In Europa l'economia blu, cioè quella legata al mare, da lavoro a 5,4 milioni di persone per un totale di 500 miliardi di fatturato. Il settore è talmente strategico che l'Unione Europea ha definito una strategia a lungo termine per lo sviluppo sostenibile delle economie legate al mare: si chiama Blue Growth (la crescita blu).

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Alcune settimane fa è stato annunciato il blocco parziale alla circolazione delle auto diesel certificate fino a Euro 3 nelle regioni della pianura padana; in determinate regioni lo stop potrebbe riguardare anche gli Euro 4. Questo provvedimento si inserisce in un quadro generale fatto di annunci di fine produzione di auto diesel da parte di grandi costruttori, come Volvo, Nissan, Toyota e FIAT. Se a ciò si aggiungono altri annunci, di futuri divieti alla circolazione, di sindaci di grandi metropoli europee non può stupire il fatto che in Europa il mercato delle auto diesel sia crollato del 17% nel 2018, che si riduce a un comunque cospicuo -9% in Italia.

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Sempre più spesso in supermercati e negozi vari si incontrano espositori, scaffali o interi reparti dedicati al cibo e ai prodotti “biologici”. Fino a poco tempo “bio” era sinonimo di naturale, si, ma anche deperibile, pregiato... e costoso. Oggi però si sta facendo strada la convinzione che “biologico”, ovvero prodotto senza pesticidi, fertilizzanti e altri prodotti chimici sintetici, sia anche sinonimo di migliore per la salute, sostenibile per l'ambiente e quasi altrettanto economico. Ben 65.000 imprese italiane sono impegnate in questo settore. Circa un milione e 800.000 ettari del suolo agricolo nazionale sono, già oggi, destinati a coltivazioni biologiche. Eppure l'agricoltura più verde soffre la concorrenza sleale di quella, cosiddetta, convenzionale.

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Il nostro sistema produttivo impatta in maniera rilevante sul pianeta, non solo in termini di inquinamento, ma anche per il prelievo  di risorse naturali che è da tempo eccessivo, tanto da non permettere al pianeta di rinnovare tutto quel che viene consumato.
Ridurre il prelievo di risorse naturali sarà  impossibile se non si modificherà il nostro modo di produrre facendo in modo che ciò che una volta veniva considerato rifiuto venga correttamente recuperato e trattato per dar vita ad un nuovo materiale pronto per rientrare nel ciclo di produzione. È la cosiddetta economia circolare, settore continua crescita economica e occupazionale.
Per incentivare questa transizione l'Unione Europea ha varato un pacchetto di normative che entro il 5 luglio 2020 dovranno essere recepite dagli Stati membri. Per capire cosa dovrà cambiare nel nostro Paese all'interno di "A Conti Fatti", rubrica a cura di Economia Cristiana trasmessa da Radio Vaticana, interviene Edo Ronchi,presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile e del Circular Economy Network, che recentemente ha lanciato un concorso dedicato alla migliori startup italiane dell’Economia Circolare.

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L'efficienza energetica è quel principio per cui si installano infissi con i doppi vetri alle finestre degli appartamenti o si coibentano solai e pareti di interi palazzi: ambienti ben isolati fanno risparmiare energia, e dunque denaro, per riscaldarli o raffreddarli. ENEA ha appena pubblicato il settimo Rapporto Annuale sull'Efficienza Energetica in Italia, con dei dati bene auguranti.
Nel 2017 gli italiani, convinti anche da bonus e incentivi vari, hanno speso 3,7 miliardi di euro per interventi di riqualificazione energetica. Negli ultimi sei anni questi interventi hanno fatto risparmiare al Paese circa due miliardi e mezzo di importazioni di combustibili dall'estero e, forse più importante, 19 milioni di tonnellate di anidride carbonica che grazie ai minori consumi non sono state disperse nell'atmosfera.
Per approfondire l'argomento “A conti fatti”, rubrica radiofonica di EconomiaCristiana.it trasmessa da Radio Vaticana Italia, ha intervistato Alessandro Federici, responsabile per ENEA del monitoraggio delle politiche di efficienza energetica.

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Nel 2015 il nostro paese ha sottoscritto l’Agenda 2030, impegnandosi per il raggiungimento di 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile. Tra questi il numero 7 parla di energia pulita e accessibile a tutti. Sempre nel 2015 abbiamo partecipato alla COP21 di Parigi, sottoscrivendo pochi mesi dopo l’Accordo Globale sul Clima che ne è scaturito e impegnandoci a ridurre le emissioni di CO2 in atmosfera per contenere il riscaldamento globale.

