Balzani critico sulla SEN: Dovrebbe gettare le basi per un'economia circolare basata sulla sobrietà In evidenza

Scritto da   Domenica, 06 Agosto 2017 16:03 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Balzani critico sulla SEN: Dovrebbe gettare le basi per un'economia circolare basata sulla sobrietà

A metà giugno una lettera dei ministri dello Sviluppo Economico, Calenda, e dell'Ambiente, Galletti, ha dato il via alla consultazione pubblica sulla Strategia Energetica Nazionale. Si tratta di un testo di 230 pagine in cui sono descritte le politiche energetiche italiane a breve e lungo termine, con lo scopo dichiarato di aderire alle strategie internazionali di lotta al cambiamento climatico e del progressivo abbandono delle fonti enenergetiche fossili, responsabili delle emissioni che provvocano il riscaldamento globale.
Esperti, associazioni, rappresentanze di settore, scienziati, economisti e semplici cittadini, hanno tempo fino al 31 agosto per inviare al Governo osservazioni, critiche e suggerimenti che verranno valutati prima della pubblicazione del documento finale.

Tra le voci più autorevoli coinvolte nel dibattito intorno alla Strategia Energetica Nazionale c'è il comitato Energia per l'Italia: un gruppo di scienziati, esperti, dirigenti di alto livello di enti, istituzioni e centri di ricerca che hanno già reso pubbliche una serie di osservazioni sul documento del Governo. Il gruppo è coordinato da Vincenzo Balzani, professore emerito dell’Università di Bologna, accademico dei Lincei, e chimico di assoluto livello internazionale. "A conti fatti", rubrica radiofonica di EconomiaCristiana.it trasmessa da Radio Vaticana Italia 105.0, lo ha intervistato per introdurre la puntata del 6 agosto.

 

 

Professore, può fare un quadro generale della Strategia Energetica Nazionale delineata dal Governo e sottoposta alla consultazione pubblica?
La Strategia Energetica Nazionale si propone tre obiettivi: più competitività nel campo dei prezzi, perché i nostri sono più alti di quelli della comunità europea; soddisfare i criteri imposti dall'Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici; ottenere sicurezza attraverso la flessibilità di approvvigionamento.
In generale, leggendo questo documento, si capisce che il protagonista assoluto è il gas metano, perché la competitività si pensa di ottenerla in questo modo: importare molto metano a prezzi bassi, immagazzinarlo, fare un centro di smistamento, una specie di hub, poi, eventualmente, rivenderlo ad altri paesi europei. Il metano, secondo la strategia energetica nazionale, è un ponte verso le rinnovabili, che però vengono viste molto lontane. Con il metano, anziché con il carbone, si dovrebbe produrre elettricità; si dovrebbe usare il metano, anziché il gasolio, come combustibile, e come backup per le rinnovabili. Cioè: siccome di notte le rinnovabili non vanno, se ci vuole energia è lì pronta una centrale a metano. La sicurezza si raggiungerebbe attraverso la diversificazione, anche importando gas liquido via nave: quei famosi rigassificatori di cui si parla ogni tanto.
L'uscita dal carbone è prevista per il 2030, forse anticipabile nel 2025; ma costerebbe 3 miliardi di euro con cui compensare i proprietari delle centrali che, evidentemente, non sono ancora ammortizzate. Molti investimenti inizierebbero per le infrastrutture del gas metano. Poi si usarebbe il metano al posto del carbone per generare l'elettricità. Quindi c'è il problema di costruire infrastrutture, ma c'è il pericolo che rimangono inutilizzate perché, a mio parere, il consumo di metano diminuirà nei prossimi anni.
Sulle rinnovabili il Governo si propone di raggiungere il 27% (di quota sul totale della produzione di energia, ndr.) per il 2030, che è quanto prevede l'Accordo di Parigi, anche se molti esperti dicono che bisognerebbe arrivare al 35%. Il Governo si propone di facilitare l'autoconsumo, che adesso è impedito da questioni burocratiche, e di promuovere anche grandi impianti fotovoltaici, che ora sono pochi in Italia. Poi mira all'efficienza energetica, nel senso di riqualificare il patrimonio edilizio, (qui giustamente) intervenendo contemporaneamente anche sulle criticità sismiche: si potrebbero abbinare degli interventi.
Nei trasporti [la SEN] prevede, da una parte, l'uso del metano come combustibile ponte. La strategia del Governo prevede che le rinnovabili per i trasporti saranno i biocombustibili. Niente da obiettare sul biometano, che si ottiene dai prodotti di scarto (essendo di scarto meglio sarebbe usarli), però la SEN prevede di potenziare le bioraffinerie. Sono raffinerie che utilizzano prodotti dell'agricoltura. Per il momento l'ENI utilizza l'olio di palma che viene dalla Malesia ma, stando ad un annuncio pubblicato sul Corriere della Sera, l'ENI dice che prima o poi il carburante si otterrà dalle bucce delle mele, in Italia; in realtà ci vorranno tutte le mele non solo le bucce. Mi sembra insomma che questa SEN non sia in linea con le previsioni degli esperti, specialmente nel campo dei trasporti, perché per svecchiare [il settore] e renderlo meno inquinante bisogna passare ai veicoli elettrici.

