Qualcuno ha detto: “Avremo bisogno sempre più di legno per sostituire la plastica, il cemento e il petrolio”. In effetti sembra che torneremo ad utilizzare il legno per scaldarci, per edificare case più ecologiche e per sostituire piccoli oggetti di plastica, come le posate usa e getta o gli spazzolini da denti. Questo vuol dire che boschi e foreste saranno ancor più sfruttate nel prossimo futuro? Non solo dovranno fare spazio a una popolazione umana che cresce e avrà bisogno di sempre più vaste superfici coltivate, ma gli alberi saranno sacrificati anche per il bisogno di materia prima rinnovabile? Così esposta sembra una grave contraddizione dello sviluppo sostenibile. Abbiamo chiesto lumi all'autore di questa affermazione, un esperto di fama internazionale: Giorgio Vacchiano, ricercatore in gestione e pianificazione forestale all'Università Statale di Milano. L'intervista è stata trasmessa da Radio Vaticana Italia nel programma “A conti fatti”, rubrica radiofonica di EconomiaCristiana.it.

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Torniamo a parlare di patrimonio forestale in un mese e in una stagione che spingono molti a riscoprire questi luoghi incantevoli, purtroppo però sempre a rischio di devastazione. Nel 2017 c'è stata una escalation di incendi boschivi in Italia: un milione e 400 mila ettari sono andati letteralmente in fumo, e addirittura si stima che negli ultimi trent'anni sia andato a fuoco il 12% delle foreste italiane. Oltre alle cause colpose, dolose e criminali, si deve puntare purtroppo l'indice sulla scarsa cura delle aree boschive, spesso abbandonate a se stesse con scarsi controlli.
PEFC Italia (Programme for the Endorsement of Forest Certification, Programma per il riconoscimento di schemi nazionali di Certificazione Forestale) è un’associazione che costituisce l’organo di governo nazionale del sistema internazionale di certificazione forestale. Certificare la gestione forestale vuol dire assicurare che il patrimonio boschivo venga tutelato e sfruttato a fini economici in maniera sostenibile. La certificazione apposta ad esempio su mobili, oggetti in legno, o su libri e giornali stampati, garantisce che per produrre quei beni non sono state devastate delle foreste.
A conti fatti”, la rubrica radiofonica di EconomiaCristiana.it trasmessa ogni martedì da Radio Vaticana Italia, ha intervistato Antonio Brunori, segretario generale di PEFC Italia.

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Come ogni altro materiale da costruzione, il legno è presente sul pianeta non solo allo stato naturale, ma anche come prodotto già lavorato dall’uomo. Una soluzione per porre un freno allo sfruttamento eccessivo delle foreste è il riciclo del legname usato che, prima di diventare rifiuto e venire bruciato, può essere in buona parte riutilizzato. Abbiamo individuato una buona pratica in questo settore in un’azienda di Roma che fabbrica pallet per il trasporto merci: nel pieno spirito dell’economia circolare, da alcuni anni ha riconvertito parte della produzione realizzando mobili e arredi dal riciclo dei pallet usati.

Ne abbiamo parlato nel programma “A conti fatti”, rubrica radiofonica di EconomiaCristiana.it trasmesso da Radio Vaticana Italia, con Domenico Lentini, responsabile comunicazione e marketing di Mobiliinpallet.it.

Lentini definiamo che cos'è un pallet. C'è una storia curiosa alle origini di questo oggetto.

Il pallet nasce circa 70 anni fa e, come tante invenzioni, per servire l'esercito. Infatti la parola “pallet” la troviamo per la prima volta in una packing list di materiali bellici durante lo sbarco in Normandia. Il pallet, banalmente, lo possiamo trovare nei supermercati e serve a movimentare la merce al loro interno in maniera più veloce, rapida e con meno sforzo. Il pallet è costituito da 11 tavole di legno, 9 blocchetti in legno pressato e 78 chiodi.

Di solito con quali tipi di legno è fatto?

Di solito in legno di abete. Qualcuno lo fa anche in legno di pino, però lo standard è quello d'abete.

La sua azienda produceva questi oggetti per trasportare merci. Poi però vi è venuta un'idea particolarmente interessante dal punto di vista dell'economia circolare: riutilizzarli. Ce ne può parlare?

Siamo nati circa 40 anni fa come azienda nel settore degli imballaggi in legno. Abbiamo iniziato a costruire questi pallet; successivamente, per ridurre l'impatto ambientale, abbiamo cominciato a ripararli. Da circa cinque anni, per ridurre ancora lo spreco di materiale di scarto, abbiamo inventato il marchio Mobiliinpallet.it: una linea di arredamento ecosostenibile fatta con i pallet.

Facciamo un passo indietro. Che fine facevano i pallet usati? Come e dopo quanti utilizzi venivano distrutti?

Dipende dal tipo di pallet: esaurisce il suo ciclo di vita dopo uno, due, al massimo cinque trasporti. Prima venivano comunque distrutti: andavano al macero oppure arsi.

Ovviamente con dispersione di CO2 in atmosfera. Voi invece li avete immaginati come materiale per il mobilio. Che cosa costruite? Che genere di mobili?

