Oltre sei milioni a rischio fame, le norme antipovertà solo abbozzate

Scritto da   Martedì, 24 Novembre 2015 10:39 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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La ripresa c’è  ma le sacche di povertà in Italia sono ancora troppo alte per un paese industrializzato. Oltre 6 milioni di italiani non hanno denaro a sufficienza neanche per alimentarsi adeguatamente. A segnalarlo è un'analisi della Coldiretti sulla base dei dati Istat  relativi al "Reddito e condizioni di vita".


Dunque, gli italiani che vanno ben oltre il rischio povertà sono calati del  25% negli ultimi tre anni. Si tratta di persone che dichiarano di non potersi  permettere un pasto adeguato, cioè con proteine della carne, del pesce o equivalente vegetariano, almeno ogni due giorni, se lo volessero.


Per l’organizzazione la situazione peggiore dal punto di vista alimentare è nel Mezzogiorno, dove la percentuale sale al 17%, tra le famiglie monoreddito (17,3%) e tra le persone sole con più di 65 anni (14,5%). Una situazione che conferma l'attualità dell'obiettivo lanciato da Expo di garantire cibo adeguato per tutti in un Paese come l'Italia che ha enormi risorse alimentari da difendere e offrire.
E proprio la situazione del Sud è uno dei fattori di maggiore arretratezza della nostra Italia. Per la Fondazione Einaudi, il Sud ha subito anche conseguenze più pesanti dalla crisi del 2007. Per l’economista Mario Deaglio che ha curato il rapporto "l'occupazione è diminuita del 10%, contro il -4% dell'Italia. Sono stati persi 575 mila occupati contro i 235 mila del Centro-Nord ed è stata persa il 32,5% della capacità produttiva". Le famiglie cadute in povertà a causa della crisi sono 290 mila in Italia, ma quasi 200 mila abitano al Sud, dove però risiede solo un terzo della popolazione. Il 'rischio di povertà riguarda il 38% degli abitanti”.


Il governo fa notare che un è stato avviato un Piano nazionale per il contrasto alla povertà e all'esclusione sociale", sostenuto da "un Fondo dedicato con una dotazione di 600 milioni per il 2016 e di 1 miliardo a decorrere dal 2017. Ma la Cisl risponde che “quanto contenuto nella Legge di stabilità ed approvato al Senato, è solo un segnale incoraggiante. Noi insisteremo perché alla Camera si vada verso una misura strutturale di un vero reddito di inclusione sociale (Reis). Ma sarebbe un errore limitarsi ad individuare solo le risorse, peraltro al momento insufficienti perché qualunque strumento di contrasto alla povertà deve essere accompagnato da servizi alle persone ed alle famiglie per favorire l'inclusione sociale."

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