Lei fa parte di un comitato di scienziati, "Energia per l'Italia", che ha espresso le remore sulla SEN cui ha accennato. Quali sono le proposte che il vostro gruppo presenta al Governo in occasione di questa consultazione?
Noi ne facciamo una questione culturale, perché l'energia è la risorsa più importante per l'uomo: senza energia non si può fare nulla. Per prima cosa la strategia energetica dovrebbe essere parte di una strategia più generale per un futuro sostenibile; quindi dovrebbe gettare le basi per il passaggio dal consumismo e dall'usa e getta (l'economia lineare) a un'economia circolare basata sulla sobrietà.
Sono pienamente d'accordo con quello che dice il Papa che parla di cambiamento di rotta. Il Papa nell'enciclica (Laudato Si', ndr.) dice testualmente: "L'idea di una crescita infinita" - quella di un'economia lineare - "che ha tanto entusiasmato gli economisti è basata sul falso presupposto che esiste una quantità illimitata di risorse, e che gli effetti negativi della manipolazione della natura possono essere facilmente assorbiti dall'ambiente". Il Papa parla addirittura di una coraggiosa rivoluzione culturale, e secondo noi questa strategia energetica dovrebbe essere l'occasione per farla.
Dal punto di vista scientifico, la nostra obiezione principale è che bisogna capire una volta per tutte che il futuro è delle energie rinnovabili. In tanti lo hanno capito. Non si può guardare sempre alle energie fossili, invece questa strategia parla quasi sempre di metano. L'altra questione scientificamente importante è che andiamo verso un mondo elettrico, perché le risorse energetiche che avremo: fotovoltaico, eolico, idroelettrico, anche nucleare, producono tutte energia elettrica. Il fotovoltaico è una tecnologia dirompente, perché costa sempre meno ed ha un'efficienza che è arrivata al 20%. Un'efficienza del 20% per convertire l'energia solare in energia elettrica è un miracolo se si pensa che la fotosintesi naturale ha un'efficienza minore dell'1%. I pannelli solari di oggi durano 35 anni. Quindi ci sono già tecnologie che funzionano: bisogna usarle.
Nei trasporti puntare sul metano e sui biocombustibili secondo noi è un doppio errore. Si dice che "il metano ti da una mano", ma a fare che cosa? Il metano riduce certamente l'inquinamento, la quantità di anidride carbonica generata rispetto al carbone; però non si dice mai che il metano, di per se stesso, è un gas serra settantadue volte più potente dell'anidride carbonica. Allora capisce, che se ci sono delle fughe di metano... E ci sono per forza delle perdite: sono stimate circa al 3%. Il metano parte dall'Arzebaigian e deve arrivare nelle mia automobile; quindi il 3% di perdite vuol dire che facciamo dei danni all'ambiente più grandi, che se avessimo usato la benzina. Questo non viene mai accennato, ma è importantissimo.
Quanto ai biocombustibili: vuol dire far crescere la roba nei campi. Adesso si fanno con l'olio di palma che viene dalla Malesia; ma anche là deve crescere nei campi, che potrebbero essere usati per altri motivi. Il sole ci manda una certa quantità di energia su ogni metro quadrato di terreno; se usiamo i biocombustibili dobbiamo far crescere le piante, poi ci sono la raffineria e il motore a scoppio. Se invece facciamo l'energia elettrica con il fotovoltaico, dopo mettiamo in moto i motori elettrici. C'è chi ha fatto dei conti e ha visto che trasferendo l'energia che viene dal sole alle ruote di un'automobile mediante i biocombustibili si ha un'efficienza inferiore allo 0,1%; mentre se quest'energia, con il fotovoltaico, si porta ad auto elettriche, ha un'efficienza cinquanta volte maggiore. Quindi l'Italia non avrà bisogno di bioraffinerie, per raffinare cose che vengono da fuori, o peggio ancora dai nostri prodotti agricoli: in Italia abbiamo bisogno del fotovoltaico.
Volvo ha dichiarato che dal 2019 tutte le sue auto avranno il motore elettrico. C'è chi dice che nel 2020 avremo 120 modelli diversi di auto elettrica, quindi la gente sarà orientata in quella direzione. Nel 2030 il 60% dei veicoli sarà elettrico. Sappiamo che l'Olanda e la Norvegia dal 2025 non faranno più vendere motori a combustione interna; la Cina e l'India sono orientati anch'esse in questa direzione. I motori elettrici non inquinano, non producono CO2, sono quattro volte più efficienti dei motori a combustione, sono più facili da riparare e da mantenere, perché fatti da un numero minore di parti. Qui l'Italia è fuori.
L'altra questione è che di rinnovabili ne abbiamo in abbondanza, ma il metano dobbiamo comprarlo. Se sviluppassimo le rinnovabili guadagneremmo in indipendenza energetica, perché il sole è nostro. Poi una cosa importantissima: sviluppando le rinnovabili potremmo veramente contribuire allo sviluppo dell'Africa, che è il nostro vicino di casa. Se vogliamo che le persone rimangano in Africa bisogna che abbiano energia; l'ideale per avere energia è il fotovoltaico: dove c'è il sole, lì si fa energia, senza tanti fili, senza centrale nucleare, senza niente.
Bisogna darsi una mossa, soprattutto culturalmente. Il Governo punta molto sull'efficienza, è scritto moltissime volte (sul documento SEN, ndr.), che vuol dire agire sulle cose, cioè far si che una macchina, le lampadine consumino di meno. Però gli psicologi dicono che c'è il cosiddetto "effetto rebound": quando uno capisce di consumare meno perché ha comprato una macchina che consuma meno, gira di più. Quindi il problema non è agire sulle cose: bisogna agire sulle persone, promuovere una cultura della sufficienza. Questo è importante. Le persone devono diventare consapevoli che occorre, e che è anche vantaggioso, vivere in un mondo più sobrio, riducendo i consumi, non solo di energia. Il Governo dovrebbe fare una campagna di informazione, ma qui non dicono mai che bisogna consumare meno energia, o lo dicono come un obbligo imposto dall'Europa. No! Dev'essere un impegno morale.
In Svizzera, il 21 maggio, hanno approvato con un referendum la "loro" strategia energetica. Prevede di arrivare al 2050 con un consumo di 2.000 watt per ogni persona; adesso ne consumiamo 6.000, in America 12.000 per persona. Il segreto è cercare di portare le persone a una vita più sobria. Anche 2000 watt sono più che sufficienti per soddisfare le necessità; anche per permettere una vita più agiata.

