Costa: il Ministero dell'Ambiente non va trascurato. Al Governo non chiedo più soldi ma aiuto per progetti concreti. In evidenza

Scritto da   Martedì, 09 Ottobre 2018 19:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Il Ministro annuncia i nuovi parchi del delta del Po e del Matese. Presto le leggi su consumo di suolo e "salva mare". Contro il bracconaggio: prevenzione, formazione e inasprimento pene. Stop ai diesel: prioritario salvare vite umane. 

Dal giugno scorso il Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare è guidato da Sergio Costa. All'ex Generale del Corpo Forestale il mondo dell'ambientalismo italiano riconosce il merito di aver combattuto la criminalità che alimenta la mala gestione dei rifiuti nelle terre dei fuochi. Nei primi quattro mesi da ministro si è espresso per una soluzione del problema dell'amianto; per l'aumento di fondi contro il dissesto idrogeologico e per la tutela dei parchi; oltre ad aver perorato decisamente la causa dell'acqua come bene comune in sede europea. Lo abbiamo incontrato per parlare di alcuni provvedimenti importanti che il suo ministero sta per varare nell'ambito della lotta al bracconaggio (la caccia illegale), la salvaguardia del mare dai rifiuti di plastica, e l'attesa nuova legge contro il consumo di suolo. L'intervista è stata trasmessa in “A conti fatti”, rubrica radiofonica di EconomiaCristiana.it su Radio Vaticana Italia.


Ministro parliamo per prima cosa del Piano Nazionale Anti Bracconaggio che sta per vedere la luce, questo autunno-inverno. Faceva parte anche del contratto di governo: la lotta ai reati ambientali, la tutela degli animali e, in generale, del mondo selvatico e della biodiversità. Alcuni punti salienti sono stati già anticipati: l'incremento delle sanzioni, delle pene e dei controlli. C'è qualche precisazione che si può fare, ad oggi?

Intanto la conferma che è nel contratto di governo. Quindi le cosiddette forze di maggioranza sicuramente devono approdare al risultato del piano anti bracconaggio. Però devo anche dire, e mi piace precisarlo, che nel Parlamento, anche nelle forze politiche che non compongono l'attuale maggioranza, non trovo un motivo per non essere d'accordo. Parliamo ovviamente di inasprimento delle pene; non soltanto però in una visione repressiva, ma anche preventiva. Quando parliamo di ambiente (e la tutela della fauna selvatica fa parte del “grande pianeta” della tutela della natura) noi dobbiamo cercare di arrivare prima, affinché il danno non venga cagionato; perché dopo diventa mera repressione, che pure è utile ma deve diventare la cura della patologia. Noi dobbiamo fare in modo che non si entri nella patologia. Per fare questo c'è bisogno di un sistema preventivo. Intanto un piano formativo e informativo, partendo dalle scuole. Su questo già c'è un accordo con il MIUR (Ministero dell'Istruzione Università e Ricerca, nda.) quindi con il collega Bussetti, per entrare nelle scuole: per incominciare a rappresentare che cosa voglia dire “fauna selvatica” ai bimbi, che poi diventeranno adolescenti e adulti. Ovviamente è un piano a medio-lunga gittata. Poi c'è anche tutto ciò che attiene all'informazione presso i soggetti che lavorano sulla tutela del territorio, per esempio: formare le forze dell'ordine per renderle più specializzate in determinati campi; formare le autorità amministrative, affinché possano essere più persuasive negli sportelli di comunicazione. Poi, ovviamente, ciò si accompagna al momento repressivo, ahimè inevitabile.

È possibile che nel piano ci siano misure come i provvedimenti localizzati nel territorio italiano, dove ci sono i famosi “hot spot” del bracconaggio?

