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La categoria Ambiente di Economia Cristiana

La montagna è un ecosistema determinante per la vita sulla Terra.
Solo per dare un dato, l’80% dell’acqua dolce del pianeta ha origine montana, ma nonostante ciò e nonostante il fatto che circa un sesto della popolazione mondiale viva in zone di montagna l’attenzione che media e politica riservano alla protezione di questo ambiente è ancora carente.

Tra le attività che maggiormente possono impattare sugli equilibri dell’ecosistema montagna c’è sicuramente la silvicoltura, vale a dire tutte quelle attività che riguardano la cura e il taglio di boschi e foreste al fine di ricavarne il legname di cui necessitiamo per moltissimi prodotti di uso comune, dalla carta ai mobili.
Per evitare che, come accade in tanti ambiti delle nostre attività produttive, il consumo di risorse sia eccessivo rispetto alla capacità dell’ambiente di rigenerarle è necessario gestire boschi e foreste in maniera responsabile e per garantire il consumatore sulla sostenibilità della filiera del legno che c’è dietro al prodotto che viene acquistato esistono degli standard e degli organismi certificatori. Uno di questi è l’FSC- Forest Stewardship Council -  il cui direttore per l’Italia, Diego Florian, interviene su “A Conti Fatti”, rubrica a cura di Economia Cristiana trasmessa da Radio Vaticana Italia.

Secondo una direttiva europea del 2011 l’Italia è chiamata ad adeguarsi alla maggior parte dei paesi europei e dotarsi di una struttura centralizzata in cui sistemare in modo definitivo i rifiuti radioattivi derivanti dai diversi settori di produzione.
In Italia, infatti, tra i vari depositi di stoccaggio, ci sono circa 25.000 metri cubi di rifiuti radioattivi e secondo le stime circa il doppio saranno prodotti nei prossimi 50 anni.
La soluzione al problema dello stoccaggio di tutti questi rifiuti è il Deposito Nazionale la cui realizzazione stenta però a partire anche perché ancora non è chiaro dove questo depositò dovrà essere realizzato. La Sogin, una società pubblica, ha stilato da oltre un anno un elenco di aree potenzialmente idonee alla costruzione della struttura, ma i contenuti di questo elenco non sono ancora stati resi pubblici.

Gli effetti più immediati ed evidenti degli sconvolgimenti climatici sono le distruzioni e i danni economici che seguono inondazioni, alluvioni, siccità, gelate ed altri fenomeni del genere. Ad un livello più profondo però, i cambiamenti del clima possono essere all’origine, o tra le cause scatenanti, di conflitti politici e guerre devastanti. È successo in passato e succede di nuovo nel presente. Ne parliamo con Giorgio Gallo, docente dell’Università di Pisa, co-fondatore del Centro Interdisciplinare Scienze per la Pace presso lo stesso ateneo, e co-autore con Valentina Bartolucci del libro “Capire il conflitto, costruire la pace” (ed. Mondadori Università). Lo abbiamo intervistato per la nostra rubrica radiofonica “A conti fatti”, trasmessa da Radio Vaticana Italia, in  una puntata dedicata al cambiamento climatico e alle conclusioni della COP23 di Bonn.

Il riscaldamento globale è ormai, purtroppo, una realtà consolidata. Gli ultimi tre anni sono stati gli anni più caldi mai registrati finora e la temperatura globale media è aumentata 1,1°C rispetto al periodo preindustriale; un grado può non sembrare molto in fondo è anche la differenza che passa tra lo stare bene ed avere la febbre. La Terra ha la febbre, una febbre che potrebbe diventare insostenibile come prevedono molti modelli climatici. Ma come funziona un modello climatico?

Quello della bioeconomia è un settore in continua crescita che vale per il nostro paese oltre 250 miliardi di euro l’anno. Non sempre però è chiaro quali attività rientrino in questo settore e quali politiche si stiano mettendo a punto per incentivarlo.
Per fare un punto della situazione interviene su “A Conti Fatti”, programma a cura della redazione di Economia Cristiana trasmesso da Radio Vaticana Italia Fabio Fava, ordinario di Biotecnologie industriali e ambientali presso la Facoltà  di Ingegneria e Architettura dell'Alma Mater Studiorum-Università  di Bologna e presidente e Rappresentante del Governo italiano nel comitato di programma Bioeconomy di Horizon2020.

I fiumi italiani sicuramente risultano imponenti nel contesto geografico e storico del paese, ma il summit internazionale del Campidoglio ha giustamente puntato i riflettori su bacini idrici in scala nettamente maggiore: come il Nilo, il Mississippi o il Rio delle Amazzoni. Abbiamo però approfittato della presenza tra i relatori dell’ing. Silvano Pecora, vice presidente della Commissione per l’Idrologia dell’Organizzazione Mondiale Meteorologica, per riportare temporaneamente il discorso sulla situazione dell’idrologia del belpaese.

Il bilancio idrico del pianeta comincia a non quadrare più. A causa dei cambiamenti climatici crescono le aree del pianeta in difficoltà dal punto di vista dell’approvvigionamento idrico; allo stesso tempo crescono anche i consumi di legati alle nostre necessità produttive. Occorre una riflessione profonda sulla gestione e razionalizzazione delle risorse idriche del pianeta ed è per questo che lo scorso 23, 24 e 25 ottobre i rappresentanti dei più grandi e importanti bacini idrici del mondo si sono riuniti a Roma nel summit internazionale Acqua e Clima. Un’opportunità per scambiarsi esperienze e condividere obiettivi e idee in vista della COP 23 che si è aperta a Bonn il 6 novembre e in cui sarà presentata la Carta di Roma, il documento con le conclusioni del summit. Il summit è stato aperto dal Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti che abbiamo intervistato durante la prima giornata a margine dei lavori.

Lo scorso 23, 24 e 25 ottobre i rappresentanti dei più grandi e importanti bacini idrici del mondo si sono riuniti a Roma nel summit internazionale Acqua e Clima. Un modo per scambiarsi esperienze e condividere obiettivi e idee in vista della COP 23 che si è aperta a Bonn il 6 novembre e cui sarà presentata la carta di Roma, il documento con le conclusioni del summit.

Su "A Conti Fatti", programma a cura di Economia Cristiana trasmesso da Radio Vaticana Italia, interviene  il coordinatore del summit, Walter Mazzitti, avvocato, esperto di questioni internazionali per la politica dell’acqua.

Come è ormai evidente c’è una serie di conseguenze all’innalzamento della temperatura che si ripetono in sempre più aree del pianeta: l’effetto serra causa siccità, o alluvioni, perdita di raccolti e moria di bestiame, conflitti intorno alle fonti d’acqua residue ed esodi di intere popolazioni in fuga dalla fame. La FAO lancia continui allarmi su queste situazioni, caldeggiando programmi di sostegno economico e soprattutto tecnologico per preservare e ottimizzare le risorse idriche dei paesi in via di sviluppo. Ne abbiamo parlato con Eduardo Mansur, direttore della divisione “Acqua e territorio” della FAO.

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