Italia ancora al top per le tasse sul lavoro

Scritto da   Lunedì, 04 Maggio 2015 17:13 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Gli effetti del taglio alla componente lavoro del cuneo fiscale ancora non si vedono. E nel frattempo gli indicatori registrano una situazione disastrosa per tante aziende. In Italia, il carico fiscale tra il 2013 e 2014 è aumentato del +0,4%, toccando il livello record del 48,2% del costo del lavoro: ovvero quasi metà di quanto gli imprenditori pagano per le buste paga dei  lavoratori se ne va in tasse e oneri sociali. Lo afferma il centro studi ImpresaLavoro.
 
 
Nei fatti quindi, l'Italia è l'unico grande paese europeo che registra una crescita consistente del cuneo fiscale, mentre il resto d’Europa cala. La componente fiscale diminuisce in Francia (-0,4%) e Regno Unito  (-0,3%) mentre resta sostanzialmente invariato in Germania (+0,1%) e Spagna (0,1%). La pressione fiscale per i lavoratori si è effettivamente ridotta soltanto per alcune fasce di popolazione, in  particolar modo per i single a basso reddito (il calo è compreso tra  il -2,3% e il -2,5%) e le famiglie con due redditi (con una riduzione tra il -0,6% e il -0,7%). Risulta invece in aumento per le famiglie monoreddito con figli (+0,5%) e i single con reddito medio o sopra la media (rispettivamente +0,4% e +0,5%).
 
In Italia il gettito fiscale 2011 è stato di circa 950 mld di dollari a valore corrente, contro una media Ocse di 400 mld. In termini percentuali in Italia il gettito è composto per la maggior parte dai contributi di previdenza sociale (31,2%), contro una media Ocse al 26,2%; a seguire le imposte sul reddito e sui profitti (26,8%) contro il 24,4% Ocse; poi la tassazione su beni e servizi (26,1%),  mentre invece il gettito medio in arrivo da questa voce nei paesi Ocse è del con il 32,9%
IL segretario confederale della Cisl Maurizio Petriccioli "l'attuale sistema fiscale è iniquo perché ruota attorno ad un'imposta, l'Irpef, pagata prevalentemente da lavoratori dipendenti e pensionati e che a dispetto della sua elevata progressività non riesce ad intercettare l'enorme capacità economica oggi occultata dall'insostenibile livello di evasione ed elusione  fiscale presente nel nostro Paese".
 
Per la Cisl, “il Governo ha iniziato bene, affrontando l'esigenza di una più equa ridistribuzione fiscale attraverso l'introduzione del bonus di 80 euro ma poi non ha completato l'operazione, lasciando fuori dai benefici i  lavoratori dipendenti con più di 26.000 euro, i pensionati e gli  incapienti neutralizzando poi i vantaggi, per chi il bonus l'aveva preso nel 2014, con aumento della fiscalità locale, dell'Iva e delle accise”. 
 
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