Alleanza contro la povertà: risultato importantissimo se reddito di cittadinanza raggiungesse tutte le persone in povertà assoluta. Poco convinti dal ruolo dei centri per l’impiego In evidenza

Scritto da   Martedì, 16 Ottobre 2018 19:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Secondo l’ultimo rapporto Istat in Italia 5 milioni di persone vivono in povertà assoluta. Si tratta del 6,9% della popolazione e in termini assoluti è il valore più alto dal 2005. Se poi a queste si aggiungono le persone a “rischio” povertà i dati parlano addirittura di 1 italiano su 5.

Per sostenere le fasce economicamente più deboli della società lo scorso anno è stato introdotto il cosiddetto REI, il reddito di inclusione, provvedimento che probabilmente sarà superato dal reddito di cittadinanza che l’attuale governo ha annunciato all’interno della prossima manovra finanziaria.


Per capire la portata del provvedimento interviene su “A Conti Fatti” Cristiano Gori, docente di Politiche sociali all'Università di Trento, ideatore e coordinatore scientifico dell’Alleanza contro la povertà, movimento che raggruppa realtà che, dalla Caritas ai sindacati, si battono appunto per l’introduzione di misure di contrasto alla povertà.

 

Lei è stato tra gli ispiratori del REI, il reddito di inclusione varato nel dicembre 2017 dal governo Gentiloni. Tra poco, stando a quanto annunciato dal Governo, il provvedimento sarà superato dal reddito di cittadinanza.
Io sono stato l'ideatore dell'Alleanza contro la povertà, un soggetto che unisce 37 attori, dalla Caritas, ai sindacati, ai comuni, Save the children, associazioni del terzo settore e tutto il mondo che lotta contro la povertà.
L’alleanza ha proposto il Reis, reddito di inclusione sociale che ha molto influenzato la definizione del REI, il Reddito di inclusione, che può essere considerato una parte del REIS.
Il REI è ovviamente una prima misura perché raggiunge due milioni e mezzo di persone, la metà delle persone in povertà assoluta che sono 5 milioni. Il primo passo da fare quindi, qualunque sia la denominazione della misura prossima ventura, è dare una risposta a tutte le persone in povertà assoluta.

Questo il reddito di cittadinanza lo fa o no?
Stando alle dichiarazioni il reddito di cittadinanza è una misura molto ampia perché riguarda sia gli ultimi che i penultimi rivolgendosi sia a chi è in povertà assoluta, che è la miseria vera e propria, 5 milioni di persone, sia a chi è nella cosiddetta povertà relativa, cioè in condizioni di grave indigenza, ma che ancora non è povertà, considerando i quali si arriva a oltre nove milioni di persone. Il reddito di cittadinanza come disegno dovrebbe quindi occuparsi sia di chi è povero che di chi rischia di diventarlo.
Ovviamente questo non si risolverà in un anno, anche con tanti fondi a disposizione, resta perciò da capire come saranno indirizzati i soldi: la nostra richiesta come Alleanza contro la povertà è di destinarli agli ultimi; le cifre non sono chiare, ma coi miliardi annunciati si dovrebbe riuscire a dare una risposta a tutti i poveri assoluti.

Affermate che, in caso di partenza graduale del reddito di cittadinanza, i primi ad essere sostenuti potrebbero non essere gli ultimi, bensì i penultimi. Cosa vuol dire?
Questo è uno dei rischi.
È la stessa battaglia che abbiamo fatto con i governi Renzi e Gentiloni perchè all'inizio si partiva solo da alcuni poveri e noi affermavamo che l'unico criterio equo fosse partire dagli ultimi in base alle condizioni economiche (utilizzando unicamente il reddito come criterio ndr) . Alla fine ci siamo poi arrivati perché il REI prende i due milioni e mezzo di più poveri tra i poveri economicamente.

Possiamo tuttavia dire che se verrà mantenuto quanto promesso è una misura che nella sua piena applicazione aumenterà sia la platea dei destinatari del beneficio che l'importo dell'assegno.
Certo. Il reddito di cittadinanza come disegno vuole andare ben oltre, ma l’Alleanza contro la povertà nasce per dare una risposta ai poveri assoluti, non perché gli altri non ne abbiano bisogno, ma perché questo è il nostro obiettivo specifico.
Le informazioni che abbiamo portano a dire che se questi stanziamenti saranno ben utilizzati potranno consentire di dare una risposta a tutte le persone in povertà assoluta e questo sarebbe un risultato importantissimo.

Come Alleanza non siete molto convinti del ruolo che all'interno del pacchetto reddito di cittadinanza dovrebbero avere i centri per l'impiego.
Noi siamo convinti dell’importanza dei centri per l'impiego, ma il nodo sta nel loro ruolo.
Nel disegno del reddito di cittadinanza ai centri per l'impiego viene data quella funzione di governo complessivo del welfare locale e di accesso alla misura che oggi per il REI è affidata ai comuni.
Questa sarebbe una scelta errata per diversi motivi: il primo è che la povertà non è legata solo alla mancanza di lavoro, ci sono tante situazioni dove c'è lavoro e c’è povertà perché legata a questioni psicologiche, di istruzione, oppure avere un lavoro poco remunerato; non si può ridurre tutto a una questione di lavoro.
Dall'altra parte ci si dimentica dell’esistenza di più target di riferimento: nella popolazione in povertà assoluta i tassi di occupabilità nell'immediato sono piuttosto bassi per cui l’enfasi di questi giorni sul fatto che il reddito di cittadinanza porterà le persone al lavoro è totalmente malposta perché negli altri paesi misure contro la povertà assoluta hanno successo se riescono a portare il 25 per cento degli utenti ad avere un lavoro.
Con la povertà assoluta, con la miseria ci vogliono tempi più lunghi, per chi è in povertà assoluta è giusto che il governo della misura resti in mano ai comuni.
L’altra fascia di utenti potenziali del reddito di cittadinanza, quella sopra la povertà assoluta, è composta da persone che hanno possibilità di reinserirsi più elevate e per loro ha invece un senso da dare un ruolo di governance ai centri per l'impiego.
È giusta l'idea di rafforzare i centri per l'impiego, ma non dandogli il governo della misura. Rafforziamoli perché sono molto deboli e se comunque c'è l'obiettivo di portare un povero assoluto su tre a lavorare grazie a questa misura, che è un signor obiettivo, il centro per l'impiego serve come attore che si occupa di uno specifico, ma non come soggetto regolatore complessivo.
In sostanza si potrebbe da una parte sviluppare il REI nella direzione della cittadinanza per la povertà assoluta e dall'altra parte rafforzare le politiche per il lavoro per l'occupazione di chi è a rischio povertà.

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