Alluvioni: da Livorno un monito per l’Italia intera In evidenza

Scritto da   Domenica, 24 Settembre 2017 16:02 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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I canali del centro di Livorno

Tra il 9 e il 10 settembre scorso, una forte perturbazione ha attraversato l’Italia scaricando precipitazioni eccezionali su diverse regioni. Le conseguenze peggiori si sono avute a Livorno dove il Rio Maggiore, uno dei corsi d’acqua urbani, ha esondato invadendo strade, case e, purtroppo, causando vittime. Le opere di canalizzazione di fiumi e torrenti realizzate in Italia nei decenni e nei secoli passati, sono pronte ad affrontare gli eventi meteorici eccezionali che i cambiamenti climatici sembrano rendere più frequenti? Ne parliamo con l’ingegner Stefano Pagliara, docente di Protezione idraulica del territorio all’Università di Pisa, che conosce bene la situazione del Rio Maggiore per una consulenza prestata pochi anni fa al comune toscano.

 

Che cosa è successo tecnicamente a Livorno, da un punto di vista idrogeologico?

A Livorno, nella notte tra il 9 e il 10 settembre, è successo un evento temporalesco di proporzioni veramente eccezionali. Spesso si abusa del termine eccezionale, ma in questo caso l'evento ha avuto un “tempo di ritorno” che è stato superiore ai 500 anni, sostanzialmente quantificato tra i 500 e i 1000 anni; quindi un evento di forza inaudita. Soprattutto ha colpito la parte sud della città di Livorno, mentre per la parte nord si è suddiviso in due eventi diversi, distinti, e questo ha reso l'eccezionalità meno importante per la parte nord della città. Sono torrenti che hanno un piccolo bacino imbrifero, cioè una piccola area, di pochi chilometri quadrati, che contribuisce al loro deflusso; quindi hanno un carattere impetuoso e, soprattutto, una risposta alle piogge moto veloce: tutto succede in una, due o tre ore. Questo vale sia per il Rio Ardenza, sia per il Rio Maggiore, sia per altri corsi d'acqua che hanno creato dei problemi: il Rio Cigna, ad esempio, nella parte nord.

Lei è stato uno dei consulenti dell'opera che, pochi anni, era stata completata per mettere in sicurezza il Rio Maggiore.

Abbiamo fatto molti studi su diversi rii: sul Rio Ardenza, il Rio Maggiore e ovviamente tutto il reticolo idrografico della città; ma, questa è una cosa comune un po' in tutto il nostro paese, risulta insufficiente per valori delle piogge che hanno tempi di ritorno significativi. In particolare sul Rio Maggiore sono state realizzate delle casse di espansione, e sono state dimensionate per quello che dice la normativa, cioè per tempi di ritorno pari a 200 anni. Quello successo nella notte del 9 e 10 settembre è stato un evento di molto superiore rispetto a quello che alla pioggia che doveva essere considerata dal progetto.

Quali sono i territori più a rischio in Italia?

Il nostro è un paese critico da un punto di vista idrogeologico; perché abbiamo territori collinari, montuosi, grandi precipitazioni, e questi sono fattori che creano elementi di rischio. Le nostre città si sono sviluppate nelle zone alluvionali, dove poi vanno a concentrarsi il grosso della portata e della precipitazione che cade nei versanti. Quindi il nostro è un territorio critico: il nostro paese è continuamente flagellato da calamità di tipo idrogeologico. Con “idrogeologico” intendiamo sia alluvioni, sia eventi franosi: un fattore costante un po' su tutto il territorio nazionale. In particolare posso parlare del territorio toscano, dove una buona percentuale della regione è classificata ad “alto” o “medio” rischio idraulico. Ciò vuol dire che con tempi di ritorno che vanno dai 30 ai 200 anni si hanno allagamenti di estese regioni.

Quanto costerebbe mettere in sicurezza una regione intera, o un comune come Livorno?

Possiamo fare alcuni esempi. Abbiamo il piano di bacino del fiume Arno, cioè gli interventi per mettere in sicurezza l’Arno e i suoi principali affluenti. Parliamo di un bacino che, come estensione, è metà della regione Toscana. Questo piano di bacino prevedeva interventi per 6.000 milioni di euro per mettere il fiume Arno in sicurezza poco più che centennale: cioè per eventi con tempo di ritorno pari a 100 anni. Ad esempio l'alluvione di Firenze del '66, l'evento più grande, l'alluvione più disastrosa che venga ricordata in Toscana, aveva un tempo di ritorno tra i 100 e i 150 anni. Questo ci fa capire quali cifre dobbiamo spendere per arrivare anche solo a una sicurezza per tempi di ritorno fino a 200 anni, oggi di legge. Se parlassimo solo del comune di Livorno, potremmo quantificare questi interventi intorno agli 80 o 90 milioni di euro.

Quando si è cominciato, in Italia, a costruire senza tener conto dei problemi di protezione idraulica del territorio?

I nostri avi avevano una grande cura del territorio. Noi abbiamo cominciato a perdere alcune tradizioni, o comunque abbiamo confinato i fiumi in alvei troppo stretti; abbiamo cominciato a urbanizzare in maniera indiscriminata alcune zone, soprattutto nella seconda parte del secolo scorso. Direi che i periodi peggiori, forse quelli più critici, sono stati gli anni '70/80 del secolo scorso. Erano anni in cui, storicamente, le piogge erano anche minori;  cioè, anche nella variabilità temporale delle piogge, sono stati decenni in cui è piovuto un po' meno. Questo forse non ha messo la giusta attenzione sulla difesa idraulica o idrogeologica del nostro territorio.

L’abusivismo invasivo dei territori fragili è un problema del passato o continua ancora oggi?

Io ritengo che sia stato un grande problema del passato. Oggi, le leggi e gli strumenti di controllo del territorio che abbiamo sono molto accurati. Sempre facendo un esempio sulla regione Toscana, diciamo che oggi, queste problematiche, praticamente non si verificano più; anzi è ormai da un decennio, direi dal 2000, che si sta addirittura facendo il contrario: cioè si stanno riallargando alcuni corsi d'acqua. Si stanno trovando nuovi alvei, dove ovviamente l'urbanizzazione non permette più di avere un percorso semplice verso il mare. Quindi, in gran parte, io lo riterrei un problema superato. Certo è che i danni causati nei decenni scorsi, ovviamente, non sono di facile soluzione: non sono così semplici da superare.

I canali del centro di Livorno Foto: Cogitosergiosum / Pixabay.com
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