Alla fine della prima guerra mondiale le vittime civili costituivano il 5% del totale.
Tuttavia, le grandi innovazioni tecnologiche che hanno caratterizzato tutto il secolo scorso e l’inizio di quello attuale e la presenza di conflitti meno “convenzionali” hanno modificato profondamente gli scenari di guerra che oggi vedono coinvolti meno soldati, ma che non risparmiano nessuno. Città per città, casa per casa oggi i conflitti armati causano più morti fra i civili che fra i militari.
E anche dopo la fine del conflitto la popolazione non può certo sentirsi al sicuro. Sono infatti migliaia le persone che anche in tempo di pace rimangono ferite o uccise a causa delle mine antiuomo o degli ordigni inesplosi che rendono pericolosi strade, campi, terreni agricoli.

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Un luogo comune abbastanza diffuso afferma che dalla fine della Seconda Guerra Mondiale sia iniziato un periodo di pace che ancora perdura, a distanza di oltre 70 anni. Se è vero che non ci sono state altre guerre totali, è altrettanto vero che focolai di guerre e conflitti più o meno violenti e devastanti non hanno mai smesso di tormentare l’umanità.
Alcuni sono stati seguiti da vicino, grazie ai mezzi di informazione: come la guerra del Vietnam, i conflitti arabo – israeliani o la guerra civile Jugoslava; altri restano in secondo piano, addirittura sconosciuti all’opinione pubblica. Secondo il sito www.conflittidimenticati.it, curato dalla Caritas Italiana, ben 26 paesi nel mondo sono teatri di conflitti o guerre generalizzate. Il più vicino a noi è il Kosovo, il più lontano l’Indonesia, ma il continente più martoriato è certamente l’Africa.

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In occasione della “Giornata Mondiale dell'Alimentazione”, lo scorso 16 ottobre, Papa Francesco arrivando alla Fao ha donato e inaugurato una scultura di marmo raffigurante Aylan, il piccolo profugo siriano annegato nell'ottobre del 2015 davanti alla spiaggia di Bodrum in Turchia, con accanto un angelo con il volto segnato dal dolore. Il dono del Santo Padre è un'opera dell’artista trentino: Luigi Prevedel. Un omaggio a tutte le vittime dei naufragi in mare e un ricordo di quel bambino, che aveva solo 3 anni ed era in fuga dalla Siria.

Il Papa, insieme al direttore generale della Fao, José Graziano da Silva e a monsignor Fernando Chica Arellano, osservatore permanente della Santa Sede presso le organizzazioni e gli organismi delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura, ha sostato per qualche minuto davanti alla statua.

Prima di prendere la parola nell’assemblea, il Papa ha conversato brevemente nella Sala Cina con il direttore generale, con il direttore generale aggiunto, Daniel Gustafson e con il capo del Gabinetto, Mario Lubetkin. Al termine ha avuto luogo la firma del Libro d’Onore. Il Papa poi si è recato al secondo piano dell’edificio, nella Sala Caribe, dove ha salutato il Presidente, il Ministro degli Esteri e il Ministro dell’Agricoltura del Madagascar, i ministri dell’agricoltura di Italia, Canada, Francia e Stati Uniti d’America, il Sottosegretario dell’Ambiente di Gran Bretagna, il Segretario per l’Agricoltura di Germania, il Commissario Europeo per l’Agricoltura, il Commissario per l’Agricoltura dell’Unione Africana, il Ministro degli Esteri del Messico, l’Ambasciatore del Giappone alla FAO, il Presidente del Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo e il Direttore Esecutivo del Programma Mondiale dell’Alimentazione.

Infine nella Sala Plenaria, dopo l’apertura dell’Incontro da parte di Enrique Yeves, la proiezione del video sul tema della Giornata Mondiale dell’Alimentazione, il Direttore Generale, Josè Graziano da Silva ha dichiarato che nel mondo ci sono 740 milioni di migranti, e che mai ce ne era stato un numero così alto. Il Papa ha poi tenuto il suo discorso, in cui ha chiesto un cambiamento di rotta, affrontando temi come il patto per le migrazioni, il disarmo, il rispetto degli accordi sul clima e la giustizia sociale, “di fronte all’aumento della domanda di alimenti è indispensabile – ha detto Papa Francesco – che i frutti della terra siano disponibili per tutti”. 

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In queste settimane gli equilibri internazionali stanno dipendendo dalla questione siriana e dalle risoluzioni in atto. Grande è la tensione, come la paura per un nuovo conflitto che potrebbe avere ripercussioni su scala mondiale. La situazione in Siria è drammatica per gli scontri tra governo e ribelli e chi può cerca la fuga nei paesi vicini. Per avere un punto di vista da parte di chi si occupa di accogliere chi fugge, abbiamo incontrato Marco Rotunno Capo Missione per FPSC (Fundación Promoción Social de la Cultura) , una Ong spagnola che in Giordania si occupa di progetti di sviluppo e che attualmente assieme alle altre organizzazioni sta confrontandosi con l'emergenza profughi.

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