"C'è un'Italia di cui spesso non si ha consapevolezza e che fa cose di cui essere orgogliosi." Con questo ottimismo comincia il comunicato stampa di presentazione del rapporto I.T.A.L.I.A. – Geografie del nuovo made in Italy, realizzato da Fondazione Symbola, Unioncamere e Fondazione Edison, presentato a fine giugno con il patrocinio dei ministeri degli Affari Esteri, delle Politiche Agricole, dei Beni Culturali, dell'Ambiente e di Expo Milano 2015.

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Venerdì, 24 Luglio 2015 12:07

Migliora la fiducia di imprese e famiglie

L’anagrafe delle imprese italiane, nel secondo trimestre del 2015, comincia a vedere il bel tempo. Secondo Unioncamere, rispetto allo stesso periodo del 2014, tra aprile e giugno di quest’anno gli indicatori sulla vitalità del sistema imprenditoriale segnalano una lieve ripresa delle iscrizioni ed una ulteriore, seppur contenuta, contrazione delle cessazioni. 
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La disoccupazione veleggia ufficialmente attorno al 13%, ma le aziende cominciano a guardare al futuro. Sono infatti 83mila le imprese che hanno programmato nuove assunzioni nel primo scorcio dell’anno. Per il sistema informativo Excelsior di Unioncamere e il Ministero del Lavoro, le imprese che hanno previsto di effettuare assunzioni nel I trimestre 2015 sono oltre 5mila in più dello stesso periodo del 2014. 
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Cresce il numero delle “imprese immigrate”, diventando sempre più un motore importante per l'economia italiana come di quella europea. A dirlo è il rapporto “Immigrazione e Imprenditoria” presentato il 10 luglio 2014 a Roma e realizzato dal Centro Studi e Ricerche IDOS, in collaborazione con Unioncamere, Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa, Camera di Commercio Industria e Artigianato di Roma, MoneyGram e con il supporto dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni.

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C’è un’Italia che va, nonostante tutto. E’ quella dei distretti industriali che fa registrare un saldo attivo import-export pari a 77 miliardi di euro, 278 mila imprese, 1,4 milioni di addetti, 75 miliardi di pil. Lo afferma il rapporto Unioncamere 2014. Rispetto al 2013, la percentuale di imprese che indica un possibile incremento delle principali variabili economiche è maggiore di quanto rilevato alla fine del 2012 e superiore. La stessa cosa per quanto riguarda fatturato e occupazione. A trainare sono soprattutto le vendite sui mercati internazionali: il 52,5% delle aziende distrettuali prevede, infatti, un aumento degli ordini esteri (alla fine del 2012 tale percentuale si attestava al 37,4%).

L'incertezza però resta diffusa: solo il 13% delle Imprese infatti ritiene che il distretto di appartenenza nell'arco dei prossimi tre anni avrà superato definitivamente la fase critica. Tra i distretti che si mettono in mostra, troviamo quello alimentare del Veneto, che produce, solo per fare alcuni esempi: pandoro, vino, mandorlato e formaggi. Vanno bene anche i distretti pelli, cuoio e calzature di Valdarno Superiore e tessile-abbigliamento di Empoli.


Preoccupa un fatto: anche in questo settore produttivo, il Sud rimane indietro rispetto al Nord. Per il presidente di Unioncamere Ferruccio Dardanello “la proiezione sui mercati internazionali delle filiere distrettuali ha il suo fondamento in quella cultura del produrre fatta di qualità, genialità, tradizione che nessuno potrà mai imitare, perché ha valori fondanti nel territorio e nei saperi locali, che la globalizzazione esalta anziché distruggere”.

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Gli immigrati sono una risorsa e una opportunità di cui l’Italia non può fare a meno: lo dicono numerosi studi e ricerche che recentemente sono stati pubblicati su questo argomento. Dal dossier Caritas-Migrantes, al progetto di Unioncamere “Start It Up” sulle imprese straniere, fino allo studio della Fondazione Leone Moressa sulla contribuzione Irpef, tutti concordano su una realtà migratoria sempre più presente e costante  a cui dare attenzione. E forse la politica sembra diventare più attenta.

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