Lei è uno scienziato, un chimico di rilievo internazionale. Sappiamo quanto la chimica sia importante per lo sviluppo di tecnologie ecologiche, ad esempio gli accumulatori di energia. Le chiedo se allo stato attuale ci sono le tecnologie per arrivare a un sistema energetico globale a emissioni zero, che sia economicamente paragonabile a quelli del presente, basati su carbone e petrolio.
Qui c'è da fare una prima osservazione e da smontare un mito. Si pensa che il sole ci mandi 20.000 volte l'energia che l'umanità usa in un anno. Invece no: il sole ci manda l'energia, ma noi dobbiamo convertire l'energia solare, come quella del vento, dell'acqua, nell'energia che usiamo tutti i giorni: elettricità, combustibile, calore. Per farlo dobbiamo usare delle apparecchiature, per esempio: pale eoliche, pannelli fotovoltaici, dighe. Dove prendiamo le risorse per queste apparecchiature? Dalla Terra. Quindi torniamo sulla Terra, che però ha risorse limitate. Anche tutti gli elementi chimici che servono per fare questi congegni e convertire le energie rinnovabili all'uso finale sono limitati, e in ogni caso, per estrarli, costano. Non bisogna illudersi che con le energie rinnovabili potremo consumare tutta l'enorme quantità energia che sprechiamo adesso. La prima cosa da fare è capire che bisogna consumare meno energia. Se ci mettiamo in testa di consumare meno energia (e si può fare benissimo) le energie rinnovabili sono più che sufficienti. Ci sono degli studi fatti da nostri colleghi delle università di Stanford, Berkeley , Berlino, che dimostrano che la transizione è possibile da qui al 2050, ma bisogna volerla fare, e capire che bisogna diminuire lo spreco di energia, fare di meno. È una questione culturale, non di aumentare l'efficienza di un'automobile o della lampadina; perché se ho un'automobile che consuma molto e ne prendo una ecologica, dopo sono portato ad usarla di più. C'è poco da fare: siamo fatti così; se non veniamo educati al fatto che si può vivere con meno.

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