La Siria dal confine giordano - Intervista a Marco Rotunno Capo missione di FPSC Giordania

Scritto da   Sabato, 07 Settembre 2013 00:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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In queste settimane gli equilibri internazionali stanno dipendendo dalla questione siriana e dalle risoluzioni in atto. Grande è la tensione, come la paura per un nuovo conflitto che potrebbe avere ripercussioni su scala mondiale. La situazione in Siria è drammatica per gli scontri tra governo e ribelli e chi può cerca la fuga nei paesi vicini. Per avere un punto di vista da parte di chi si occupa di accogliere chi fugge, abbiamo incontrato Marco Rotunno Capo Missione per FPSC (Fundación Promoción Social de la Cultura) , una Ong spagnola che in Giordania si occupa di progetti di sviluppo e che attualmente assieme alle altre organizzazioni sta confrontandosi con l'emergenza profughi.

Qual'è la situazione attuale per quanto riguarda i rifugiati siriani in Giordania?

Qui in Giordania, i rifugiati giunti in un anno fino ad oggi sono circa 800.000, un grande numero per un paese che ha 6 milioni di abitanti. In particolare quasi 150mila profughi sono stati accolti in quello che è il secondo campo rifugiati più grande al mondo, che ha aperto soltanto l'Agosto scorso nel villaggio di Za'atri (a 17 km dal confine siriano), divenuta la "quarta città" giordana per popolazione. Il resto dei profughi siriani si divide in altre città, cosiddette “host communities” o comunità ospitanti: sono soprattutto quelle del nord, ma ora dato che il numero lì è altissimo, stanno andando pure a sud. Altre circa 40.000 persone in questi giorni aspettano ammassate al confine giordano.

Per quanto riguarda i confini, la Giordania non ha mai chiuso le frontiere: i passaggi di confine legali ed illegali sono 13, compresi i sentieri di montagna tra le alture del Golan. Il problema reale è in Siria dove ribelli e governo combattono, bloccando quelli che vogliono uscire. La situazione è preoccupante: sono ben 4 milioni i profughi interni, a confronto dei 2 milioni e mezzo di i rifugiati esterni nei paesi confinanti (Turchia, Libano, Giordania e ora anche Iraq).

 

La ONG FPSC normalmente si occupa di progetti di sviluppo. Puoi raccontarci in particolare dove opera, cosa fa e come è cambiata la sua presenza sul territorio soprattutto negli ultimi mesi?

Fino a qualche mese fa, noi di FPSC, avevamo solamente progetti di sviluppo. Gli unici di emergenza erano a Gaza dal 2008, dopo Piombo Fuso. Qui in Giordania abbiamo tuttora due progetti di sviluppo in corso, uno sulla gestione di risorse idriche coi piccoli contadini e l'altro con i disabili.

Da gennaio scorso con la ONG giordana Al-Hussein Society (AHS), con la quale io personalmente lavoro dal 2010, abbiamo deciso di usare con i profughi siriani la stessa modalità già usata coi giordani. Si tratta di girare con una clinica mobile che porta il team ovunque (quindi anche al campo di Za'atri) per far visite mediche e vedere cosa serve. Ad Amman produciamo “mobility aids” (sedie adattate per i vari casi, tra cui quelli di paralisi cerebrale, sedie a rotelle, stampelle ecc.) e protesi per disabili e anziani e per chi non può camminare. Poi torniamo con la clinica mobile per applicarle a chi ne ha bisogno. Noi le diamo nel campo di rifugiati di Za'atri e anche in 3 regioni della Giordania.

Ora, dato l'altissimo numero di persone amputate dai bombardamenti, il numero di protesi richieste è altissimo e le protesi sono costosissime. Le ONG che lavorano coi disabili sono poche, soprattutto quelle che producono e distribuiscono protesi. Per questo UNHCR (l'agenzia dell'ONU per i rifugiati) ha chiesto a FPSC di potersene occupare poiché abbiamo un centro specializzato a Amman e lo staff qualificato. Il grande problema è pagarle: il prezzo medio é di circa 300 euro, ma a volte anche molto di più. E gli amputati dalle bombe sono tantissimi, di tutte le età, dai bimbi di un anno, a madri incinte, ogni età.

Non abbiamo fondi abbastanza per ora. Per fare un esempio concreto, il progetto di Za'atri é molto piccolo, sono solo 50.000 euro. Questi fondi comprendono tutto: lo sitpendio del team che va e fa le visite per vedere il tipo di protesi servono a ciascuno, lavorazione delle protesi e la ridistribuzione.

 

I rifugiati finiscono in campi rifugiati e nelle cosidette "comunità ospitanti", ovvero le città. Ma c'è qualcuno che tenta altre strade, per esempio verso i paesi europei? Sono tanti o sono più quelli che rimangono?

I rifugiati che tentano l'estero sono pochissimi, credo al massimo il 2%: sono quelli che hanno i soldi per pagare un aereo e che hanno parenti o connessioni all'estero che li possano accogliere. La maggior parte rimane qui, in Turchia, in Libano e in Iraq. In condizioni disumane.


Quali sono le prospettive qualora partisse l'intervento militare di cui tanto si parla in queste settimane?

Il rischio più concreto è che arrivino sulle 20.000 persone al giorno in Giordania, per ora il massimo era stato sulle 3.000 persone, tra aprile e maggio.

A livelli più grandi, il rischio è che scoppi una guerra regionale. La Siria è il fulcro di tutto: quello che succede in Siria condiziona tutto il resto della zona. Tante sono le possibilità: un altro conflitto libanese-israeliano, il riaccendersi di scontri tra Israele e Palestina, un nuovo fronte israeliano-siriano, un conflitto interno in Libano (dove già ci sono scontri tra pro e contro Assad). Tutto ciò se non interviene anche l'Iran o la Russia che ha la sua flotta più grande dell'area a Tarsus, appunto in Siria.

 

Per i "molti" che rimangono di cosa c'è bisogno? Una persona dall'Italia, per esempio, può contribuire in qualche modo per aiutare i rifugiati?

Per coloro che rimangono manca tutto: alloggio, cure mediche, cibo, acqua, servizi igienici, scuola, protezione, e tanto altro. Dall'Italia si può fare tanto. I bisogni sono infiniti. Qualsiasi aiuto, anche minimo, qui é indispensabile. In particolare per sostenere FPSC c'é un conto corrente italiano (abbiamo un ufficio in Italia) dove si potrà versare il contributo, che poi verrà inviato direttamente qui.

 

I riferimenti sono

C/C intestato a FUNDACION PROMOCION SOCIAL DE LA CULTURA
IBAN:  IT 95 T 02008 05022 000101374368
BIC/SWIFT: UNCRITM1B92
CAUSALE: EMERGENZA RIFUGIATI SIRIANI - Nome e Cognome del donante
C.F. 97645060589

Poi la persona deve mandare i suoi recapiti a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

Sito web: www.fundacionfpsc.org

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