Trefiletti: consumatori più consapevoli, ma serve associazionismo a livello europeo In evidenza

Scritto da   Domenica, 12 Marzo 2017 16:05 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Ognuno di noi ogni giorno, acquista beni e paga servizi. Siamo dei consumatori, anche se non “solo” dei consumatori come troppe volte ci considera un’economia malata. In questa veste il nostro comportamento può incidere in maniera determinante sulle politiche di aziende e istituzioni, anche se non sempre ce ne rendiamo conto.
Rosario Trefiletti, presidente di Federconsumatori, interviene su “A Conti Fatti”, programma di economicristiana.it trasmesso da Radio Vaticana Italia.

 

Quello dei consumatori è un mondo che cambia ogni giorno. Come sono cambiati i consumatori in questi anni?
Cambia ogni giorno perché ogni giorno ci sono sul mercato delle novità per cui anche noi dobbiamo essere pronti a studiare per intervenire e rafforzare le nostre possibilità di intervento su varie tematiche.
Il mondo cambia e dobbiamo essere all'altezza dei diritti a tutela dei cittadini che non devono essere raggirati o truffati.


Quali sono oggi gli ambiti in cui i consumatori non sono ancora sufficientemente tutelati?
Siamo molto deboli sulle questioni legate al rapporto con l'Europa che emana direttive su molti settori che hanno ricadute importanti sulla nostra economia e sul rapporto tra imprese, mercato e cittadini.
Per il resto le associazioni dei consumatori intervengono in tutti i settori dell'economia e ci sono normative che aiutano noi associazioni ad intervenire nella maniera più determinata. In Italia manca ancora la cosiddetta class action che nei paesi anglosassoni a partire degli Stati Uniti è una legge molto importante e che funziona molto bene.
È uno strumento che sarebbe uno decisivo per l'intervento dell'associazionismo nelle varie questioni che si susseguono sul mercato del nostro paese.

 

Difficoltà nei rapporti con l'Europa: cosa intende?
Intendo che non abbiamo rapporti. È un problema squisitamente politico, non legato ai partiti, ma nel senso del rapporto con le istituzioni. Vorremmo che in Europa ci fossero delle associazioni che siano autonome rispetto alle imprese e che portino avanti i diritti dei cittadini nel contesto europeo. Per fare un  esempio la Bolkestein è una legge che può anche stravolgere determinati rapporti nei mercati nazionali, ma parliamo anche di lavoro, di rapporto con il cittadino, oppure di altre questioni assai rilevanti come, per il mercato agro alimentare, l’informativa sulle materie prime sull’etichetta di prodotti su cui ci sono stati dei forti dispareri tra paesi e paesi. Su queste questioni siamo molto proprio perché istituzionalmente non abbiamo rapporti con l'Europa.


In quali ambiti invece sono stati fatti dei passi in avanti?
C'è ancora molta strada da fare, ma in generale da parte dei cittadini c'è una maggiore consapevolezza dei propri diritti ed un rafforzamento molto forte negli ultimi anni delle associazioni dei consumatori e del rapporto tra queste  le e istituzioni. Questi sono tutti fatti positivi.
C'è molta più consapevolezza, sia da parte dei cittadini e sia da parte delle associazioni dei consumatori sui servizi pubblici, ma anche su servizi come gas, luce, comunicazioni: i cittadini sanno ad esempio che possono avere una sponda molto importante nell'associazionismo quando gli arrivano delle bollette pazze, delle bollette che non si riesce a capire perché comportino cifre importanti, oppure quando pagano dei servizi non richiesti. 


 
Dal punto di vista dei consumatori che bilancio fa di questo primo trimestre 2017?
Siamo preoccupati rispetto al potere d'acquisto delle famiglie, anche perché poi questo si ripercuote sulla domanda di mercato. Abbiamo registrato negli ultimi anni, e lo continuiamo a registrare anche in questi mesi, una contrazione dei consumi molto importante e questo è dovuto al fatto che il nostro paese non decolla dal punto di vista dell'occupazione, sia quella generale che, soprattutto, quella giovanile.
Le famiglie italiane sono spaventate dal fatto che figli e nipoti non trovano lavoro, e questa situazione, oltre a sollevare questioni etiche, ha degli effetti economici perché il potere d'acquisto si riduce per assistere figli e nipoti che non lavorano; tutto questo determina una contrazione del mercato e in una sorta di negatività circolare il mercato stesso non decolla, non dando risposte ai problemi occupazionali.
Dal punto di vista dei prezzi, poi, registriamo aumenti su luce e gas, benzina, autostrade, ma il problema vero rimane quello dell'occupazione, soprattutto giovanile.

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