Più donne al comando in aziende e politica, ma siamo ancora indietro rispetto alla UE

Scritto da   Mercoledì, 02 Dicembre 2015 15:52 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Finalmente l'Italia comincia a "sdoganare" le donne. Secondo il rapporto Bes 2015, "Rapporto sul Benessere Equo e Sostenibile", di Cnel e Istat, l'elemento più dinamico nel quadro politico istituzionale è la crescente presenza femminile nei luoghi decisionali politici ed economici.

Dopo le recenti elezioni europee, il divario di genere diminuisce sensibilmente e l'Italia per la prima volta raggiunge una rappresentanza femminile al Parlamento europeo più elevata della media Ue (40% contro 37%). La presenza delle donne è in crescita anche nel Parlamento nazionale e nelle principali istituzioni, anche se in alcuni consigli regionali, rinnovati negli ultimi tre anni, le donne diminuiscono. La maggiore presenza femminile ha contribuito all'abbassamento dell'età media dei parlamentari (47,2 anni alla Camera e 55,3 anni al Senato) essendo le elette notevolmente più giovani dei colleghi maschi.

Il divario di genere si riduce anche nei consigli d'amministrazione delle imprese, dove la presenza femminile è in costante (da 17,8% nel 2013 a 22,7% nel 2014). Eppure il divario di genere nella partecipazione al mercato del lavoro, pur continuando a ridursi a seguito della maggiore caduta dell'occupazione nei comparti a prevalenza maschile, resta tra i più alti d'Europa (69,7% di uomini occupati contro il 50,3% di donne) e, per colmarlo, dovrebbero lavorare almeno 3 milioni e mezzo di donne in più di quante attualmente occupate. Anche la qualità del lavoro è peggiore per le donne, più spesso occupate nel terziario e in professioni a bassa specializzazione (in particolare le straniere).

Aumenta inoltre lo svantaggio del Mezzogiorno, l'unica area territoriale, dove l'occupazione diminuisce anche nel 2014 (tasso di occupazione al 45,3%) e dove è più bassa la qualità del lavoro. A livello territoriale c'è un forte legame tra quantità e qualità: nelle regioni in cui c'è più occupazione essa è anche migliore, in quanto corrisponde alla più bassa presenza di occupati non regolari, di dipendenti con bassa paga, di precari di lungo termine e di part time involontario. Condizioni, queste, che si riflettono in una maggiore soddisfazione per le caratteristiche del proprio lavoro e in un minore senso di insicurezza rispetto al rischio di perderlo e non riuscire a trovarne un altro. Il tasso di occupazione standardizzato è fortemente diminuito nel 2009 e nel 2013 per poi mostrare un segnale positivo nel 2014; tuttavia, non basta a colmare la distanza con i precedenti livelli.

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