La linea è molto basilare perché il materiale che utilizziamo, il pallet, è molto squadrato. Non abbiamo cose molto elaborate con arrotondamenti o altro. Però riusciamo a fare delle sedie, dei divani per esterno, nei giardini, dei tavoli. Partendo sempre dallo standard del pallet EPAL (lo standard europeo, ndr.)  80 cm per 120 cm. Naturalmente, essendo un'azienda artigianale, riusciamo anche a lavorare fuori dallo standard; perché siamo produttori ufficiali del Consorzio Epal e quindi possiamo produrre con tutte le misure che ci può richiedere il cliente.

Questi mobili diciamo sono più o meno di qualità, rispetto a un normale mobile in legno?

Se li paragoniamo a quelli industriali, visto che è abete e che comunque il pallet nasce per sopportare dei carichi elevati, è un ottimo legno: resistente e robusto.

Come hanno reagito i lavoratori dell'azienda a questo cambio di produzione. Immagino che fossero essenzialmente degli operai assemblatori che adesso sono diventati quasi degli artigiani; è stato facile o comunque apprezzato?

Si. Prima il loro unico compito era di assemblare il pallet, partendo sempre da queste undici tavole, nove blocchetti e 78 chiodi, un lavoro abbastanza di routine. Questa è stata una ventata di gioia per l'azienda ed anche per i falegnami che, appunto, si trasformano da semplici assemblatori a veri e propri artigiani; perché adesso si confrontano con la costruzione di un mobile che per loro è qualcosa di molto più divertente e sfidante. Quando un falegname produce un mobile ci mette dentro la sua creatività, il suo tempo, le sue prove; perciò quando vede il mobile costruito è sempre una gioia, sia per chi lo ha fatto, sia per noi dell'azienda che riusciamo a vedere realizzata un’idea.

Qui infatti siamo nell'ambito di quello che viene chiamato “riciclo creativo”, molto diverso da quello industriale ad esempio della della carta o del vetro. Sarebbe possibile per una persona qualunque, che ovviamente non fosse un falegname, costruire un mobile partendo da materiali di riciclo come il pallet?

Si, e noi in questo lo aiutiamo. Abbiamo diversi canali di comunicazione cresciuti man mano con l'azienda. Avendo un solo punto vendita, la fabbrica, avevamo la necessità di entrare in contatto con i nostri clienti finali. Quindi siamo partiti dal sito web, poi gli abbiamo affiancato un blog in cui quasi tutti i mercoledì parliamo di sia di come è fatto il pallet: insegnamo alla gente come riconoscere un buon pallet e come riciclarlo da sé. Ci sono degli articoli che spiegano come farsi un tavolo o un divano. Da circa un paio d'anni abbiamo aperto il canale di Youtube dove, oltre a far vedere come lavoriamo e come assemblare i nostri mobili già fatti, abbiamo due tutorial. Un tutorial spiega passo passo come fare un divano partendo da tre pallet. Oltre al materiale diamo anche la conoscenza per costruire questo mobile, quindi effettivamente uno può costruirlo da solo.

Tiriamo le somme di questo bilancio ecologico del mobile in pallet: quanto inquinamento si evita riciclando un pallet?

E’ stato calcolato che durante il suo ciclo di vita un pallet assorbe 18,4 kg di CO2. Mi sono divertito a fare un calcolo: il nostro tutorial sul divano in pallet ha 368 mila visualizzazioni in Italia e  in tutto il mondo; se effettivamente queste visualizzazioni corrispondessero a 300.000 divani fatti dall'utente finale sarebbero riusati 900 mila pallet. Se moltiplichiamo 900.000 per 18,4 abbiamo che questi pallet avrebbero assorbito 16 milioni e 560 mila kg di CO2. Noi non credevamo che il nostro tutorial avrebbe avuto così tanto appeal,  però ci si rende conto che alle volte dai piccoli gesti possiamo veramente riuscire a cambiare il mondo.

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Negli ultimi decenni il patrimonio forestale italiano è aumentato notevolmente: secondo alcune stime del 20%. Questa, che dal punto di vista naturalistico è certamente una buona notizia, è una conseguenza dell’abbandono progressivo delle campagne, dei pascoli e dei piccoli comuni. Il bosco infatti avanza di nuovo lungo pendii e pianure che prima erano presidiati dall’agricoltura e dalla pastorizia, soprattutto nelle aree montane. Il Governo ha varato recentemente un “Testo unico sulle foreste e sulle filiere forestali” che si propone di contrastare lo spopolamento di queste zone favorendo quella che viene definita “economia verde” e “gestione attiva delle foreste”, ovvero una nuova regolamentazione per i tagli dei boschi il cui legname, ad esempio, vada ad alimentare centrali a biomasse. Tutto ciò ha ovviamente allarmato diverse associazioni ambientaliste. Ne abbiamo parlato con Fulvio Mamone Capria, presidente della LIPU - Lega Italiana Protezione Uccelli, nel programma “A conti fatti”, rubrica radiofonica di EconomiaCristiana.it, trasmesso da Radio Vaticana Italia.

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Antonio Brunori, segretario generale del PEFC Italia, è intervenuto su A Conti Fatti, trasmissione a cura di Economiacristiana.it trasmessa dalle frequenze di Radio Vaticana Italia.

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