Attualità e Politica

Attualità e Politica (415)

Martedì, 22 Maggio 2018 10:50

Torna l'incubo Ebola in Africa

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Il virus Ebola, da sempre considerato uno dei peggiori nemici dell'Africa, rischia una maggiore diffusione in Congo. A lanciare l'allarma su un rischio che è passato dall'essere "alto" all'essere "molto alto" è l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), secondo cui c’è anche un rischio "alto" che si diffonda nella regione, mentre prima era "moderato". Il caso confermato a Mbandaka, città situata a ovest del paese, vicino al confine con la Repubblica del Congo aumenta, secondo gli esperti, il rischio di diffusione nei paesi vicini.
Stando alle ultime statistiche - riportate dall'Osservatore Romano - sono 45 i casi, tra sospetti e confermati, con 25 morti. Nei giorni scrosi si è svolta una riunione del comitato di emergenza dell’Oms, che ha tra i suoi compiti anche quello di stabilire se l’epidemia è una emergenza internazionale di salute pubblica. Nel frattempo continua lo spiegamento di forze dell’Organizzazione e degli altri partner, che prevede anche il possibile utilizzo del vaccino con il sistema "ad anelli", per cui vengono vaccinati i contatti stretti dei casi confermati.
Dall’altro lato del Mediterraneo, la Commissione europea ha stilato un nuovo pacchetto di aiuti umanitari urgenti per aiutare il contenimento del focolaio di ebola. Queste dichiarazioni sono arrivate direttamente dalle parole del commissario Christos Stylianides, che è anche il coordinatore Ue per questa malattia. La prima misura è rappresentata dallo stanziamento di 1,5 milioni di euro per il supporto logistico alle operazioni dell’Oms. Altri centotrentamila euro saranno versati alla Croce rossa internazionale. L’Ordine di Malta, infine, ha voluto ricordare che l’epidemia di Ebola è "la punta dell’iceberg di una catastrofe umanitaria" nel paese, "passata in gran parte inosservata dalla comunità internazionale".
La Russian Cryptocurrency and Blockchain Association ha assegnato al Petro venezuelano il Satoshi Nakamoto Prize per il suo "eccezionale contributo allo sviluppo dell’industria blockchain". Le autorità di Caracas affermano di aver raccolto 735 milioni di dollari con la pre-vendita del token, ricevendo più di 200 mila ordini da 133 paesi.
Venezuela e Russia vogliono aumentare il volume del commercio bilaterale del 30 percento quest’anno. Le due parti hanno discusso altri progetti strategici, tra cui un’alleanza tra le compagnie energetiche Rosneft e Petroleos de Venezuela. I rapporti economici saranno ampliati nonostante le sanzioni occidentali imposte a entrambe le nazioni (il mese scorso il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo che vieta ai cittadini americani di utilizzare il Petro). Secondo bitcoin.com, in particolare funzionari di Venezuela e Russia, stanno progettando possibili investimenti russi nel token venezuelano.
Come è noto, il Petro può essere acquistato con rubli russi, yuan cinesi, lire turche e euro, nonché con criptovalute come bitcoin. Maduro ha annunciato la creazione di quattro zone economiche esclusive in cui sarà accettato come mezzo di pagamento. I venezuelani potranno comprare case e altri beni con il Petro (le offerte immobiliari saranno autorizzate a partire dal 20 aprile).
Martedì, 17 Aprile 2018 19:02

Agenda 2030 al centro del Villaggio per la Terra

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L’Agenda 2030 e i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile saranno il cuore della prossima edizione del Villaggio per la Terra. In particolare il tema sarà sviscerato il 22 aprile in occasione della Giornata Mondiale della Terra, con un talk show dal titolo “Obiettivo 2030: l’Italia e la sfida per lo sviluppo sostenibile.
Tra i protagonisti principali ASviS – Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile, punto di riferimento nel nostro Paese rispetto all’Agenda 2030, che con l’occasione lancerà inoltre un progetto realizzato in  partnership con Earth Day Italia.
Ne parla su "A Conti Fatti", rubrica a cura di Economia Cristiana trasmessa da Radio Vaticana Italia, il portavoce ASviS, Enrico Giovannini.

Mercoledì, 11 Aprile 2018 18:07

Venezuela. Varata la legge sul Petro

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E' stato approvato lo scorso 4 aprile dall'Assemblea costituente del Venezuela il decreto costitutivo del Petro e di altre criptovalute. La norma serve per la creazione di circolazione e l’uso di questi meccanismi finanziari e alternative nelle attività finanziaria e commerciale.
 
