I consumi degli italiani in 70 anni: sempre meno alimentari sempre più servizi

Scritto da   Giovedì, 30 Aprile 2015 09:18 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Confcommercio compie 70 e la sua storia è uno spaccato di come sono cambiati i consumi degli italiani dal dopoguerra ad oggi. Ad esempio: pasta uova e olio oggi costano meno che negli anni '50.
Nel Dopoguerra, in un contesto di sopravvivenza, i consumi delle famiglie italiane erano rivolti per circa l'80% a generi alimentari e bevande. Già nel 1955 i consumi si erano diversificati e la quota di consumo dei beni e servizi aveva raggiunto il 39%, mentre i generi alimentari scendevano al 50%.

Questa tendenza negli ultimi 60 anni si è progressivamente accentuata. Oggi, in una società post-industriale e in cui è il terziario a spingere il Pil, il consumo di beni e servizi non alimentari supera il 75%, mentre la spesa per i prodotti alimentari rappresenta meno del 20%. Ad oggi un chilo di pane costa in media 2,80 euro, la pasta 1,60 euro al chilo, un litro di latte 1,55 euro, la carne bovina poco più di 16 euro.
È fortemente cambiato anche il consumo di vestiario e calzature (era al 10,7% della spesa complessiva nel 1955 mentre nel 2014 è al 6,1%). Gli 'altri beni e servizi, tra i quali la comunicazione, i trasporti e il turismo hanno incrementato significativamente la loro percentuale passando dal 39% della spesa nel 1955 al 75,4% nel 2014.
Una vera rivoluzione l'ha subita il turismo. I primi significativi movimenti turistici negli esercizi alberghieri, sia di italiani che di stranieri, si registrano a partire dagli anni '60. Se nel 1965 le presenze turistiche non superavano i 100 milioni, nel 1975 raggiungevano circa i 140 milioni di cui poco meno di 50 milioni provenienti dall'estero. Oggi il movimento turistico in Italia conta circa 250 milioni di presenze, di cui circa 130 milioni estere.
Parabola negativa per i conti pubblici. Se infatti negli anni '60 il Pil prodotto da ogni abitanti in media era il triplo del debito pubblico diviso per tutti i cittadini, dagli anni '70 agli anni '90 questa tendenza di è invertita, e oggi a fronte di un Pil per abitante pari a circa 27 mila euro, ci sono oltre 35mila euro di debito per ogni italiano.
Confcommercio fa notare che il suo universo di imprese tratta di imprese "hanno fatto e continuano a fare la storia del nostro Paese, che hanno saputo innovare, diventare più  moderne e sono un presidio sociale nelle nostre città e sui territori. Infatti, sono imprese che oltre alla valenza di carattere economico - contribuiscono al Pil e all'occupazione italiana per più  del 40% del totale - creano anche condizioni di vitalità e qualità dei territori, limitano il degrado, stimolano la riqualificazione urbana, lo sviluppo, la legalità".

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