Cala l’inflazione, ma i prezzi di frutta e verdura aumentano anche del 10%

Scritto da   Lunedì, 30 Novembre 2015 14:54 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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L’inflazione  a novembre frena, -0,4%,  ma la notizia ha i suoi risvolti: I prezzi dei beni alimentari, per la cura  della casa e della persona aumentano dello 0,3% su base mensile e dell'1,3% su base annua (in rallentamento dal +1,5% di ottobre). Lo rileva l’Istat.


I prezzi dei prodotti ad alta frequenza di acquisto invece non variano in termini congiunturali e registrano una flessione tendenziale stabile e pari a -0,1%. Insomma, il rischio è che l’aumento del potere d’acquisto non tocchi gli strati più poveri della popolazione.
E in effetti Coldiretti ci dice che con un aumento del 10,2 per cento le verdure sono in controtendenza e contribuiscono a far salire i prezzi dei prodotti alimentari dell'1,5 per cento, quindici volte più della media dell'inflazione. Tra gli alimentari su base annua ad aumentare sono anche i molluschi freschi (+5%), la frutta fresca (+5,5%) e aumenta il prezzo delpesce fresco di mare di pescata (+1,5%).

L'andamento degli alimentari è influenzato dalle condizioni stagionali ma anche l'aumento della spesa delle famiglie italiane in alimenti e bevande che ha invertito la rotta e torna ad aumentare dopo sette anni di riduzione consecutiva e si prevede a fine anno uno 0,3 per cento di crescita cumulata nei dodici mesi, secondo le elaborazioni Coldiretti sulla base delle previsioni Ismea-Nielsen relative al 2015. Sempre per Coldiretti, la spesa alimentare è  uno speciale indicatore dello stato dell'economia nazionale poiché si tratta della principale voce del budget delle famiglie, dopo l'abitazione con un importo complessivo di 215 miliardi.

Per Confcommercio il bicchiere è mezzo pieno. Dunque, secondo l’organizzazione “il calo rilevato a novembre, superiore alle aspettative, è stato determinato in larga parte da fattori di natura stagionale e il permanere dell'inflazione su valori di poco superiori allo zero rappresenta un segnale positivo in quanto contribuisce a sostenere il potere di acquisto delle famiglie in una fase di ripresa ancora debole".

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