Mine antiuomo, a 20 anni di distanza dalla messa al bando ancora 7.000 morti. Italia impegnata in prima linea In evidenza

Scritto da   Martedì, 29 Gennaio 2019 12:45 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Mine antiuomo, a 20 anni di distanza dalla messa al bando ancora 7.000 morti. Italia impegnata in prima linea

Alla fine della prima guerra mondiale le vittime civili costituivano il 5% del totale.
Tuttavia, le grandi innovazioni tecnologiche che hanno caratterizzato tutto il secolo scorso e l’inizio di quello attuale e la presenza di conflitti meno “convenzionali” hanno modificato profondamente gli scenari di guerra che oggi vedono coinvolti meno soldati, ma che non risparmiano nessuno. Città per città, casa per casa oggi i conflitti armati causano più morti fra i civili che fra i militari.
E anche dopo la fine del conflitto la popolazione non può certo sentirsi al sicuro. Sono infatti migliaia le persone che anche in tempo di pace rimangono ferite o uccise a causa delle mine antiuomo o degli ordigni inesplosi che rendono pericolosi strade, campi, terreni agricoli.

 

Le mine antiuomo sono state vietate a livello mondiale con Trattato di Ottawa del 1997, ratificato da 138 paesi fra cui l'Italia, ma a distanza di 20 anni, nel 2017, ancora oltre 7.000 persone hanno trovato la morte a causa di questi ordigni, come ha segnalato il Landmine monitor 2018.
Nel nostro paese è la Campagna Italiana contro le mine a battersi perché questo scempio abbia fine. Il suo presidente, Giuseppe Schiavello, è intervenuto su questo delicato argomento all’interno di “A Conti Fatti”, trasmissione a cura di Economia Cristiana, trasmessa da Radio Vaticana Italia.

 

Secondo il Landmine monitor 2018, nel 2017 sono aumentati gli investimenti della comunità internazionale sul fronte dello sminamento: 673 milioni di euro in crescita di circa 200 milioni rispetto all'anno precedente. C'è però ancora molto da fare.
Fortunatamente i fondi sono aumentati, grazie a diversi donatori internazionali tra cui Stati Uniti, Germania, Unione Europea, Norvegia, Giappone e anche l'Italia che è tra i primi dodici, tredici paesi donatori.
È aumentato questo importo per le bonifiche, ma sono aumentate anche le aree di conflitto e il problema degli ordigni inesplosi perché ricordiamo sempre che quando parliamo di bonifica non parliamo soltanto di mine o sub munizioni cluster, ma di tutti gli ordigni inesplosi che rimangono sul territorio alla fine di una guerra; tra questi ci sono anche le trappole improvvisate che spesso gli eserciti o le formazioni terroristiche come Daesh lasciano all'interno delle case, dei pozzi o di tutte le infrastrutture che potrebbero essere utilizzate.

Quali sono i teatri di guerra dove ancora vengono usate mine e cluster bomb e quali i territori che più vivono la tragedia degli ordigni inesplosi?
Abbiamo una serie di eredità che rimangono dalle guerre degli anni Settanta perché questi ordigni rimangono inesplosi anche per 50 anni dopo essere stati posizionati o lanciati come le sub munizioni cluster che per un cattivo funzionamento rimangono lì in attesa che qualcuno le tocchi involontariamente.
Ci sono territori come la Cambogia, ma anche in Colombia sono state utilizzate molte mine antipersona; gli scenari al momento peggiori e i territori più contaminati credo siano Yemen, Siria e lo stesso Afghanistan. Non possiamo fare una stima specifica per la Siria, ma siamo certi che appena si potrà si vedrà un teatro terrificante rispetto all'uso di questi ordigni.
Ovviamente abbiamo anche il Myanmar, la Nigeria, il Pakistan dove vengono utilizzati anche dai gruppi che normalmente noi chiamiamo corpi non statali, ovvero gruppi non riconosciuti, spesso considerati terroristi.

