Italiani sempre più col conto on line, vicino l’accordo sui mutui

Scritto da   Giovedì, 21 Maggio 2015 00:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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La facilità concreta di accedere al credito, e prestiti che tengano conto delle reali condizioni del Paese sono fondamentali per la ripresa. E su entrambi i punti si intravvedono passi in avanti. Sono 16,6 milioni gli italiani che hanno un conto online, vale a dire il 70% della popolazione digitalizzata e che ha almeno un conto corrente; altri 7 milioni di clienti degli istituti di credito non sono stati ancora conquistati da internet e preferiscono servirsi delle filiali. E' quanto rileva il 'Chebanca! Digital banking index'.

Si tratta prevalentemente maschi (57,5%), con ampia disponibilità di spesa e residenti principalmente nel Nord Italia, rivela lo studio. Chi usa l'online banking vi accede prevalentemente via web (76%) tramite computer (81%), in media 2,5 volte al mese; 3 milioni di italiani usano con regolarità l'applicazione della propria banca, principalmente per operazioni informative o dispositive. Rimane però anche il vecchio canale: il 70% dei correntisti online si reca in filiale una volta ogni tre mesi.

E forse le prossime ore saranno decisive anche per un capitolo decisivo per la ripresa: i mutui. Per il vicedirettore generale dell’Abi Gianfranco Turriero ai tavoli con consumatori e imprese si sono registrate "convergenze costruttive" per arrivare a soluzioni che portino a una "piena e rapida applicazione" di misure sia per congelare la quota capitale di mutui e prestiti, sia per "creare le condizioni per le imprese per agganciare la ripresa".

L’obiettivo è il ‘congelamento’ per 3 anni della quota capitale di prestit,i e mutui per cittadini e imprese. Per le Pmi potranno accedere solo quelle senza "posizioni debitorie classificate dalla banca come ‘sofferenze’, ‘inadempienze probabili’”.

Le banche si impegnano quindi a fornire una risposta alle Pmi che chiederanno di aderire al 'congelamento' delle rate di norma entro 30 giorni lavorativi dalla presentazione della domanda o delle informazioni aggiuntive eventualmente richieste. Secondo la bozza d’accordo, le parti si impegnano a rivedere entro il 31 dicembre di ogni anno i contenuti al fine di migliorarlo ovvero adeguarlo a obblighi normativi e regolamentare.

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