Secondo gli ultimi dati l'Italia si piazza al primo posto tra i Paesi dell'Unione Europea per consumo di pesce pro capite con 28 chili l'anno a testa tra pesce fresco, in scatola e surgelato.
I consumi sono in crescita costante, non solo nel nostro paese, e le riserve ittiche faticano a stare al passo con le esigenze dei consumatori.
Secondo il WWF circa l’85% degli stock ittici del Mediterraneo risultano sovrasfruttati: stiamo mangiando più pesce di quanto i nostri mari e i nostri allevamenti ce ne consentirebbero. Ma il problema è globale: la sovrappesca e il sovrasfruttamento dei mari e degli oceani stanno mettendo rischio gli ecosistemi marini, oltre che la sicurezza di circa 800 milioni di persone che, soprattutto nei paesi in via di sviluppo, dipendono dalla pesca per il proprio sostentamento.
Ci sono tuttavia delle modalità di pesca che possono conciliare la domanda di pesce con le necessità degli ecosistemi, degli standard da rispettare per rendere questa attività sostenibile e far si che i mari e gli oceani siano in grado di rigenerarsi.

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Tra le attività che maggiormente possono impattare sugli equilibri dell’ecosistema montagna c’è sicuramente la silvicoltura, vale a dire tutte quelle attività che riguardano la cura e il taglio di boschi e foreste al fine di ricavarne il legname di cui necessitiamo per moltissimi prodotti di uso comune, dalla carta ai mobili.
Per evitare che, come accade in tanti ambiti delle nostre attività produttive, il consumo di risorse sia eccessivo rispetto alla capacità dell’ambiente di rigenerarle è necessario gestire boschi e foreste in maniera responsabile e per garantire il consumatore sulla sostenibilità della filiera del legno che c’è dietro al prodotto che viene acquistato esistono degli standard e degli organismi certificatori. Uno di questi è l’FSC- Forest Stewardship Council -  il cui direttore per l’Italia, Diego Florian, interviene su “A Conti Fatti”, rubrica a cura di Economia Cristiana trasmessa da Radio Vaticana Italia.

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Secondo il XVII rapporto Ecosistema Scuola di Legambiente meno del 13% delle scuole italiane è costruito secondo criteri antisismici e solo una scuola su due ha certificati di collaudo e idoneità statica.
Come stanno le scuole italiane? Quali sono i fondi e gli strumenti di governance a disposizione degli enti locali per conservare un patrimonio che in diversi casi avrebbe bisogno di una ristrutturazione?

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Luigi Mazzaglia, consulente ambientale esperto certificatore delle catene di custodia e gestione delle foreste e della filiera della pesca, è intervenuto su A Conti Fatti, trasmissione a cura di Economiacristiana.it trasmessa dalle frequenze di Radio Vaticana Italia.

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