Attualità e Politica

Attualità e Politica (389)

Venerdì e sabato 10 e 11 novembre Roma ospiterà un vertice mondiale per il disarmo nucleare, al quale parteciperanno i vertici dell'ONU, quelli della NATO e undici premi Nobel per la pace. L'appuntamento è organizzato dal Dicastero Vaticano per la Promozione Umana Integrale e sono previsti diversi interventi tra cui quello, attesissimo, di papa Francesco; quello del segretario generale dell'Onu e dell'alto rappresentante per gli affari esteri dell'UE. 
"Non una mediazione" tra Usa e Corea del Nord, ma "un convegno di alto livello", ha spiegato il direttore della sala stampa vaticana Greg Burke, avvertendo che "è falso" chiamare il summit mediazione. "Il Santo Padre - ha aggiunto Burke - lavora con determinazione per promuovere le condizioni necessarie per un mondo senza armi nucleari, come lui stesso ha ribadito lo scorso mese di marzo in un messaggio indirizzato alla Conferenza dell'Onu riunita a tale scopo". Proprio per questo ci si aspetta una presa di posizione forte da parte di papa Francesco volta a fermare "l'escalation nucleare". 
Il Papa infatti, scrive il quotidiano La Repubblica citando chi sta preparando la conferenza, intende "richiamare l'attenzione sul nucleare come strumento di morte e trovare una strada. Non potrà dunque non sottolineare che anche in casi critici come quello della Corea del Nord la soluzione non è la guerra ma il dialogo. Il tema è molto presente nella sua agenda". Il Pontefice, con tutta probabilità, metterà in guardia dalle conseguenze di un potenziale uso del nucleare in linea generale e poi inviterà gli stati ad agire in modo concreto per fermare in tempi rapidi la corsa all'atomica.
"La preparazione di questa iniziativa era iniziata ben prima che i titoli dei giornali si concentrassero sulla Corea del Nord - racconta a La Repubblica l'arcivescovo Silvano Tomasi, delegato del Papa sulle politiche del disarmo nucleare - ma è evidente che ora siamo di fronte al rischio reale di uso dell'atomica: per caso, per decisione consapevole o perché le persone che siedono nella stanza dei bottoni mancano di equilibrio mentale. Dunque, lavorare perché la sicurezza venga garantita non da armi di distruzione di massa ma dal fatto che nessuno abbia la possibilità di usarle, si è fatto più urgente".
Venerdì, 03 Novembre 2017 13:09

Napolitano: Fiducia su Rosatellum "sommamente impropria"

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"Singolare e sommamente improprio ho giudicato il far pesare sul Presidente del Consiglio la responsabilità di una fiducia che garantisse la intangibilità della proposta in quanto condivisa da un gran numero di partiti", firmato Giorgio Napolitano.
Si è fatto sentire l'ex presidente della Repubblica in Senato per protestare contro l'uso improprio del voto di fiducia per approvare senza emendamenti il Rosatellum bis: cinque fiducie sulle cinque richieste dal governo. Una bordata, secondo AskaNews, che sembra indirizzata all'ex premier,e attuale segretario del PD, Matteo Renzi, e alla sua fretta di vedere approvata la legge elettorale prima delle elezioni in Sicilia. Napolitano ha garantito però il suo voto in nome della "stabilità" dell’esecutivo. Il predecessore di Mattarella non parteciperà a nessuna delle fiducie ma ha fatto sapere che sarà in aula domani per il voto finale.
Ha detto ancora Napolitano che "il Presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni - che stimo per come ha guidato l'Italia anche in Europa - sottoposto a forti pressioni, ha dovuto aderire, e me ne rammarico, a quella convergente richiesta, proveniente peraltro da quanti avrebbero potuto chiedere il ricorso alla fiducia non già su tutte le parti sostanziali della legge, ma sui punti considerati determinanti, cosa che non ebbero la lucidità o il coraggio di fare".
La situazione dei rohingya sta precipitando giorno dopo giorno, da quando il 25 agosto scorso le Nazioni Unite avevano lanciato l'allarme utiliazzando una terminologia ben precisa: "pulizia etnica" per raccontare i pesanti comportamenti attuati dall'esercito del Myanmar (dove la principale religione in è quella buddhista) nei confronti della minoranza musulmana. Secondo l'Onu, infatti, da agosto ad oggi più di 600 mila persone di etnia rohingya sono fuggite dal Myanmar e sono entrate in Bangladesh, a causa degli scontri tra ribelli rohingya e forze di sicurezza birmane.
Le violenze si sono verificate nello stato birmano del Rakhine, che confina con il Bangladesh e nel quale vivono gli appartenenti alla minoranza musulmana. Lo stesso organo dell'Onu che si occupa di monitorare gli arrivi al confine con il Bangladesh ha stimato ci siano stati 14 mila nuovi arrivi soltanto nell'ultima settimana.
 
