Madagascar: una situazione infernale in un paradiso terrestre In evidenza

Scritto da   Domenica, 09 Luglio 2017 16:02 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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immagine tratta dal sito http://www.azionecontrolafame.it/

Sono tante le situazioni critiche presenti nel continente africano; una di cui non si parla mai è quella del Madagascar la cui popolazione vive in unno stato di assoluta povertà come ha raccontato su “A Conti Fatti” Simone Garroni, direttore di Azione contro la Fame Italia, al suo ritorno da un viaggio proprio in Madagascar.

Cosa succede in Madagascar?
La situazione in Madagascar è difficile. Siamo abituati a pensare al Madagascar come a un paradiso terrestre perché in effetti molti luoghi del paese sono molto belli dal punto di vista naturale, ma c'è anche una popolazione soffre la povertà e vive in condizioni igieniche terribili.
In Madagascar la povertà porta le famiglie a ridurre il numero di pasti giornalieri e a limitare il numero di ingredienti per pasto e questo causa malnutrizione cronica per il 50% dei bambini.
A questo problema si aggiunge poi, soprattutto ad Antananarivo (la capitale ndr), una situazione igienica pessima: ho visto quartieri con fogne a cielo aperto, canali di scolo che vengono utilizzati come bagni dalla popolazione perché non ci sono i servizi igienici o acqua corrente in casa; soltanto il 2% delle famiglie ha l'acqua corrente, questo porta a condizioni igieniche pessime e malattie e le malattie portano alla malnutrizione acuta che va a peggiorare una situazione già estremamente precaria.

 

È una situazione di cui non si parla, ci sono situazioni che mediaticamente godono di più attenzione?
È vero, purtroppo ci sono paesi in condizioni gravi, ma che a livello mediatico e forse anche a livello geopolitico sono meno interessanti. Il Madagascar è uno di questi casi tant’è che ha difficoltà anche a trovare finanziamenti per i propri progetti.

 

In Madagascar siete presenti con il progetto Pasan. Di Cosa di tratta?
In Madagascar siamo presenti dal 2012 con diversi progetti tra cui il progetto Pasan ad Antananarivo.
Pasan ha sostanzialmente tre obiettivi: il primo è quello di fornire ai bambini fino ai cinque anni di età un trattamento nutrizionale, medico e psicosociale; il secondo è quello di prevenire la malnutrizione cronica e la malnutrizione acuta; il terzo obiettivo è quello di rafforzare la resilienza delle famiglie, ossia la loro capacità di resistere a shock e difficoltà aggiuntive rispetto a quelle abituali.
Per raggiungere questi obiettivi facciamo diverse attività: la prima è formare agenti comunitari sul territorio, quindi persone malgasce che vivono a contatto quotidiano con la popolazione e che quindi possono identificare quelle situazioni di bisogno che necessitano di un intervento immediato, soprattutto dal un punto di vista nutrizionale.
Forniamo inoltre nutrizione terapeutica supplementare, integriamo quindi un'alimentazione che è scarsa in quantità e nutrienti, e facciamo incontri settimanali con le mamme e con i bambini per fare educazione alimentare e dimostrazioni di cucina: insegnamo ad esempio come si può fare un pasto molto semplice con farina, uova e banana e le mamme che hanno assistito hanno capito che anche con pochi ingredienti a disposizione si può avere una dieta equilibrata che contiene proteine, vitamine e tutto ciò che serve per una crescita sana del bambino che altrimenti avrebbe un deficit di sviluppo psicofisico.
Cerchiamo infine di sviluppare la relazione tra mamma e bambino, soprattutto attraverso il gioco: in questo modo avviene lo stimolo psicofisico del bambino perché ricordiamoci che un bambino malnutrito in maniera cronica ha poi dei deficit di sviluppo fisico e psichico e stimolare la sua creatività compensa, almeno parzialmente, queste mancanze e favorisce la relazione con la mamma e lo stesso allattamento materno che è l'alimentazione più ricca, la misura salvavita più importante.

 

In che modo sta affrontando questa difficile situazione la popolazione?
La popolazione malgascia è una popolazione tranquilla, anche troppo, nel senso che ci vorrebbe maggiore mobilitazione, e sta affrontando questa situazione con un’economia di sopravvivenza e con la resistenza quotidiana.
La popolazione di Antananarivo si attrezza con iniziative di piccolo cabotaggio, le persone cercano di trovare piccoli lavoretti per guadagnare qualcosina che gli consenta di acquistare un po' di cibo, ma l'economia è veramente in condizioni molto critiche ed è difficile trovare fonti di sostentamento.
Abbiamo anche provato dei progetti come gli orti urbani, ma la popolazione non è in grado di aspettare neanche i 30 giorni necessari perché le colture diano i primi frutti, la lotta per la sopravvivenza è a uno stato tale che non consente di guardare un pochino più lontano.

 

Un altro vostro progetto è la campagna “Inaccettabile”. A chi si rivolge?
"Inaccettabile" si rivolge a tutti, dal grande pubblico alle istituzioni, perché noi riteniamo, appunto, inaccettabile che ancora oggi 3 milioni di bambini muoiano ogni anno a causa della malnutrizione perché abbiamo le conoscenze sia per curarla che per prevenirla.
Vogliamo che il pubblico sostenga la nostra organizzazione, ma anche che ci aiuti a fare pressione sulle istituzioni nazionali e internazionali affinché venga data sempre maggiore priorità alla lotta contro la malnutrizione.

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