Cop24 che delusione. Il commento di Earth Day Italia In evidenza

Scritto da   Martedì, 18 Dicembre 2018 19:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Cop24 che delusione. Il commento di Earth Day Italia

Tre anni fa a Parigi durante la ventunesima conferenza sul clima tutti i paesi del mondo si accordarono per contenere il riscaldamento globale possibilmente entro un grado e mezzo a fine secolo con la deadline fissata 2 gradi, superati i quali i cambiamenti climatici rischiano di diventare irreversibili.

Da allora altre due conferenze, Cop 22 a Marrakech e Cop 23 a Bonn hanno cercato di dare concretezza e attuazione a quell’importante accordo politico e pochi giorni fa si è chiusa un'altra conferenza molto importante la Cop 24 che si è tenuta in Polonia nella città di Katovice.
Era un appuntamento strategico e molto atteso che Roberta Cafarotti, responsabile scientifico di Earth Day Italia, commenta nello studio di “A Conti Fatti”, trasmissione a cura di Economia Cristiana trasmessa da Radio Vaticana Italia.

 

Quali erano gli obiettivi di questa Cop e, soprattutto, sono stati raggiunti?
Si trattava di una Cop tecnica cui, per intenderci, non hanno partecipato i capi di governo. Era una Cop in cui bisognava scrivere quello che si chiama Rulebook, cioè un insieme di regole rispetto alle quali l'accordo di Parigi potesse diventare operativo. È Cop che ha in parte deluso, è una Cop in cui si è vista una scarsa collaborazione tra i paesi, l’opposto del clima che avevamo invece respirato in occasione dell'accordo di Parigi. Abbiamo visto ogni paese andare un po’ per conto proprio, abbiamo assistito a comportamenti ambivalenti come quello degli Stati Uniti o dell'Australia che da una parte partecipano ai negoziati e dall'altra introducono temi a difesa dell'economia basata sulle fonti fossili, abbiamo visto lo scarso entusiasmo di paesi che invece erano partiti molto bene e con impegni importanti, come la Cina e l'India, che vedendo decadere l'interesse fanno fatica a farsi carico di accordi vincolanti a livello internazionale.
Inoltre va detto che questa Cop si è realizzata in Polonia che è un paese che basa tutta la sua economia sulle fonti fossili, in particolare sul carbone, e questo sicuramente non ha agevolato il dialogo tra i paesi.

Una frattura che è stata evidente già alla fine della prima settimana quando si è discusso sull'accettazione di un rapporto e realizzato dall’IPCC, il panel intergovernativo sui cambiamenti climatici, cosa è accaduto?
L’IPCC ci ha detto che non abbiamo più tempo a disposizione, abbiamo dodici anni.
Più acquisiamo conoscenze scientifiche, più il tema dei cambiamenti climatici si fa fosco e per questo l'accordo raggiunto a questa Cop24 non soddisfa nessuno perché è un accordo ancora attendista, attenderemo nel 2020 di vedere finalmente gli impegni vincolanti dei paesi.
È ormai chiaro a tutti che i politici che erano presenti non hanno ancora chiara la gravità della questione, o meglio alcuni politici perché, questo va detto, tanti paesi invece si stanno adeguando.

Aspettiamo con ansia il Piano Nazionale Energia e Clima. Nel frattempo il Ministro Costa ha avanzato la candidatura italiana per la Cop26 del 2020. È un segnale forte dell'impegno del nostro paese sul fronte del cambiamento climatico?
È un elemento molto interessante, soprattutto per la società civile italiana.
Per adesso abbiamo presentato la candidatura, se la Cop dovesse realizzarsi in Italia sarebbe un'occasione importante per portare il nostro valore come paese che in parte è ambizioso, ma che nei fatti ancora deve dimostrare molto. Come detto attendiamo il Piano Energia e Clima e speriamo.

Il caso dei gilet gialli in Francia fa capire la necessità di affrontare i temi delle disuguaglianze sociali per affrontare la transizione energetica.
È una relazione molto stretta.
Per fare un altro esempio se non prenderemo in considerazione in maniera seria i cambiamenti climatici ci troveremo di fronte a fenomeni migratori molto importanti che quindi vanno presi in seria considerazione; bisogna essere estremamente lungimiranti.
È un tema che ci è molto caro; Caritas, Missio, Focsiv e tantissime altre organizzazioni seguiamo una campagna di sensibilizzazione e mobilitazione che si chiama “Chiudiamo la forbice” proprio perché il risolvere i problemi delle disuguaglianze sociali significa anche risolvere questioni di natura ambientale.
Sono questioni strettamente correlate e entrambe hanno come oggetto del contendere il bene comune.

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