Alla fine della prima guerra mondiale le vittime civili costituivano il 5% del totale.
Tuttavia, le grandi innovazioni tecnologiche che hanno caratterizzato tutto il secolo scorso e l’inizio di quello attuale e la presenza di conflitti meno “convenzionali” hanno modificato profondamente gli scenari di guerra che oggi vedono coinvolti meno soldati, ma che non risparmiano nessuno. Città per città, casa per casa oggi i conflitti armati causano più morti fra i civili che fra i militari.
E anche dopo la fine del conflitto la popolazione non può certo sentirsi al sicuro. Sono infatti migliaia le persone che anche in tempo di pace rimangono ferite o uccise a causa delle mine antiuomo o degli ordigni inesplosi che rendono pericolosi strade, campi, terreni agricoli.

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In queste settimane gli equilibri internazionali stanno dipendendo dalla questione siriana e dalle risoluzioni in atto. Grande è la tensione, come la paura per un nuovo conflitto che potrebbe avere ripercussioni su scala mondiale. La situazione in Siria è drammatica per gli scontri tra governo e ribelli e chi può cerca la fuga nei paesi vicini. Per avere un punto di vista da parte di chi si occupa di accogliere chi fugge, abbiamo incontrato Marco Rotunno Capo Missione per FPSC (Fundación Promoción Social de la Cultura) , una Ong spagnola che in Giordania si occupa di progetti di sviluppo e che attualmente assieme alle altre organizzazioni sta confrontandosi con l'emergenza profughi.

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