Quelli già ci sono: appunto gli spot del bracconaggio. Tra l'altro io provengo da uno di quelli: la zona delle cosiddette “vasche” di Napoli e Caserta (bacini allagati artificiali gestiti dalla malavita organizzata per la caccia illegale a specie protette, nda.). È una delle zone di migrazioni, ma penso anche alla Calabria, ad alcune isole, al bresciano con la “Operazione archetti” (gli archetti sono trappole rudimentali ma efficaci per la cattura di uccelli di piccola taglia, nda.). Questi hot spot oggi sono monitorati da quello che un tempo era il Corpo Forestale dello Stato, adesso Carabinieri Forestali. Il mio intento è invece andare oltre, cioè strutturare questo sistema: ottenendo il dato sul bracconaggio, si ottiene anche il dato della concentrazione delle problematiche da bracconaggio. In questo caso si può intervenire in modo più strutturale, con l'aumento delle forze di controllo, ma anche con l'aumento delle capacità di persuasione preventiva a cui mi riferivo prima; perché lì c'è una tradizione al reato che deve essere anche, in qualche modo, interrotta.

Passiamo all'argomento del consumo di solo che lei ha definito, meritoriamente: priorità del suo dicastero. C'è una proposta di legge, la 63, presentata in Parlamento dall'attuale maggioranza quando era minoranza nella precedente legislatura. Presenterà una sua proposta, appoggerà questa, o ci sono in vista altre iniziative del Governo su questo fronte?

Intanto la novità che la settimana prossima (questa, nda.) verrà depositata in Parlamento la nuova norma sulla difesa del suolo: sul “consumo” del suolo e sullo “spreco” di suolo. Sarà una norma di maggioranza, incardinata dai parlamentari alla quale, l'ho già detto pubblicamente in Senato, darò il mio contributo. Che cosa vuol dire? Ovviamente la appoggio; oltre ad appoggiarla mi ci affianco per poterla migliorare se ci sarà da migliorare. Se invece sarà perfetta così, meno male. La novità importante è che se ne inizia a discutere dalla settimana prossima. Vuol dire che era una priorità dell'azione di questo Governo, e i fatti lo dimostrano. Peraltro devo dire che la norma sul consumo/spreco di suolo, anche nella precedente legislatura, aveva visto più o meno concorde tutto l'arco costituzionale, seppure con le giuste diversità. Per cui nella dialettica parlamentare si parlerà anche di come migliorarla, se c'è da migliorarla; ma non credo che qualcuno la osteggi per partito preso.

Questione di tempi quindi: arriverà a dama?

Spero proprio di sì. Siamo all'inizio della legislatura: penso proprio che arriverà a dama.

Altre sue dichiarazioni programmatiche erano relative agli obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2, anche rispetto alle direttive europee. Le chiedo un commento allo stop alla circolazione dei motori diesel nel nord del paese, nelle regioni della Pianura Padana, che è la notizia di questo autunno. Anche il Ministero ha avuto un ruolo nel mettere d'accordo le regioni su queste norme, che sono un po' a macchia di leopardo, però vanno in quella direzione.