Alla luce "dell'uso sproporzionato della forza da parte delle forze di sicurezza" del Myanmar nello stato di Rakhine, il Consiglio Affari Esteri dell'Unione Europea  ha deciso di rivedere tutta la cooperazione pratica in materia di difesa con le autorità del paese del sudest asiatico. Questo è quanto emerge dalla riunione di Lussemburgo dove, tra le novità, c'è anche la sospensione degli inviti a visitare l'UE al comandante in capo delle forze armate di Naypyidaw e ad altri alti ufficiali. Se la situazione non dovesse migliorare, Bruxelles è pronta a misure addizionali. L'Unione ha poi sollecitato il Myanmar a intavolare un dialogo con il Bangladesh, che ha accolto molti rohingya, per trovare soluzioni condivise per il rimpatrio dei rifugiati nei loro luoghi di origine. E' bene ricordare, come scrive l'Osservatore Romano, che nelle ultime settimane sul suolo bengalese sono entrate oltre 520 mila persone provenienti dal Myanmar. Scappano dalle violenze perpetrate dalle parti in conflitto. Tra di loro, non solo musulmani, ma anche tanti indù. Il governo bengalese, dopo aver aperto le frontiere, ha però sottolineato che gli sfollati resteranno nel paese solo fino al termine dell'emergenza, e in seguito dovranno fare ritorno ai luoghi d'origine.
 
Misure punitive contro l'esercito del Myanmar, colpevole di perpetrare violenze contro i rohingya, sono state annunciate anche dagli Stati Uniti. Una posizione di condanna durissima arrivata per bocca della portavoce del Dipartimento di Stato, Heather Nauert: "Esprimiamo la nostra più profonda preoccupazione per i recenti eventi, per le violenze e gli abusi drammatici che i rohingya e altre comunità hanno subito". 
Il segretario di stato americano Rex Tillerson ha smorzato la miccia accesa dal presidente Donald Trump su una "presunta" volontà degli Stati Uniti di rivedere l'accordo sul nucleare con l'Iran. "Rimanere nell'accordo con l'Iran è nell’interesse degli Stati Uniti. Resteremo dentro quella intesa", ha affermato Tillerson alla CNN. Trump qualche giorno prima aveva invece accusato l'Iran di aver violato l'accordo, chiedendo nuove sanzioni perché tale vicenda "arreca gravi danni agli interessi degli Stati Uniti".
L'accordo in questione fu firmato dagli Stati Uniti con Teheran nel 2015. Insieme agli States firmarono anche: Cina, Russia, Francia, Gran Bretagna e Germania. I tre stati europei e l’Alto rappresentante della UE per la politica estera e di sicurezza comune, Federica Mogherini, hanno già fatto sapere che secondo loro l'Iran sta tenendo fede agli impegni e quindi l’intesa va rispettata. Stesso messaggio è arrivato da Mosca. 
Il ministro degli esteri iraniano, Javad Zarif, dal canto suo non è stato più tenero con il presidente americano: "Il presidente ha violato l'accordo sul nucleare", ha detto Zarif, sottolineando che è stato proprio il discorso pronunciato dal presidente statunitense a infrangere l'accordo. 

Nel 1957 i trattati di Roma istituivano la CEE – Comunità Economica Europea – il primo nucleo di quella che sarebbe poi diventata l’odierna Unione Europea. A sessanta anni di distanza sono stati fatti molti passi in avanti e qualche sacrificio lungo la strada di un’Europa unita sia economicamente che politicamente.
“A Conti Fatti”, rubrica a cura di economiacristiana.it trasmessa da Radio Vaticana Italia, fa il punto sullo stato di salute dell’Unione chiamata a confrontarsi con nuove sfide politiche, economiche e sociali e con alcune tendenze euroscettiche che affiorano in diversi dei paesi membri.