In che modo terrorismo e scenari di guerra non convenzionali stanno cambiando questo fenomeno?
Il fatto che l'uso di queste armi sia proibito ne rende minore la disponibilità perché il commercio legale è fermo, in fondo è una violazione di fatto del diritto umanitario internazionale, del diritto alla sicurezza delle popolazioni. Ovviamente il problema fondamentale diventa l'uso diciamo terroristico, un uso odioso di alcune di alcuni armi.
Ad esempio nello Yemen la coalizione che conduce questa guerra  ha utilizzato in maniera massiva cluster bomb anche nei centri abitati e questo non costituisce solo un problema di convenzioni sulle armi con effetti indiscriminati, ma si configura come una violazione della Convenzione di Ginevra.
Si tende a voler terrorizzare le popolazioni e a rendere inservibile anche lo scenario socio economico: questi sono spesso paesi a vocazione agricola o che vivono di pastorizia e quelle che per noi sono le attività giornaliere di andare al lavoro per queste persone possono essere andare in un pascolo, piuttosto che a un pozzo o in un campo da irrigare.
Addirittura non sono sicure le case che vengono trappolate in modo da non renderle più utilizzabili se non facendo delle vittime. In particolare vengono trappolati i generatori elettrici per cui una persona che rientra nella propria casa, ammesso che la ritrovi non distrutta, accendendo la luce salta in aria perché hanno posizionato un ordigno che s'innesca così.
È drammatico, ma è la triste realtà.

L'Italia ha sottoscritto sia la convenzione di Ottawa che quella di Oslo che mettono al bando rispettivamente le mine antiuomo e le munizioni cluster e, come accennato poco fa, è molto impegnata nei finanziamenti internazionali per la bonifica dei territori. Sul fronte interno vi state battendo per far sì che ci sia anche uno stop al finanziamento indiretto alla produzione di questo tipo di armi.
Il nostro paese è pienamente coinvolto in quella che noi definiamo come la “main action” cioè le attività che riguardano il supporto ai paesi che hanno il problema delle mine e delle cluster e quelle che mirano all'universalizzazione del trattati. È pienamente impegnata pur essendo stata negli anni ‘90 una grande produttrice di mine: ha smesso di produrle e venderne già nel ‘94 con una moratoria internazionale ed ha una serie di leggi che fanno onore al nostro paese.
Proprio perché su questo tema ha una leadership basata sull’esempio, l’Italia con la società civile e una serie di parlamentari sta cercando di promuovere una legge che è già arrivata alla firma del Presidente della Repubblica, ma è tornata indietro per un vizio costituzionale.
La legge proibisce attraverso intermediari finanziari abilitati, fondi, sicav, banche, assicurazioni, di finanziare indirettamente aziende che costruiscono mine antipersona e cluster bomb, già vietate da queste convenzioni.
Questo significa che io Italia non solo non le costruisco, non le vendo, non le produco, non le importo, ma voglio anche che non arrivino fondi italiani a quelle aziende che invece continuano a produrre ed evidentemente a vendere a quegli stati che magari ancora non fanno parte di questa convenzione, sono pochi ma ci sono.
La legge in questo momento è in Commissione finanze ed ha un iter privilegiato perché è già stata una legge mandata alla firma della Presidenza della Repubblica che ha rilevato un problema con una legge già esistente.
Il problema riguarda la legge di ratifica della convenzione di Oslo che condanna penalmente anche chi fa supporto finanziario mentre questa legge sembrava depenalizzare la responsabilità degli intermediari finanziari o degli amministratori legali; non era così nelle intenzioni, ma il vulnus evidentemente c'era perché è stato rilevato.
Noi facciamo parte parte di una rete che arriva a 1.000 organizzazioni in tutti i paesi che chiedono che venga vietato anche il sostegno indiretto a queste armi che sono armi con effetti indiscriminati ed è per questo che sono state messe al bando.
Armi con effetti indiscriminati significa che uccidono e feriscono più civili, bambini, anziani, persone che sono occupate nelle faccende giornaliere, piuttosto che funzionare come deterrente militare. Sono armi a vocazione terroristica, a noi piace definirle semi di carneficina.
Il nostro paese ha una riconoscibilità, è impegnato in tutti gli scenari internazionali, anche il nostro genio militare è impegnato in alcuni scenari come il Libano e crediamo che possa essere un ennesimo fiore all’occhiello poter andare nei consessi internazionali e portare una legge così ben definita come quella che si sta discutendo oggi.

Immagine: Kyle Simourd https://www.flickr.com/photos/89241789@N00/153301700/
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