Cooperazione allo sviluppo. Per gestire fenomeno migratorio occorre cambiare prospettiva In evidenza

Scritto da   Domenica, 19 Marzo 2017 16:02 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
Vota questo articolo
(0 Voti)

Molti paesi del mondo sono impegnati in attività di aiuto e sostegno alla crescita di tutti i popoli, un attività che  con le  nuove emergenze umanitarie sta diventando sempre più importante nelle scelte di politica estera e su cui il nostro paese è molto attivo.Su A Conti Fatti interviene Laura Frigenti Direttrice dell'Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo.


Quali sono gli ambiti in cui l’agenzia della cooperazione è più impegnata?
Gli ambiti in cui la cooperazione italiana è più attiva sono quelle grandi problematiche che vediamo tutti i giorni sulle prime pagine dei giornali. C’è il nesso tra migrazione e sviluppo, il problema della difficoltà di accesso al lavoro per tanti giovani in tutte le parti del mondo, il problema della donna, il problema della sicurezza alimentare su cui tradizionalmente l'Italia si è sempre battuta, come ci ricorda la presenza nel nostro paese delle maggiori agenzie delle Nazioni Unite che si occupano di questo tema.

In particolare riguardo l’emergenza migratoria cosa si sta facendo?
Noi affrontiamo questo tema cercando di capire come la cooperazione allo sviluppo può intervenire per contribuire a risolvere questo problema che è sia importante per tutti paesi riceventi che estremamente drammatico per le persone che ne sono coinvolte.
Stiamo cercando di lavorare su vari fronti e il primo è sicuramente quello di cercare di cambiare la dialettica intorno a questi temi. La migrazione è un fenomeno complesso, ma ha grandi potenzialità;  noi italiani siamo un popolo di emigranti e possiamo testimoniare quanto abbiamo contribuito alla crescita economica dei paesi che hanno ospitato i nostri cittadini e allo stesso modo bisogna trovare una maniera per integrare in maniera costruttiva le persone che vengono qui.
Ci sono grandi problemi sociali ed economici alla base di questi fenomeni e il ruolo della cooperazione è quello di aiutare sia i paesi da cui vengono queste popolazioni che i paesi di transito perché non bisogna dimenticare che il 90% dei migranti di vario tipo non raggiunge i paesi industrializzati, ma si ferma in paesi in via di sviluppo e pone un fardello importante su paesi che hanno già delle strutture socio economiche abbastanza fragili. Bisogna cercare di fare il possibile per creare delle opportunità, rafforzare i sistemi sociali e la possibilità di dare servizi sociali di base a queste popolazioni; c’è ad esempio il problema di mantenere i giovani in strutture educative scolastiche perché non si può perdere una generazione a causa dei processi migratori.
Occorre cercare di vedere come si può fare in modo che la migrazione diventi effettivamente una fonte di ricchezza e di integrazione della potenzialità economica dei paesi riceventi, trovando un approccio più strategico; c'è bisogno sicuramente di fare un discorso razionale sull'incrementare la forza lavoro in paesi come il nostro o altri paesi europei che manifestano una forte riduzione negli indicatori demografici.

Sul tema avete anche recentemente presentato un rapporto con l'università Tor Vergata.
Si, abbiamo presentato un rapporto che abbiamo chiamato provocatoriamente "Verso una migrazione Sostenibile", proprio perché il nostro obiettivo è arrivare ad uno spostamento della retorica perché si pensa che la migrazione sia un fenomeno negativo dal quale bisogna proteggerci, mentre vogliamo fare il possibile per dimostrare, dati alla mano, che la migrazione è un fenomeno che arricchisce le società che ricevono. Abbiamo fatto un'analisi insieme a Tor Vergata di tutti gli interventi nell'area dei flussi migratori, che sono stati finanziati da vari donatori, e li abbiamo valutati per vedere cosa funziona e cosa no; abbiamo quindi elaborato un menù di elementi che a nostro giudizio sono importanti per non subire il processo migratorio, ma per gestirlo come è già stato fatto in altri paesi che hanno avuto un atteggiamento più proattivo.

Quello della cooperazione è un settore in cui tipicamente operano istituzioni e Ong. Il mondo profit è poco presente e quando lo è non sempre interviene in maniera trasparente. Come coinvolgerlo?
La conferenza di Addis Abeba “Financing for Development “ del 2015 ha chiaramente indicato che oramai la maggioranza dei flussi finanziari che vanno dai paesi industrializzati ai paesi in via di sviluppo, ai mercati emergenti, sono flussi privati, l'aiuto pubblico oramai è residuale.
Il settore privato ha un ruolo importantissimo da giocare nello sviluppo del mondo; se pensiamo a quelle che sono le agende dei governanti di tutti i paesi del mondo, cioè l'impiego, l'occupazione, queste sono agende in cui per forza il settore privato deve intervenire perché è lui che crea lavoro e opportunità.
Bisogna trovare una maniera di lavorare insieme al settore privato; noi come agenzia di cooperazione per prima cosa quest'anno indiciamo un bando per il settore privato e l'impresa sociale nel quale chiediamo idee per generare progetti di sviluppo dei quali il settore privato sia promotore e possiamo finanziare in modo che poi ci sia la possibilità di aumentarne l'impatto e la dimensione anche con risorse proprie.

Il prossimo G7 sarà a presidenza italiana. Quali gli obiettivi?
A noi interessa che sul tavolo del G7 si discuta di migrazione e sviluppo, come immagino sia anche nella mente di tutti i leader parteciperanno. Altro tema importante è quello della sicurezza alimentare per raggiungere l'obiettivo del millennio; infine c’è il tema dell'educazione, soprattutto per quello che riguarda la presenza delle bambine nelle strutture educative dei paesi meno avanzati.

Letto 625 volte

Informazioni aggiuntive