La spending review ha la mano pesante con il Sud

Scritto da   Martedì, 07 Aprile 2015 10:56 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Il governo si concentra sulla spending review per evitare l'aumento delle aliquote IVA. Il problema è che i tagli effettuati alla spesa pubblica negli anni passati, e la loro proiezione nell'anno in corso, si caratterizzano per una distribuzione poco omogenea e sopratutto di sono caratterizzati per aver inciso maggiormente sulle aree meno sviluppate del Paese.

Secondo elaborazioni Svimez-Irpet nel 2015 il taglio della spesa pubblica in percentuale del Pil sarà del 6,2% al Sud, più del doppio del Centro-Nord (-2,9%). Giù anche la spesa in conto capitale: -2,1% contro -0,8% del Centro-Nord, con un effetto depressivo sull'economia del Mezzogiorno e un ampliamento dei divari regionali.

Per lo Svimez, l'istituto per lo Sviluppo del Mezzogiorno, infatti, "la 'spending review' all'italiana, poco definita e poco realizzata, non ha interessato effettivi sprechi bensì un crollo generalizzato di investimenti pubblici e di incentivi alle imprese, mentre servirebbe trasformare gli sprechi in spesa produttiva per i servizi pubblici fortemente carenti specie nelle aree svantaggiate del Paese".

Nel periodo 2013-2015 le regioni del Sud sono state quindi, doppiamente penalizzate: tagli ai trasferimenti e necessità di rivedere i costi di funzionamento per rientrare nel Patto di Stabilità.  
''Non va meglio nel lungo periodo. In dieci anni, dal 2001 al 2012, la spesa in conto capitale per le aree sottoutilizzate, fondamentale per le azioni di riequilibrio territoriale, al Sud è scesa del 58%, passando da 16,5 a 6,9 miliardi di euro; al Centro-Nord è scesa nello stesso periodo del 10%, calando da 3,7 a 3,3 miliardi di euro. In altri termini, i 791 euro che ogni cittadino del Mezzogiorno riceveva nel 2001 sono scesi nel 2012 a 334, mentre i 99 euro destinati pro capite alle aree sottoutilizzate del Centro-Nord sono diventati 85 undici anni dopo'' dice  la nota.

Sembra poi che sia mancata anche un reale impegno finanziario dei grandi gruppi industriali, soprattutto quelli partecipati dallo Stato. Per lo Svimez, infatti,  ''sono proprio le politiche di spesa delle imprese pubbliche nazionali e locali a penalizzare il Sud: nel 2012, le spese d'investimento delle imprese pubbliche nazionali nel Mezzogiorno erano pari a 215 euro pro capite, contro i 318 del Centro-Nord. Nel caso delle imprese pubbliche locali, lo scarto era ancora più ampio (62 contro 188 euro). L'austerità pesa di più al Sud: nel 2015 9,5% del Pil al Sud contro 6% del Centro-Nord''.

Discorso simile per la finanza pubblica. Lo Svimez mette in luce che''le manovre effettuate dal 2010 ad oggi dai vari Governi (il cui valore cumulato arriva a oltre 109 miliardi di euro nel 2014) in rapporto al Pil sono pesate più nel Mezzogiorno rispetto al Centro Nord. In particolare, il peso cumulato delle manovre sul Pil per il 2013 sarebbe del 6% a livello nazionale, ma assai differente a livello territoriale: 5,5% nelle regioni centro settentrionali e 7,8% in quelle meridionali".

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