Beni culturali: valorizzazione di musei e monumenti, e recupero del patrimonio danneggiati dai terremoti In evidenza

Scritto da   Domenica, 16 Luglio 2017 16:02 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Beni culturali: valorizzazione di musei e monumenti, e recupero del patrimonio danneggiati dai terremoti

Il patrimonio artistico e culturale italiano è una ricchezza minacciata dal trascorrere del tempo, dalla mancanza di fondi, dai trafficanti d'arte e anche dalle catastrofi naturali; come i recenti terremoti che hanno sconvolto il centro Italia, danneggiando, e in alcuni casi distruggendo, opere d'arte più che secolari. Il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali ha in atto diverse iniziative per salvaguardare e valorizzare questo patrimonio unico. Ad esempio, dal 2014 riscuote molto successo #domenicalmuseo, l'ingresso gratuito ai musei e siti archeologici statali ogni prima domenica del mese. A luglio si è registrato un boom di visite: in particolare 10 mila persone hanno affollato la Reggia di Caserta, 16 mila si sono recati a Pompei, e oltre 31 mila hanno preferito il Parco archeologico del Colosseo. "A Conti Fatti", la rubrica radiofonica di EconoiaCristiana.it trasmessa da Radio Vaticana 105.0, ha dedicato una puntata all'argomento. Per introdurre il tema è intervenuta Antonia Pasqua Recchia, Segretario Generale del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali.

Il patrimonio culturale italiano è vasto ma fragile. Qual è lo stato del patrimonio artistico dal punto di vista del Ministero? Quali sono le eccellenze e le criticità?
Il patrimonio è vasto. È fragile per costituzione: siamo in un territorio pieno di pericolosità insita. Ma il Ministero dei Beni Culturali, in questi ultimi anni, ha avviato una imponente campagna volta al consolidamento al restauro e alla valorizzazione di questo patrimonio. Abbiamo importanti programmazioni in corso che mirano sia alla valorizzazione, previo restauro e consolidamento delle grandi infrastrutture museali del paese, sia alla conservazione del patrimonio diffuso che costituisce anche una straordinaria ricchezza dell'Italia; anzi ne connota la sua specificità.
Da un lato abbiamo i grandi interventi sui grandi musei dello Stato. Interventi che sono sicuramente impegnativi sul piano finanziario, perché devono riconsolidare strutture sulle quali per decenni non si è potuto intervenire per mancanza di fondi. Mirano a creare nuovi allestimenti e una nuova tipologia di offerta di servizi culturali, attraverso l'uso delle tecnologie più innovative che sono più nelle corde dei nuovi visitatori. Ovviamente, per noi, i nuovi visitatori più interessanti sono i giovani, che in questo modo cominciano ad affezionarsi al patrimonio culturale.
Dall'altro lato, sparsa in tutte le aree d'Italia e non solo nelle città d'arte, abbiamo di fronte una straordinaria ricchezza di monumenti che occorre tenere in piedi, restaurare e riconsegnare agli utenti in modo da arrestarne il degrado. Vero è che l'Italia ha tantissimi rischi: è un paese a rischio sismico, a rischio alluvioni, a rischio idrogeologico; ma esiste anche un degrado naturale delle strutture che va combattuto. Veniamo da un decennio di tagli continui all'investimento sul patrimonio culturale, l'inversione si è avuta soltanto nel 2014. Ora, siccome la manutenzione continua, precisa e individuale non è stata fatta per molti anni, occorre rimettere in sesto questo straordinario patrimonio, anche diffuso.
Una delle tipologie più rilevanti in questo contesto è quella dei beni culturali ecclesiastici: l'investimento del Ministero nel ripristino di questa straordinaria tipologia di beni culturali. Moltissime chiese sono dei musei. Nelle città d'arte, Roma, Firenze, Venezia, e in tutte le maggiori città italiane, le chiese costituiscono dei veri e propri musei, dei grandi attrattori culturali. Quindi è bene che ci sia un intervento pubblico per la conservazione.
I grandi interventi sono quelli sui musei, e su grandi infrastrutture che devono essere riconvertite. Ad esempio la Cittadella di Alessandria, piuttosto che il Porto Vecchio di Trieste; oppure la riconversione di caserme in corso di dismissione da parte dell'esercito, che possono diventare centri di attrazione e di produzione artistica, come quello che prevediamo di fare a Roma, a Tor Sapienza. I grandi investimenti sui musei sono quelli su Brera, sulle Gallerie dell'Accademia di Venezia, sugli Uffizi a Firenze, a Capodimonte, Caserta, Pompei naturalmente, e su tutti i maggiori musei italiani.

Un duro colpo al patrimonio artistico è venuto dai ripetuti sismi dello scorso anno. Sappiamo che ci sono fondi europei impegnati e una campagna 8x1000 per finanziare il recupero delle opere. Può parlarcene in dettaglio?
Il danno apportato al patrimonio culturale dai terremoti del centro Italia è immenso. È bene insistere sul tema che si tratta "di terremoti" e non "del terremoto". Quella è una zona ricchissima, di opere d'arte, di monumenti conservati proprio nelle migliaia di chiese; una zona che ci da un censimento di oltre 5 mila beni culturali, e più di 78 mila beni mobili. Abbiamo svolto interventi di verifica e di censimento del danno su oltre 5 mila siti e monumenti, e per ciascuno di essi c'è uno stato di danno che va assolutamente combattuto e che impone il ripristino. I fondi europei sono i benvenuti, ma c'è necessità di mettere in moto anche fondi nazionali. Il calcolo minuto, specifico, non è stato fatto con l'esattezza all'euro, ma c'è una previsione di spesa che supera certamente i miliardi di euro, per ripristinare il patrimonio culturale delle quattro regioni.
L'opportunità data dalla norma, di utilizzare l'8x1000 destinato ai beni culturali nell'ambito della destinazione statale di questo introito, è certamente un modo per garantire un finanziamento continuo degli interventi. Si tratta di un periodo lungo: anche avendo tutte le risorse, non possiamo immaginarebche si possa risolvere il problema del ripristino del patrimonio nel giro di qualche anno. Ci vorranno parecchi anni. Però è importante sapere che, anno dopo anno, si può contare su una disponibilità che viene, appunto, dall'8x1000. C'è da dire che stiamo parlando di quella quota dell'8x1000 a destinazione statale, che è comunque assegnata alla finalità "beni culturali", che viene tutta orientata ad interventi di ripristino dei monumenti e delle opere d'arte colpite dal terremoto. Ripeto che parliamo di oltre 5 mila monumenti; di 17 mila opere già recuperate; più altre migliaia che ancora si trovano sotto le macerie: in molti centri non siamo riusciti ad arrivare a recuperare tali opere perché ancora ci sono le strade impraticabili, piene di macerie.

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