Il testo di legge, presentato a marzo dal Vicepresidente della Repubblica, Tareck El Aissami, definisce i poteri dello Stato per la creazione e la gestione dei valori cripto, nonché la natura sovrana del Petro. Con questo strumento legale, composto da 12 articoli, è garantito l’uso di criptomonete tra persone fisiche e persone giuridiche, sia nel settore pubblico che in quello privato, nella gestione di beni e servizi.
In questo senso, il decreto conferisce potere allo Stato per l’uso e la regolamentazione delle criptovalute, facilitando la creazione di istanze come le change house virtuali e la creazione di generi criptoattivi. 
 
Tutto questo lavoro sarà coordinato dalla Superintendencia de Criptoactivos y Actividades Conexas Venezolana, organo di controllo in grado di garantire il funzionamento legale delle attività intorno al Petro, e la Tesorería de Criptoactivo, un organo autorizzato alla riscossione e ricezione delle entrate.

 

 

Sono 1300 i prodotti esportati dalla Cina sui quali gli Stati Uniti prevedono nuovi dazi. Gli Usa rispondono così al presunto furto cinese di segreti industriali, con violazione della proprietà intellettuale di software, brevetti e tecnologia americani. I nuovi dazi a carico della Cina dovrebbero permettere agli Stati Uniti un guadagno di circa 50 miliardi di dollari. Nell'elenco sono compresi: prodotti chimici industriali, medicinali, e metalli. Ma Pechino non sta a guardare e replica: nuovi dazi su 128 prodotti Usa, per 3 miliardi di dollari, in reazione ai dazi su acciaio e alluminio. Lo riporta l’agenzia di stampa Xinhua segnalando la dura condanna da parte del ministero del Commercio cinese sulle misure annunciate da Washington. Le tariffe Usa, soprattutto su prodotti dell’aerospazio, elettronica e industria meccanica, non sono ancora state finaizzate ed è stata programmata un’audizione pubblica il 15 maggio prossimo. Nella prima ondata di tariffe statunitensi, quella sull’import di acciaio (25%) e di alluminio (10%), è stata esentata, in extremis l’Unione Europea, oltre ad Argentina, Australia, Brasile e Corea del Sud. Canada e Messico erano già fuori. Le pressioni degli europei hanno raggiunto un primo obiettivo. Cecilia Malmstrom, commissaria al Commercio Ue, ha discusso a lungo con Robert Lighthizer, il rappresentante per il «trade» della Casa Bianca.

 

Negli ultimi decenni il patrimonio forestale italiano è aumentato notevolmente: secondo alcune stime del 20%. Questa, che dal punto di vista naturalistico è certamente una buona notizia, è una conseguenza dell’abbandono progressivo delle campagne, dei pascoli e dei piccoli comuni. Il bosco infatti avanza di nuovo lungo pendii e pianure che prima erano presidiati dall’agricoltura e dalla pastorizia, soprattutto nelle aree montane. Il Governo ha varato recentemente un “Testo unico sulle foreste e sulle filiere forestali” che si propone di contrastare lo spopolamento di queste zone favorendo quella che viene definita “economia verde” e “gestione attiva delle foreste”, ovvero una nuova regolamentazione per i tagli dei boschi il cui legname, ad esempio, vada ad alimentare centrali a biomasse. Tutto ciò ha ovviamente allarmato diverse associazioni ambientaliste. Ne abbiamo parlato con Fulvio Mamone Capria, presidente della LIPU - Lega Italiana Protezione Uccelli, nel programma “A conti fatti”, rubrica radiofonica di EconomiaCristiana.it, trasmesso da Radio Vaticana Italia.

Tra la commozione dell'ex presidente Barak Obama e le parole di sostegno del divo di Hollywood, George Cloney mezzo milione di persone tra ragazzi e meno giovani hanno sfilato per le strade di Whashington, negli Stati Uniti, per dire no alle armi. La March for Our Lives voluta espressamente dai giovani sopravvissuti all’ultima terribile strage in una scuola, quella di Parkland, in Florida (17 le vittime di un ex studente disadattato e con turbe) è divenuta un evento nazionale. Studenti, insegnanti, genitori e sopravvissuti sono scesi nelle strade di Washington per la manifestazione-clou, dinanzi alla Casa Bianca e che potrebbe da sola richiamare mezzo milione di persone nella capitale. L’evento è stato preparato per settimane da quanti ritengono che il presidente Donald Trump e il Congresso non abbiano fatto abbastanza per limitare il proliferare delle armi e fermare le stragi; e hanno deciso di scendere in piazza contro la potente National Rifle Association, la lobby delle armi. Una serie di eventi sono attesi in tutto il Paese. L’iniziativa americana ha raccolto il sostegno di molte celebrità di Hollywood. In prima fila Oprah Winfrey, Justin Bieber, Steven Spielberg e la coppia George e Amal Clooney che hanno anche robustamente finanziato l’organizzazione. Sono state oltre 800 le marce collegate che si sono tenute negli Stati Uniti: da Washington a New York (appuntamento a Central Park), da San Francisco a Los Angeles, passando per Seattle.

