In Africa è tempo di AGIRE In evidenza

Scritto da   Domenica, 09 Luglio 2017 16:03 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Immagine: © Fulvio Zubiani tratta dal sito www.agire.it

30 milioni di persone senza cibo o acqua sufficienti, 1,5 milioni di bambini a rischio morte per denutrizione, 2,3 milioni di persone costrette a fuggire da attacchi di Boko Haram in Niger, Ciad e Nigeria, 18.000 casi di colera nel 2017 in Somalia. Sono solo alcuni dei numeri che il sito della onlus “AGIRE – Agenzia Italiana per la Risposta alle Emergenze” - riporta per descrivere l’emergenza che sta vivendo il continente africano. Abbiamo approfondito la questione con la responsabile comunicazione di Agire, Maddalena Grechi, intervenuta su “A Conti Fatti”, trasmissione di economiacristiana.it trasmessa da Radio Vaticana Italia.


Quali sono le principali emergenze che sta affrontando il continente africano?
Stiamo attraversando quella che le Nazioni Unite definiscono come la peggior crisi alimentare dopo la seconda guerra mondiale. Le aree principalmente coinvolte sono Sud Sudan, dove a febbraio è stato dichiarato ufficialmente lo stato di carestia, corno d'Africa, in particolare è la Somalia a versare nelle condizioni peggiori, ma anche Etiopia e Kenya, e l'area del bacino del lago Ciad, in particolare sono Nigeria e lo stesso Ciad ad essere interessati dagli effetti combinati di conflitti, cambiamenti climatici e siccità.

 

In quest’ultima area c’è anche l’emergenza legata agli attacchi di Boko Haram
Gli attacchi ormai vanno avanti da molti anni e, anche se in questo momento sembra che ci sia una remissione del conflitto e che in qualche modo le forse governative abbiano avuto la meglio su Boko Haram, quello che succede è che gli attacchi terroristici continuano e sono anche più diffusi e delocalizzati verso il Niger.
La conseguenza è il movimento forzato di decine di migliaia di persone che si spostano prevalentemente dalla Nigeria al Niger, ma anche direttamente verso il Ciad impattando sull’economia già fragile dell'area del lago, un lago che a causa dei cambiamenti climatici negli ultimi '60 anni ha ridotto di dieci volte la sua superficie.
Era un'area che viveva prevalentemente di agricoltura e di pesca e che oggi si trova ad avere una popolazione aumentata di molto a causa dell'arrivo dei profughi e non riesce più a nutrire la popolazione che gravita intorno al lago. Qui sono 7,10 milioni le persone in stato di insicurezza alimentare grave e che letteralmente vanno a letto a pancia vuota; pensare che nel 2017, nella società degli sprechi, si possa ancora morire di fame è una sconfitta per tutti.

 

Sui grandi media non se ne parla tantissimo. Ci siamo assuefatti a una situazione emergenziale?
Purtroppo si, forse anche per la molteplicità delle crisi in corso o perché alcune crisi le sentiamo più vicine alle porte di casa nostra e quindi pensiamo maggiormente a difenderci da quelle dimenticando cosa succede poco fuori dalla fortezza Europa.
Abbiamo parlato dell'area del lago Ciad, ma se sommiamo l'area del corno d'Africa e del Sud Sudan sono addirittura 30 milioni le persone che soffrono la fame e 2 milioni i bambini in stato di malnutrizione grave o acuta che rischiano di morire in brevissimo tempo se non si interviene.
Sono i numeri di una grandissima emergenza, a 50 anni dalla carestia del Biafra che è diventata un po' l'emblema della fame del mondo e che si pensava non si potesse mai più ripetere, invece, anche per la disattenzione o la scarsa percezione che abbiamo di questi fenomeni, la situazione si ripete.
L'ultima carestia è stata dichiarata in Somalia nel 2011 ed ha causato 260mila morti, ora questa viene dichiara peggiore della precedente; con una serie di interventi preventivi si sarebbe potuto evitare di arrivare a questi livelli, ma purtroppo anche a livello internazionale le campagne di raccolta fondi su queste emergenze sono molto scarse e non permettono di fare tutto ciò che si potrebbe.

 

Agire costituisce una sorta di hub di raccolta di donazioni per progetti di aiuto in diverse parti del mondo. Come vengono distribuiti i fondi raccolti?
Agire nasce come network per capitalizzare gli investimenti sui progetti, ridurre i costi di raccolta fondi e quindi destinare il massimo della raccolta ai progetti sul campo.
I fondi vengono distribuiti in base a una matrice di capacità che contempla variabili che vanno dalla presenza delle ONG sul territorio, quindi per numero di operatori umanitari presenti, ma anche il di tempo di permanenza nei territori colpiti, la capacità di risposta delle organizzazioni alle singole tipologie di emergenza perché rispondere a un terremoto è diverso, che rispondere a una siccità.
La matrice di capacità combina tutti questi elementi di valutazione e i fondi vengono suddivisi in base alla capacità di risposta.
I progetti scelti possono essere anche molto diversi l'uno dall'altro, ma sono le tipologie di intervento prevalenti: distribuzione di cibo, di acqua e interventi sanitari.

 

Per sostenere i progetti delle organizzazioni di Agire e contribuire alla gestione di questa terribile emergenza è possibile fare una donazione sul sito www.agire.it o al numero verde 800 132 870.

 

Immagine: © Fulvio Zubiani tratta dal sito www.agire.it
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