Scatto in avanti della spesa pubblica, ma calano i fondi per la scuola

Scritto da   Lunedì, 25 Maggio 2015 16:13 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Di spending review finora se ne è fatta poca. Anzi, finché è stato possibile lo Stato ha speso a livelli inaccettabili. Non accenna infatti ad arretrare la spesa pubblica in Italia che, negli ultimi sei anni, ha registrato uno scatto in avanti di 45,5 miliardi.

Secondo il Centro studi ImpresaLavoro realizzata su elaborazione dei dati Eurostat, durante la crisi, infatti, nel nostro Paese la spesa pubblica è cresciuta in rapporto al Pil dal 47,8% del 2008 al 51,1% del 2014, un balzo in avanti di 3,3 punti percentuali superiore sia alla media dei paesi dell'Unione Europea (+1,6%) che a quelli  della sola Area Euro (+2,6%). Negli ultimi sei anni in Italia è scesa la spesa per la Difesa, la Cultura e l'Istruzione, mentre è salita quella per la Protezione sociale e la Salute, stabile quella per l'Ambiente.

L’Italia non è l'unico ad aver aumentato la spesa pubblica in questo periodo, anche se, tra le grandi economie continentali solo la Francia fa peggio di noi e vede crescere la sua spesa pubblica del 4,2%. Anche la Spagna spinge sul pedale della spesa pubblica (+2,5%), di meno la Germania, in pratica stabile con un +0,4%. Chi ha tagliato in maniera abbastanza decisa è invece il Regno Unito che vede la sua spesa pubblica scendere di 2,2 punti di Pil.

Grave che la crisi abbia comportato un netto calo degli investimenti per la formazione, un valore che finora ha comportato le obiezioni dell’Ocse. La crisi ha portato con sé un taglio della spesa per istruzione che passa dal 4,4 al 4,1% del nostro Pil. Nello stesso periodo la Germania operava la scelta inversa, aumentandola dello 0,4% del Pil e  superandoci per incidenza sul Prodotto Interno Lordo del settore relativo all'istruzione. Oggi in Europa spende meno dell’Italia solo la Spagna, mentre fanno meglio sia il Regno Unito (5,5% del Pil  nonostante un taglio dello 0,7%) che Francia (5,5%), Germania (4,3%) e la media dei paesi dell'area euro (4,8%). Anche qui i valori assoluti spiegano in maniera molto evidente quello che è accaduto: spendiamo per istruzione, oggi, meno di quanto spendevamo nel 2008: 65,5  miliardi contri i 71,2 di allora.

Questo significa che mentre noi tagliavamo la spesa per istruzione di 5,7 miliardi, la Germania la  aumentava di 20,5. Ecco perché gli studenti del Nord Europa sono mediamente più preparati dei nostri e perché trovano lavoro più facillmente.

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