Oltre il concetto del diesel parliamo di smog, in questo caso, altrimenti parcellizziamo la riflessione. Tenga conto che siamo in codice rosso: le agenzie internazionali stimano che mediamente l'Italia perde, ahimè, 80 mila vite all'anno a causa della pressione dello smog. È una cifra pazzesca, per questo parlavo di codice rosso. Che cosa ho fatto il Ministero? Non in modo apodittico, da solo, ma insieme in particolare alle regioni della Padania, dove questo problema è maggiormente sentito, si è stabilito che alcune determinate categorie di vetture, sotto Euro 3, non potessero circolare; perché inevitabilmente dobbiamo accettare l'idea che o salviamo le vite umane o non sappiamo come uscire da questa vicenda. Io non me la sento di non salvare le vite umane, ma nessuna regione mi ha detto il contrario. Quindi l'accordo è stato di fare un lavoro del genere e, certo, modificare anche un po' lo stile di vita, del trasporto quotidiano, di tante migliaia se non milioni di cittadini d'Italia; però per un fine altamente positivo: in un certo qual modo a tutela degli stessi che utilizzavano quei mezzi. Però siamo andati anche oltre: perché in parallelo, insieme al MIT (Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, nda.), il Ministero dell'Ambiente sta costruendo un percorso per una mobilità alternativa. Una mobilità alternativa che vede il total electric come punto di arrivo e il plug-in (motorizzazioni ibridi, nda.) come punto di transizione, dando modo al cittadino di essere comodo: penso ad esempio che si devono mettere le colonnine per il rifornimento. In questo senso le porto un esempio che rientra nel mio ministero e, seppur piccolo, secondo me è molto simbolico e significativo: il Parco Nazionale del Cilento in Campania ha chiuso un accordo per cui, in ognuno dei circa 80 comuni del parco, ci sarà almeno una colonnina messa a disposizione dall'Enel, manutenzione ordinaria e straordinaria compresa per un certo numero di anni, per favorire il trasporto privato e pubblico, plug-in o total electric. L'impegno del Ministero dell'Ambiente è provare a fornire qualche bus elettrico, per esempio al parco nazionale, perché così si cambia anche il meccanismo del trasporto pubblico. Il total electric o il plug-in vanno bene nel mezzo privato e nel mezzo pubblico, ma se favoriamo sempre di più il mezzo pubblico avremo meno macchine che circolano per unità di tempo sul territorio. Quindi avremo anche meno intasamenti che ci fanno perdere tante ore seduti in macchina inutilmente, e ci godremo un po' meglio altre cose della vita.

Lei è direttamente promotore di una legge che lei stesso ha denominato “salva mare”. La presenterà, immagino, a giro di posta in Parlamento. Ci può dare qualche anticipazione o qualche dettaglio in più?

Ho giocato con le parole “salva mare”, perché c'è la parola “mare” ma c'è anche “amare”, quindi: “amare il mare”, in un certo qual modo. È una legge che vuole anticipare di circa quattro anni la direttiva europea che verrà, e che io ho già votato favorevolmente ma che ha il suo percorso tecnico, sulla tutela del mare dalle plastiche. Per la prima volta nella storia della Repubblica Italiana vogliamo anticipare l'Europa e non aspettare che ci imponga di applicare una legge che nasce da una direttiva. Comunque abbiamo aggiunto dei passaggi: come proviamo a togliere le plastiche monouso dal territorio e dal mare? Per esempio possiamo farci aiutare dai pescatori, che sono degli alleati e non una controparte. Abbiamo costruito un percorso di aiuto: quando i pescatori raccolgono la plastica, e consideri che mediamente è il 50% del pescato, quindi un'enormità, invece di doverla rigettare a mare (perché in base alla vecchia legge altrimenti sarebbero considerati trasportatori illeciti di rifiuti) la possono portare all'isola ecologica presso l'autorità portuale, senza rischiare niente; ed entrerà nel ciclo ordinario dei rifiuti solidi urbani, seppur di natura speciale perché sono delle plastiche. Questo per farle un esempio concreto. Ma lei mi intervista oggi, il 3 ottobre: noi domani mattina saremo il primo ministero plastic free della storia della Repubblica. Domani mattina, non per caso giorno di San Francesco patrono d'Italia, non avremo più bicchieri, cannucce, bottiglie di plastica usa e getta nel Ministero. Se non iniziamo noi, come Ministero dell'Ambiente, non possiamo chiedere poi alle famiglie di essere plastic free.

L'anno scorso è stata approvata la riforma della legge quadro sui parchi, ancora discussa dalle associazioni ambientaliste. Essenzialmente si discute se dare più peso alle comunità e alle politiche locali oppure alla governance nazionale. Lei ha detto che vorrebbe tornare sull'argomento. Quali sono le direzioni del Ministero, in questo caso?

