Consumi in calo a giugno, non possiamo puntare solo sui mercati emergenti

Scritto da   Martedì, 01 Settembre 2015 10:09 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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La ripresa del mercato interno c'è ma è anemica e discontinua, segno che la fiducia degli italiani stenta a decollare. Secondo l'Istat le vendite al dettaglio calano a giugno dello 0,2% su base mensile ma segnano un incremento dell'1,7% su base annua, il più ampio da aprile 2014. Entrando nello specifico, nella media del trimestre aprile-giugno 2015, il valore delle vendite registra una crescita dello 0,4% rispetto al trimestre precedente.


Se ci riferiamo al primo semestre del 2015, l'indice cresce dello 0,4% rispetto allo stesso periodo del 2014. Il valore delle vendite di prodotti alimentari segna un aumento dello 0,9%, quello di prodotti non alimentari dello 0,2%. L'indice in volume delle vendite al dettaglio diminuisce, a giugno 2015, dello 0,3% rispetto a maggio 2015, mentre aumenta dell'1,1% rispetto a giugno 2014. Nel secondo trimestre dell'anno l'indice segna una crescita dello 0,2% sui primi tre mesi.
Il problema è recuperare il tempo perduto, tempo che ha fatto morire migliaia di imprese che basavano la loro forza sul mercato interno. Infatti, sempre l'Istat, dal 2004 al 2014, infatti, la spesa media mensile delle famiglie è aumentata di soli 108 euro (+4,5%). Continua a crescere anche il divario di spesa tra le regioni del Nord e quelle del Sud, con il carrello della spesa del settentrione che lo scorso anno supera del 42,4% quello del meridione (2.790 euro contro 1.959 euro, con una differenza di 831 euro).
E, appunto, a subire questa situazione di depressione è sempre più il Sud. Le famiglie del mezzogiorno nel 2014 possono spendere solo 44 euro in più rispetto al 2014 (+2,3%), mentre al nord si sale a 101 euro (+3,7%). Il maggiore incremento di spesa per area geografica, invece, avviene al Centro dove, con 2.608 euro di spesa media mensile, l'aumento decennale è stato di 216 euro.
Un po' tutti gli economisti sono d'accordo. Smettiamola di puntare solo sui mercati emergenti,ma che perché la Cina sta dando segni di debolezza, e rivitalizziamo il mercato interno. I sessanta milioni di italiani, se ripartirà una politica fiscale che abbasserà le tasse e se saranno rinnovati i contratti in scadenza, potranno mettere benzina nel motore della ripresa italiana.

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