Giovannini: il principio dello sviluppo sostenibile dovrebbe essere inserito in Costituzione

Scritto da   Domenica, 13 Novembre 2016 16:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Lo scorso anno le Nazioni Unite hanno revisionato gli obiettivi di sviluppo del millennio sostituendoli con Obiettivi di Sviluppo Sostenibile. Sono 17 e spaziano dalla lotta alla povertà, alla fame, dalla pace all’uso responsabile delle risorse naturali.
La situazione del nostro Paese su questi traguardi è stata analizzata dall’ ASviS - Alleanza italiana per lo Sviluppo Sostenibile – che recentemente ha diffuso il rapporto “L’Italia e gli obiettivi di Sviluppo Sostenibile”.
Enrico Giovannini, portavoce ASviS, è intervenuto sul tema all’interno di “A Conti Fatti”, trasmissione a cura di economiacristiana.it trasmessa da Radio Vaticana Italia.

 

Giovannini il rapporto Asvis parla di un’Italia in ritardo sugli obiettivi di sviluppo sostenibile. Quali sono le maggiori criticità?
Più che in ritardo stiamo camminando sul sentiero dell’insostenibilità economica, sociale e ambientale. Pensando agli accordi di Parigi recentemente sottoscritti dall'Italia è importante che il parlamento abbia ratificato rapidamente questi accordi, ma manca una strategia energetica in grado di raggiungere gli obiettivi che abbiamo sottoscritto.
Le criticità maggiori sono fondamentalmente tre: sul piano sociale ci sono disoccupazione, povertà e disuguaglianze di genere maggiori rispetto agli altri paesi dell'OCSE e in aumento, non in riduzione, pensiamo ad esempio alla povertà che in termini di persone è continuamente aumentata in questi anni.
C’è poi una insostenibilità ambientale causata dal peggioramento delle condizioni dei diversi ecosistemi, sia quello marino che quello terrestre.
La terza dimensione è la fragilità del nostro sistema economico e lo vediamo anche in questi giorni nelle nostre infrastrutture per la poca innovazione e la mancanza di investimenti per ridurre la vulnerabilità dei nostri territori. Abbiamo moltissimo da fare, il nostro rapporto ha indicato delle linee guida che speriamo il Governo voglia seguire.

 

Quali sono le vostre proposte per migliorare la situazione?
L'agenda non riguarda solo la politica, ma anche le imprese, tutta la società e le scelte degli individui.Per questo crediamo che il principio dello sviluppo sostenibile andrebbe inserito in costituzione come accade in Francia on in Svizzera.
È possibile farlo e abbiamo già sviluppato una proposta per toccare alcuni degli articoli della costituzione, crediamo che sarebbe un messaggio importante e metterebbe queste politiche al centro con una assunzione diretta di responsabilità da parte del Presidente del Consiglio.
Il comitato interministeriale per lo sviluppo economico ad esempio si potrebbe trasformare nel comitato interministeriale per lo sviluppo sostenibile e questo vorrebbe dire orientare gli investimenti pubblici alla transizione verso la decarbonizzazione, la messa in sicurezza dei nostri territori e l'innovazione. Significherebbe poi avere al più presto un piano nazionale per la povertà portando a regime il sostegno per l'inclusione attiva che è stato finalmente messo in atto da questo governo; altri temi sono le disuguaglianze di genere, su cui abbiamo molte leggi che potrebbero funzionare, ma che non sono finanziate adeguatamente, e le politiche attive del lavoro visto che abbiamo ancora una disoccupazione molto alta, soprattutto giovanile.

 

Ci sono degli obiettivi su cui siamo in linea con l’agenda 2030?
Il 2030 sembra lontano, mancano 14 anni, ma  abbiamo già sprecato un anno a causa della mancanza di una strategia di sviluppo sostenibile che il governo dovrà realizzare entro l'anno mentre Francia, Germania, Finlandia e altri paesi europei hanno già fatto questo passo.
Sulle energie rinnovabili abbiamo certamente fatto molto, l'Italia ha una quota piuttosto elevata anche rispetto ad altri paesi, ma questa situazione è insufficiente per la decarbonizzazione e dobbiamo accelerare su questo fronte per raggiungere gli obiettivi sottoscritti a Parigi.
Negli ultimi anni abbiamo inoltre approntato dei piani importanti per la biodiversità e per la qualità degli ecosistemi, ad esempio quelli marini, ma questi piani sono rimasti sulla carta. Dobbiamo passare dalla programmazione all'attuazione, ma ci vogliono dei fondi per raggiungere un obiettivo che deve diventare comune per tutte le istituzioni, non solo per il governo nazionale, ma anche per regioni e città.

 

Nelle ultime settimane l’Organizzazione meteorologica mondiale ha reso noto che per tutto il 2015 i livelli di anidride carbonica si sono mantenuti su scala mondiale oltre le 400 parti per milione. Allo stesso tempo l’Agenzia internazionale per l’energia ha annunciato che lo stesso 2015 è stato l'anno record per la crescita dell'energia rinnovabile. Lei preferisce vedere il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto?

Vorrei vedere azioni che assicurino che il bicchiere sarà completamente pieno rispetto agli obiettivi che abbiamo sottoscritto e nonostante i passi in avanti abbiamo ancora tantissima strada da fare, pensi che in Italia circa 60mila persone muoiono ogni anno di malattie legate all'inquinamento.

Le nostre città non hanno dei piani all'altezza degli obiettivi di sviluppo sostenibile, addirittura il nostro paese possiede una strategia per le aree interne, le più disabitate, ma non ha una strategia nazionale per le città, come se il problema riguardasse soltanto i sindaci.
Una delle nostre proposte è proprio quella di realizzare un piano nazionale urbano di sviluppo sostenibile perché i milioni di persone che vivono nelle nostre città soffrono ogni giorno non solo per l'inquinamento, ma anche per una qualità della vita inadeguata, soprattutto nelle periferie. Le città sono il luogo in cui è possibile integrare le politiche economiche, sociali e ambientali in modo virtuoso.

 

L’accordo sul clima raggiunto a Parigi durante Cop21 è ora operativo. Cosa si aspetta dalla Cop22 di Marrakech?
Mi aspetto una verifica puntuale degli impegni che i vari paesi stanno mettendo in campo per realizzare quegli obiettivi.

La ratifica del trattato dell’accordo è stata straordinariamente rapida, il che dimostra la gravità della situazione e l'intenzione dei paesi di fare seriamente la propria strada verso gli obiettivi di Parigi, ma abbiamo bisogno, sia in termini politici e culturali che in termini di incentivi economici, di dare una chiara indicazione a tutti coloro che sono già disponibili ad andare verso la decarbonizzazione.
Per fare un esempio pensiamo alla legge sul cosiddetto collegato ambientale di dicembre dell'anno scorso che prevedeva un censimento di tutti i sussidi che valgono svariati miliardi di euro e che lo stato ogni giorno paga alle imprese. La legge prevedeva questo censimento per eliminare gradualmente gli incentivi sbagliati e trasformarli in incentivi giusti, quello che mi aspetto è che il nostro governo si presenti a Marrakech con un piano operativo per realizzare quello che la legge già prevede.

Letto 3373 volte Ultima modifica il Sabato, 12 Novembre 2016 08:28

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