L’ex sottosegretario generale della Nazioni Unite, Zainab Bangura, e l’ex vice presidente della Banca mondiale, Katherine Sierra, saranno alla guida della commissione indipendente istituita per la prevenzione di abusi all’interno di Oxfam e il miglioramento delle pratiche adottate in passato dall’organizzazione umanitaria. Lo rende noto la stessa Oxfam in un comunicato citato dall’Osservatore Romano. La misura è stata assunta – spiega la nota – in risposta ai casi di cattiva condotta sessuale da parte di alcuni esponenti dello staff di Oxfam Gran Bretagna ad Haiti e in Ciad e alle preoccupazioni emerse sulle modalità di gestione intraprese dai vertici di Oxfam all’epoca dei fatti.

La commissione avrà l’incarico di approfondire tutti gli aspetti della cultura, delle politiche e delle pratiche di Oxfam relative alla tutela del personale, dei propri volontari e dei beneficiari in tutto il mondo. Per questo motivo sarà co-presieduta e composta da alcuni dei più autorevoli esponenti per la difesa dei diritti delle donne a livello mondiale. La Commissione indipendente presenterà un rapporto finale con chiare indicazioni su cosa Oxfam — e più in generale il settore umanitario — possono fare per generare una cultura di tolleranza zero nei confronti di ogni genere di molestia e abuso. I risultati della Commissione saranno resi pubblici.

Lo zar vince ancora le elezioni, anzi le stravince: Vladimir Putin è stato rieletto presidente della Russia per la quarta volta con oltre il 76% dei consensi. Un successo incredibile: Putin ha preso dieci volte di più del suo più vicino avversario, il comunista Pavel Grudinin. Sulla rielezione di Putin ha pesato anche l’annessione della Crimea alla Russia, un'operazione costata poi a Mosca delle sanzioni internazionali. La guerra in Siria, a fianco del regime di Damaso, le presunte inferenze nelle elezioni Usa, sono state tutte azioni condannate dai paesi occidentali, ma che in patria hanno solo fatto crescere la reputazione di Putin come leader forte.
 
L’istituto demoscopico indipendente Levada Center ha fatto notare che i russi approvano l’operato del presidente principalmente in politica estera, mentre si lamentano della situazione nel paese. Sono quasi 111 milioni gli aventi diritto al voto residenti in patria, ai quali si aggiungono 1,8 milioni all'estero. I seggi sono circa 97mila, distribuiti su 11 fusi orari, dalla regione più orientale, la Chukotka-Kamchatka dove gli abitanti hanno cominciato a votare due giorni fa, a quella più occidentale, l'enclave di Kaliningrad, tra Polonia e Lituania. Le urne hanno chiuso alle 20 di ieri sera.

 

 
Per recuperare l'accesso all'Oceano Pacifico, perduto durante la guerra nel XIX secolo, la Bolivia ha deciso di tessere una bandiera di colore blu lunga 200 chilometri e larga tre metri, decorata con disegni nazionali boliviani. 
A fine mese, la Bolivia sottoporrà la sua richiesta alla Corte internazionale di giustizia dell’Aja e con la creazione di un vessillo nazionale dalle dimensioni eccezionali, "un simbolo imponente e sontuoso" che il governo boliviano ha affermato essere "la bandiera più grande del mondo, estesa tra le città di La Paz e Oruro", coinvolge il suo intero popolo in quella che, dopo tanti anni nei quali non ha avuto più l’accesso al mare, sarà una battaglia lunga, difficile e dall’esito incerto. "Da parte sua – scrive La Stampa – l’organizzazione del Guinness World Records ha dichiarato di non avere intenzione di certificare se la bandiera appena creata dai boliviani sia davvero la più grande del mondo".
In concreto, il Cile ha già risposto che non c’è nulla da negoziare e che i suoi confini sovrani, concordati dopo la "Guerra del Pacifico" del 1879-1884, sono fissati attraverso un regolare trattato. Tutta da verificare dunque l’affermazione del presidente boliviano Evo Morales secondo cui era stato proprio il Cile, nel 1975, a fare un’offerta segreta per garantire al suo paese l’accesso all’Oceano Pacifico attraverso un corridoio di 10 km.
Il Presidente Morales, per mobilitare il popolo intorno al suo Governo, rivendica ora nuovamente lo sbocco al mare.
La Bolivia dopo la guerra rimase priva di accesso al mare: tale condizione è condivisa – in America Latina – solo con il Paraguay, che può comunque rifarsi essendo il fiume Paranà navigabile fino alla sua Capitale, Asunciòn. La Bolivia deve invece far transitare i propri prodotti destinati all’esportazione per il territorio straniero. Di qui un sentimento di frustrazione che – unito con la differenza etnica – affligge da allora i Boliviani.
 
 
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