Conditio sine qua non per il mantenimento di tutti questi impegni è la transizione da fonti energetiche fossili, come il petrolio, a fonti di energia rinnovabile, come il sole, l’acqua e il vento.  Su queste fonti energetiche recentemente l’Unione Europea ha deciso di alzare l’asticella del suo impegno.

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La situazione dei rohingya sta precipitando giorno dopo giorno, da quando il 25 agosto scorso le Nazioni Unite avevano lanciato l'allarme utiliazzando una terminologia ben precisa: "pulizia etnica" per raccontare i pesanti comportamenti attuati dall'esercito del Myanmar (dove la principale religione in è quella buddhista) nei confronti della minoranza musulmana. Secondo l'Onu, infatti, da agosto ad oggi più di 600 mila persone di etnia rohingya sono fuggite dal Myanmar e sono entrate in Bangladesh, a causa degli scontri tra ribelli rohingya e forze di sicurezza birmane.
Le violenze si sono verificate nello stato birmano del Rakhine, che confina con il Bangladesh e nel quale vivono gli appartenenti alla minoranza musulmana. Lo stesso organo dell'Onu che si occupa di monitorare gli arrivi al confine con il Bangladesh ha stimato ci siano stati 14 mila nuovi arrivi soltanto nell'ultima settimana.
 
Alla luce "dell'uso sproporzionato della forza da parte delle forze di sicurezza" del Myanmar nello stato di Rakhine, il Consiglio Affari Esteri dell'Unione Europea  ha deciso di rivedere tutta la cooperazione pratica in materia di difesa con le autorità del paese del sudest asiatico. Questo è quanto emerge dalla riunione di Lussemburgo dove, tra le novità, c'è anche la sospensione degli inviti a visitare l'UE al comandante in capo delle forze armate di Naypyidaw e ad altri alti ufficiali. Se la situazione non dovesse migliorare, Bruxelles è pronta a misure addizionali. L'Unione ha poi sollecitato il Myanmar a intavolare un dialogo con il Bangladesh, che ha accolto molti rohingya, per trovare soluzioni condivise per il rimpatrio dei rifugiati nei loro luoghi di origine. E' bene ricordare, come scrive l'Osservatore Romano, che nelle ultime settimane sul suolo bengalese sono entrate oltre 520 mila persone provenienti dal Myanmar. Scappano dalle violenze perpetrate dalle parti in conflitto. Tra di loro, non solo musulmani, ma anche tanti indù. Il governo bengalese, dopo aver aperto le frontiere, ha però sottolineato che gli sfollati resteranno nel paese solo fino al termine dell'emergenza, e in seguito dovranno fare ritorno ai luoghi d'origine.
 
Misure punitive contro l'esercito del Myanmar, colpevole di perpetrare violenze contro i rohingya, sono state annunciate anche dagli Stati Uniti. Una posizione di condanna durissima arrivata per bocca della portavoce del Dipartimento di Stato, Heather Nauert: "Esprimiamo la nostra più profonda preoccupazione per i recenti eventi, per le violenze e gli abusi drammatici che i rohingya e altre comunità hanno subito". 
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La Catalogna freme per un referendum secessionista. Il debito della Gran Bretagna viene declassato per i timori sulla Brexit. I tedeschi confermano la fiducia alla cancelliera Merkel ma con meno convinzione, e facendo entrare in Parlamento i primi deputati di destra del dopoguerra. Che riflessi possono avere sull'economia i sommovimenti politici di questi ultimi tempi in Europa? Le migrazioni di massa sono realmente un problema o piuttosto una risorsa per il nostro continente? Lo abbiamo chiesto a Marcello Messori, noto economista, docente universitario e direttore della Luiss School of European Political Economy.

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Nel 1957 i trattati di Roma istituivano la CEE – Comunità Economica Europea – il primo nucleo di quella che sarebbe poi diventata l’odierna Unione Europea. A sessanta anni di distanza sono stati fatti molti passi in avanti e qualche sacrificio lungo la strada di un’Europa unita sia economicamente che politicamente.
“A Conti Fatti”, rubrica a cura di economiacristiana.it trasmessa da Radio Vaticana Italia, fa il punto sullo stato di salute dell’Unione chiamata a confrontarsi con nuove sfide politiche, economiche e sociali e con alcune tendenze euroscettiche che affiorano in diversi dei paesi membri.

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Nei primi anni sessanta il pontefice Paolo VI pensò alla figura di San Benedetto da Norcia come patrono, protettore e ispiratore della neonata Europa Unita. In seguito, con la crescita dell’unione e le nuove esigenze pastorali, fu Giovanni Paolo II a completare con due successive proclamazioni il novero dei compatroni europei con i Santi Cirillo e Metodio, Santa Brigida di Svezia, Santa Caterina da Siena e Santa Teresa Benedetta della Croce.

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