Tra il 9 e il 10 settembre scorso, una forte perturbazione ha attraversato l’Italia scaricando precipitazioni eccezionali su diverse regioni. Le conseguenze peggiori si sono avute a Livorno dove il Rio Maggiore, uno dei corsi d’acqua urbani, ha esondato invadendo strade, case e, purtroppo, causando vittime. Le opere di canalizzazione di fiumi e torrenti realizzate in Italia nei decenni e nei secoli passati, sono pronte ad affrontare gli eventi meteorici eccezionali che i cambiamenti climatici sembrano rendere più frequenti? Ne parliamo con l’ingegner Stefano Pagliara, docente di Protezione idraulica del territorio all’Università di Pisa, che conosce bene la situazione del Rio Maggiore per una consulenza prestata pochi anni fa al comune toscano.

A metà giugno una lettera dei ministri dello Sviluppo Economico, Calenda, e dell'Ambiente, Galletti, ha dato il via alla consultazione pubblica sulla Strategia Energetica Nazionale. Si tratta di un testo di 230 pagine in cui sono descritte le politiche energetiche italiane a breve e lungo termine, con lo scopo dichiarato di aderire alle strategie internazionali di lotta al cambiamento climatico e del progressivo abbandono delle fonti enenergetiche fossili, responsabili delle emissioni che provvocano il riscaldamento globale.
Esperti, associazioni, rappresentanze di settore, scienziati, economisti e semplici cittadini, hanno tempo fino al 31 agosto per inviare al Governo osservazioni, critiche e suggerimenti che verranno valutati prima della pubblicazione del documento finale.

Tra le voci più autorevoli coinvolte nel dibattito intorno alla Strategia Energetica Nazionale c'è il comitato Energia per l'Italia: un gruppo di scienziati, esperti, dirigenti di alto livello di enti, istituzioni e centri di ricerca che hanno già reso pubbliche una serie di osservazioni sul documento del Governo. Il gruppo è coordinato da Vincenzo Balzani, professore emerito dell’Università di Bologna, accademico dei Lincei, e chimico di assoluto livello internazionale. "A conti fatti", rubrica radiofonica di EconomiaCristiana.it trasmessa da Radio Vaticana Italia 105.0, lo ha intervistato per introdurre la puntata del 6 agosto.

Il patrimonio artistico e culturale italiano è una ricchezza minacciata dal trascorrere del tempo, dalla mancanza di fondi, dai trafficanti d'arte e anche dalle catastrofi naturali; come i recenti terremoti che hanno sconvolto il centro Italia, danneggiando, e in alcuni casi distruggendo, opere d'arte più che secolari. Il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali ha in atto diverse iniziative per salvaguardare e valorizzare questo patrimonio unico. Ad esempio, dal 2014 riscuote molto successo #domenicalmuseo, l'ingresso gratuito ai musei e siti archeologici statali ogni prima domenica del mese. A luglio si è registrato un boom di visite: in particolare 10 mila persone hanno affollato la Reggia di Caserta, 16 mila si sono recati a Pompei, e oltre 31 mila hanno preferito il Parco archeologico del Colosseo. "A Conti Fatti", la rubrica radiofonica di EconoiaCristiana.it trasmessa da Radio Vaticana 105.0, ha dedicato una puntata all'argomento. Per introdurre il tema è intervenuta Antonia Pasqua Recchia, Segretario Generale del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali.

Sono tante le situazioni critiche presenti nel continente africano; una di cui non si parla mai è quella del Madagascar la cui popolazione vive in unno stato di assoluta povertà come ha raccontato su “A Conti Fatti” Simone Garroni, direttore di Azione contro la Fame Italia, al suo ritorno da un viaggio proprio in Madagascar.

Domenica, 09 Luglio 2017 16:03

In Africa è tempo di AGIRE

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30 milioni di persone senza cibo o acqua sufficienti, 1,5 milioni di bambini a rischio morte per denutrizione, 2,3 milioni di persone costrette a fuggire da attacchi di Boko Haram in Niger, Ciad e Nigeria, 18.000 casi di colera nel 2017 in Somalia. Sono solo alcuni dei numeri che il sito della onlus “AGIRE – Agenzia Italiana per la Risposta alle Emergenze” - riporta per descrivere l’emergenza che sta vivendo il continente africano. Abbiamo approfondito la questione con la responsabile comunicazione di Agire, Maddalena Grechi, intervenuta su “A Conti Fatti”, trasmissione di economiacristiana.it trasmessa da Radio Vaticana Italia.

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