In Italia aumentano le imprese fatte da immigrati, più di mezzo milione

Scritto da   Martedì, 10 Novembre 2015 13:06 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Le imprese composte da immigrati si caratterizzano per un’inaspettata vitalità. L'Italia è il primo Paese europeo per lavoratori autonomi e imprenditori attivi, ed è' tra i primi tre per lavoratori autonomi e imprenditori nati all'estero. Prima di noi ci sono solo  Regno Unito e Germania.

E’ quanto emerge dal Rapporto "Immigrazione e Imprenditoria 2015" redatto dal Centro studi e ricerche dell'Idos, in collaborazione con Cna e Moneygram. In totale, sono oltre mezzo milione le imprese gestite in Italia da nati all'estero, in crescita costante anche negli anni della crisi e in controtendenza rispetto all'andamento generale. Alla fine del 2014, erano 524.674, in aumento del 5,6% rispetto all'anno precedente e del 15,6% in confronto al 2011. Certo, si tratta soprattutto di piccole aziende, e infatti la ditta individuale è la forma standard.

 

Il commercio e l'edilizia sono i comparti che attirano principalmente gli stranieri. Gli imprenditori arrivano per il 15,2% dal Marocco, l'11,2% dalla Cina e dalla Romania. La crescita record si registra fra gli immigrati dal Bangladesh. Oggi rappresentano il 6,2% del totale delle imprese condotte da nati all'estero. Sono loro che registrano la più alta crescita percentuale di
imprese: +28,3% in un anno, +245,7% sul 2008. Per Sergio Silvestrini, presidente della Cna, è importante il fenomeno della “diffusione del lavoro autonomo e dell'imprenditorialità tra gli immigrati. Un fenomeno in crescita, ancora fortemente concentrato sui settori maturi, dove non sono necessari ingenti capitali. Oggi, tra i nati all'estero, per ogni sette lavoratori dipendenti c'è all'incirca un lavoratore autonomo o imprenditore.

 

E' un elemento nuovo nella storia dei flussi dell'emigrazione, anche se vado alla storia dell'emigrazione italiana. E', quindi, un fenomeno, mi piace pensare, che si giova dell'humus della società italiana, naturalmente portata all'intrapresa. Il lavoro autonomo è un ottimo strumento di integrazione e per questo non va ostacolato, anzi va favorito, in una logica di semplificazione che riguarda tutte le imprese italiane, quale che sia il luogo di nascita del titolare". Il ministro del Lavoro Giuliano Poletti mira a tranquillizzare: “Gli stranieri non rubano il lavoro”, e questo perché “molte delle attività sono state dismesse dai cittadini italiani". In merito all’illegalità per il ministro "tali fenomeni sono sempre esistiti e vanno tenuti sotto controllo. Non credo che possiamo considerare la titolarità dell'impresa un elemento che motiva un comportamento più o meno legale. Le regole sono le stesse per imprenditori italiani e non".

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