La ripresa parte dall’industria dei servizi, soprattutto per chi punta sul web

Scritto da   Martedì, 28 Aprile 2015 16:11 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Nel periodo 2009-2014 nell'industria si  sono persi un milione di posti di lavoro, mentre nei servizi di  supporto, l'occupazione ha segnato un incremento con 141mila addetti in più. È quanto emerge da un rapporto del Censis e della Fise, le industrie dei servizi aderenti a Confindustria. "La crescita della rilevanza del terziario è stata costante e graduale: nel 1970 la quota di pil era pari al 37,1% mentre nel 2014 è salita al 53,3%".

Il rapporto Censis – Fise afferma che “il mercato dei servizi è oggi troppo  contratto e appesantito dalle procedure ma con notevoli potenzialità inespresse". In particolare per quanto riguarda la concorrenza, oltre un'azienda su tre afferma che il vero problema riguarda l'esasperata competizione sul solo costo del lavoro; il 16,8% lamenta l'estensione incontrollata dei monopoli legali in ambiti di mercato e il 13% la farraginosita' delle procedure.

Ben l'85,3% del campione ritiene che il processo di liberalizzazione del mercato sia bloccato o fortemente condizionato da lobby pubbliche che cercano di mantenere gli attuali equilibri, una situazione considerata "inaccettabile" dal 70% delle imprese. Nonostante questo il 36% delle imprese ritiene che negli ultimi 2-3 anni si siano aperti nuovi spazi di mercato.

Tuttavia, dice il testo, dalla norme  del Jobs Act "ci si aspetta benefici effetti sull'occupazione" con "il 40% delle imprese che prevede nuove assunzioni". Nel settore dei servizi, si legge in una nota sullo studio, "la  competizione si gioca ancora troppo sul costo del lavoro, con processi di liberalizzazione bloccati da una 'lobby pubblica' attenta a non  modificare gli aspetti esistenti".

Secondo Unioncamere, poi, le economie che hanno puntato sullo sviluppo del digitale hanno superato più facilmente la crisi. Ma mancano le figure professionali di riferimento. Nel 2018, infatti il mercato delle app darà occupazione a 4.8 milioni di persone e contribuirà per 63 miliardi di euro al Pil dei Paesi europei. Eppure entro il 2020 ci saranno 900 mila posti di lavoro non occupati in Ue a causa della mancanza di competenze digitali.

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