Un mese all'anno sprecato in burocrazia per le pmi

Scritto da   Martedì, 03 Novembre 2015 11:25 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Sono due i principali fattori che ostacolano lo sviluppo dell'Italia: la lentezza della giustizia e la burocrazia. Secondo un'indagine condotta sulle Pmi e riportata nello studio su crescita e semplificazione realizzato da Rete Imprese Italia insieme con il Cer, un dipendente di una piccola o media impresa deve dedicare circa un mese del suo lavoro a sbrigare le varie pratiche burocratiche.

Il Dipartimento per la Funzione Pubblica calcola che ammontino ad  oltre 30 miliardi gli oneri amministrativi sopportati annualmente dal sistema delle Pmi. Una cifra equivalente al 2% del Pil. Sempre secondo il dipartimento, circa un terzo di questi costi (8,9 miliardi) potrebbe essere eliminato. Si tratta di oneri 'impropri' determinati da complicazioni e inefficienze burocratiche che un programma di semplificazione consentirebbe di evitare. Una cifra prudenziale, perché non contempla i risparmi associabili al tema della sicurezza sul lavoro.

 

Basta dire che sono 70 le date che una Pmi deve appuntare sul calendario, tante infatti sono le scadenze fiscali da ricordare ogni anno. Secondo la Banca Mondiale, sono 269 le ore necessarie in Italia per adempiere agli obblighi fiscali, contro le 177 della media Ocse (+52%). La classifica del World Economic Forum pone l'Italia al 138° posto su 140 con riferimento al peso degli oneri amministrativi. Le stime mostrano come sia possibile ottenere risultati importanti in termini di aumento degli investimenti e di accelerazione della crescita, di riduzione del tasso di disoccupazione, di recupero della competitività.

 

Con meno oneri, è più facile far ripartire il Prodotto Interno Lordo. C'è dunque un effetto diretto sulle scelte di investimento delle imprese (0.4 punti di maggiore Pil), un effetto indiretto sull'efficienza della Pa, che dovrebbe destinare una quota minore di personale all'accoglimento di ''pratiche burocratiche improprie'' (0.2 punti di maggiore Pil) e un effetto di sistema (derivato dai primi due) sulla produttività totale dei fattori (0.4 punti di maggiore Pil).

 

Il presidente di Rete Imprese e Confcommercio, Carlo Sangalli, non solo chiede una sburocratizzazione del nostro sistema, ma anche "alcune modifiche preziose per le nostre imprese. E mi riferisco all'introduzione dell'Iri, l'imposta sul reddito imprenditoriale, e alla determinazione per 'cassa' del reddito imponibile". Un passaggio questo che poteva avvenire nella delega fiscale, ma che è saltato. "Misure queste che, ribadiamo, sono importanti - sottolinea Sangalli - per le nostre imprese e che speriamo, dunque, vengano attuate durante l'iter parlamentare della legge di stabilità".

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