che dice che bisogna considerare un pensiero ecologico integrale, che mette insieme il benessere della natura e il benessere dell'uomo. Tenendo presente queste cose che dice papa Francesco, siamo andati a vedere che in effetti è vero: alcuni fenomeni, come le migrazioni, nascono in territori desertificati, come quelli africani. Gran parte della migrazione viene dalla fascia del Sael dove ci sono, infatti, dei cambiamenti climatici molto forti che inaspriscono questi fenomeni: con l’ulteriore perdita di raccolti rispetto al passato, alla fine arrivano conflitti locali, terrorismo e anche migrazioni verso le nostre latitudini. La cosa interessante che noi scopriamo è che risolvere i problemi della fame dell'Africa, e di queste migrazioni che arrivano, sarebbe un modo anche per risolvere il cambiamento climatico, il riscaldamento globale: perché vorrebbe dire recuperare queste terre desertificate, che adesso sono degli emettitori di CO2, farle diventare nuovamente foreste o campi coltivati, quindi nuovamente degli assorbitori di anidride carbonica. Da un lato faremmo del bene al clima, dall'altro alle popolazioni che sono lì, e fermeremmo un po’ anche queste ondate migratorie verso i nostri territori.

 

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L’estate che si è appena conclusa è stata contrassegnata da una straordinaria ondata di siccità cui hanno fatto seguito delle violente precipitazioni. I due fenomeni hanno causato gravissimi danni al settore agricolo, chiamato ad adattarsi ad eventi metereologici estremi che ormai stanno diventando sempre più frequenti.
Dino Scanavino, presidente CIA – Confederazione Italiana Agricoltori, interviene sul tema all’interno di “A Conti Fatti”, rubrica a cura di economiacristiana.it trasmessa da Radio Vaticana Italia.

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