Per contrastare la crisi sulle tavole degli europei sempre meno carne

Scritto da   Giovedì, 09 Aprile 2015 20:15 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Tutte le crisi ridisegnano la mappa dei consumi. Ma l'ultima ha rappresentato sotto questo aspetto una mini rivoluzione. Il 68% delle famiglie europee ha dovuto ridurre i consumi di proteine derivate da carne e pesce. A dirlo e' un'indagine condotta da SWG sul tema dell'accesso al cibo nei Paesi Ue, commissionata dal Movimento Enough di Elanco.


Italia, Germania, Francia e Regno Unito, i paesi interessati dal sondaggio che mette in luce cine circa il 50% dei cittadini di questo Paese ammetta di non avere una dieta equilibrata. In particolare, tra gli alimenti assenti più spesso nell'alimentazione o consumati meno di una volta alla settimana spiccano le carni e il pesce". Secondo Maurizio Pessato, presidente SWG, "si tratta di una carenza legata non solo a scelte e preferenze individuali, ma dettata soprattutto da ragioni economiche. Le criticità maggiori sono in Italia e Francia: in Italia, dove la crisi è stata più forte, la percezione è che si siano ridotti tutti i consumi di carne, con un picco sulle carni di vitello e manzo". Il rischio è che un'alimentazione carente si trasformi in malnutrizione. Secondo il Movimento Enough "è necessario agire ora per garantire alla popolazione mondiale di domani il diritto a nutrirsi in modo completo, a prezzi accessibili".
Che la situazione sia ancora incerta lo dimostra il fatto che il Mic (Misery Index Confcommercio) di Confcommercio di febbraio 2015 si è attestato su un valore stimato di 20,4 punti, in aumento di sette decimi di punto rispetto al mese di gennaio, in cui si era toccato il valore più basso dall'inizio del 2012. Tale andamento deriva da un modesto aumento della disoccupazione estesa e da una flessione più contenuta dei prezzi dei beni e dei servizi ad alta frequenza d'acquisto (dal -1,4% di gennaio a -0,5% di febbraio). "L'aumento rilevato per il Mic - spiega Confcommercio -, dopo un bimestre di riduzioni, va valutato con molta attenzione in quanto riferito ad un mese di transizione di due diversi regimi regolatori del mercato del lavoro, situazione che potrebbe aver portato le imprese, in attesa dei decreti attuativi del jobs act, a procrastinare di alcune settimane eventuali assunzioni. Questo elemento si è associato alle incertezze che ancora caratterizzano l'avvio della ripresa, di cui si colgono molti segnali, ma che stenta a tradursi in un significativo miglioramento dei livelli produttivi, dei consumi e del mercato del lavoro".

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