WFP: nel mondo cibo a sufficienza, ma ancora 795 milioni di persone soffrono la fame In evidenza

Scritto da   Domenica, 05 Marzo 2017 16:02 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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WFP: nel mondo cibo a sufficienza, ma ancora 795 milioni di persone soffrono la fame

Nonostante il progresso scientifico-tecnologico e la cooperazione internazionale abbiano contribuito a migliorare la situazione rispetto al secolo scorso, quella della fame nel mondo è una questione ancora aperta che pone tutti noi a confronto con quesiti etici e morali.
Ne parla su “A Conti Fatti” Marina Catena, portavoce per l’Italia del World Food Programme, il programma alimentare mondiale.

 

Eliminare il problema della fame nel mondo è uno degli obiettivi di sviluppo sostenibile. Da dove partiamo? Quanta gente oggi soffre per la fame?
L'obiettivo fame zero è uno degli obiettivo fondamentali di sviluppo sostenibile ed è quello al quale il World Food Programme, il programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite, deve lavorare per arrivare entro il 2030 ad un mondo con fame zero.
Oggi nel mondo abbiamo una popolazione di ben 795 milioni di persone che soffre la fame, un numero enorme, ma dobbiamo dire che a partire dagli anni '90 siamo riusciti a ridurlo. Spesso si pensa alla fame nel mondo come a un problema che è andato sempre crescendo, ma questo non è vero perché rispetto agli anni '90 siamo riusciti ridurlo di circa 216 milioni e questa è una notizia positiva per un problema comunque così grave.

Quali sono le patologie più frequenti in caso di fame o malnutrizione?
Il primo è il deperimento, che è una condizione di malnutrizione acuta causata da fattori gravi che provocano una notevole perdita di peso; c’è poi il deficit di sviluppo, un indicatore di malnutrizione cronica che riflette la situazione nutrizionale di lungo periodo ed è dato dal rapporto tra l'altezza ed l'età del bambino; infine c'è l'essere sotto peso in cui naturalmente si considera il rapporto tra il peso e l'età del bambino. Si stima che 100 milioni di bambini siano sotto peso nei paesi in via di sviluppo.
All’interno di queste patologie ci sono tante variabili: non ci si rende conto dell'importanza dei micronutrienti, come le vitamine o i minerali, la cui carenza colpisce quasi 2 miliardi di persone nel mondo. I principali sono ferro, vitamina A e zinco e la loro mancanza è tra le prime 10 cause di morte per malattia nei paesi in via di sviluppo.

Quali sono oggi le cause principali della fame nel mondo?
Innanzitutto va detto che il mondo produce cibo a sufficienza per sfamare l'intera popolazione mondiale, circa 7 miliardi di persone, eppure una persona su 9 oggi va a dormire affamata e in alcuni paesi un bambino su 3 è sottopeso.
La fame esiste per un insieme di concause: una può essere la trappola della povertà, nel senso che alcune persone non possono permettersi cibo nutriente per se e per le proprie famiglie; c'è una mancanza di investimenti in agricoltura e una combinazione di clima e meteorologia che causa disastri naturali o fenomeni di siccità ricorrenti come in Etiopia, Somalia, Kenya; c'è poi la guerra e lo sradicamento che la guerra provoca, come stiamo vedendo adesso in Siria, comporta milioni di rifugiati e di persone da assistere.
Ci sono poi i problemi legati all'instabilità dei mercati e, naturalmente, il tema dello spreco alimentare. Un terzo del cibo prodotto, cioè 1,3 miliardi di tonnellate, non viene mai consumato; ogni anno il cibo prodotto ma non consumato assorbe per la sua produzione un volume d'acqua equivalente al flusso del fiume Volga in Russia, un esempio per far capire quanto sia importante la lotta allo spreco per arrivare al 2030 con un mondo a fame zero.

Quali sono le aree del mondo in cui questa piaga è più diffusa?
Come World Food Programme nel 2015 abbiamo fornito assistenza alimentare a circa 77 milioni di persone in ben 81 paesi e abbiamo raggiunto più di 6 milioni di rifugiati.
Le aree del mondo più delicate sono l'Asia dove ci sono addirittura due terzi dei sofferenti, circa 511 milioni di persone, mentre un quarto si trova invece nell'Africa Subsahariana. Una cosa di cui non tutti parlano è il costo della fame sull'economia mondiale. Guardando il problema, oltre che dal punto di vista umano, anche da un punto di vista economico, si scopre che la fame ha anche un costo produttivo ed economico che dovrebbe farci pensare: il 5% del prodotto interno lordo, parliamo di circa 3,5 trilioni di dollari, si perde a causa di ciò che è legato alla sofferenza della fame.
Le emergenze principali in questo momento sono Nigeria, Africa australe, Sud Sudan, Siria, Yemen e l'Iraq, sono per i quali il livello di emergenza umanitaria è il 3, il più alto nella codificazione internazionale.

Cosa sta facendo la comunità internazionale per aiutare i paesi in difficoltà?
La comunità internazionale si è giustamente alleata. Il World Food Programme non lavora da solo, ma opera grazie alla generosità di donatori come ad esempio Cooperazione Italiana, che è un donatore molto importante. L'Italia oltre ad ospitare la sede del World Food Programme a Roma, ha messo a disposizione anche la base logistica di Brindisi dalla quale partono gli aiuti umanitari.
Ci sono quindi partner che ci aiutano e moltissime organizzazioni non governative, come ad esempio Azione contro la fame e Medici senza frontiere, che lavorano con noi sul campo perché questa lotta non si può vincere da soli.

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