La 394 è una legge del 1991, quindi ormai è abbastanza datata. È una sorta di “bibbia ambientale” per quando è nata: cinque anni dopo la nascita del Ministero che per la prima volta vide la luce nel 1986. Però è anche vero che adesso va un po' aggiornata. Secondo me tra gli elementi più importanti c'è la governance. Dobbiamo fare in modo che gli enti parco, parchi nazionali e aree marine protette, possano assumere persone e specialisti: penso al laureato in ingegneria ambientale, al biologo, al veterinario, al forestale, a tutte quelle conoscenze tecniche di cui oggi l'Italia è maestra. Abbiamo delle scuole di formazione e delle università assolutamente di profilo internazionale, checché si possa dire della nostra capacità formativa. Invece molti sono all'estero ahimé...

... e purtroppo molti senza lavoro...

... e peraltro senza lavoro. Che nella nuova governance dei parchi possano esserci queste risorse giovani e preparate: perché andarle a cercare altrove se le abbiamo noi? Questa è una cosa che io ho già detto alla Camera e al Senato e anche lì non ho trovato nessuno in disaccordo. Non perché, come nel vecchio sistema partitico, si potrebbe pensare che le assunzioni facciano sempre piacere a tutti; quanto perché è una risposta concreta su territori che hanno bisogno di essere tutelati. I parchi nazionali sono il tabernacolo della natura. Noi non possiamo non considerarli come il centro preferenziale della tutela ambientale d'Italia.

Si può confermare che saranno anche istituiti nuovi parchi? Si parla da “secoli” di un parco del delta del Po, che tutti invocano.

Si. Assolutamente, noi vogliamo fare nuovi parchi. Penso al delta del Po nel centro nord; penso al Matese nel centro sud; ma anche ad aree marine protette che sono ormai disseminate in tutta Italia, e ce ne sono altre, pronte ad essere firmate. Hanno i loro percorsi burocratico-amministrativi, però è mio personale intento firmarle al più presto. Più abbiamo tutele ambientali particolari del nostro territorio, più lo rendiamo un territorio naturalisticamente completo. Non dimentichiamo che l'Italia è il paese che ha la maggiore biodiversità del continente europeo; e che ha una biodiversità, in termini proporzionali, addirittura paragonabile all'Africa, che ne ha tanta. È banale: perché la dovremmo perdere? È anche un modo per fare economia: economia verde.

Tante cose di cui lei ha parlato, ha annunciato, ha messo nelle sue linee programmatiche, sono molto costose. Penso alla bonifica dell'amianto, alla governance dei parchi... Ovviamente non dipendono tutte dal suo dicastero. Pensa che questo Governo, nel quinquennio, avrà la volontà e la forza, anche economica, di seguire queste politiche ambientali molto costose?

Tenga conto che noi, come Ministero dell'Ambiente, siamo come il prezzemolo: stiamo in tutti i piatti. È un modo per dire che siamo molto trasversali. L'ambiente oggi è effettivamente un riferimento per altri ministeri, perché ogni volta c'è un'autorizzazione ambientale da dare. Questo già significa che ha una posizione trasversale, molto centrale. Però significa anche che non può essere trascurato, perché ce lo impone l'Europa, ce lo impone il nostro dna, e perché lo vogliamo. Sono d'accordo che è una questione di risorse, perché è sempre così; però molto è questione di volontà. Intendo dire che il bilancio del Ministero dell'Ambiente è tutto sommato abbastanza povero, rispetto altri ministeri; però i soldi vanno anche ben spesi. La prima cosa che ho detto al Ministero dell'Economia (rendendoli felici): “Non vi chiedo nuovi soldi, ma aiutatemi a spendere bene quelli che ho. Aiutatemi a costruire un bilancio con quello che ho, ma aiutandomi a spenderlo bene”. Questo è il segnale che si tutela l'ambiente: non soldi a casaccio, ma fondi per progetti concreti e reali. Su questo, devo dire la verità, al di là dei colori e delle appartenenze, in Consiglio dei Ministri non ho trovato nessuno steccato, nessuna obiezione.

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Letto 607 volte Ultima modifica il Martedì, 09 Ottobre 2018 18:14

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