Alla fine della prima guerra mondiale le vittime civili costituivano il 5% del totale.
Tuttavia, le grandi innovazioni tecnologiche che hanno caratterizzato tutto il secolo scorso e l’inizio di quello attuale e la presenza di conflitti meno “convenzionali” hanno modificato profondamente gli scenari di guerra che oggi vedono coinvolti meno soldati, ma che non risparmiano nessuno. Città per città, casa per casa oggi i conflitti armati causano più morti fra i civili che fra i militari.
E anche dopo la fine del conflitto la popolazione non può certo sentirsi al sicuro. Sono infatti migliaia le persone che anche in tempo di pace rimangono ferite o uccise a causa delle mine antiuomo o degli ordigni inesplosi che rendono pericolosi strade, campi, terreni agricoli.

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Una delle priorità della Commissione Ue è quella di rafforzare Schengen poiché per preservare la libera circolazione interna è necessario sapere esattamente chi entra e chi esce. Lo ha detto il commissario Ue agli affari interni, Dimitris Avramopoulos che ha inoltre annunciato che il nuovo sistema elettronico per controllare gli ingressi e le uscite nell'area sarà varato entro il 2020. Attraverso tale sistema - scrive l'Osservatore Romano - sarà possibile registrare nome, impronte digitali e immagine visuale, oltre alla data e il luogo di ingresso, dei cittadini extra-comunitari e dovrebbe essere in grado di monitorare il rispetto della durata di permanenza per chi beneficia di un permesso di soggiorno breve (90 giorni su un periodo di 180 giorni). Attraverso questo sistema - ha spiegato ancora il commissario Ue - si cercherà da un lato di reprimere l'immigrazione illegale e dall'altro di sostenere le autorità nazionali nella lotta contro il terrorismo e altri crimini gravi. L'europarlamento voterà per confermare l'accordo informale raggiunto con i governi il 20 giugno scorso. Secondo Avramopoulos, il sistema Ees "deve essere funzionante al più tardi nel 2020".
Sul tema della ricolloazione dei migranti è intervenuto anche Donal Tusk, presidente del Consiglio europeo, che ha detto: "Quando si tratta della crisi delle migrazioni, fin dall’inizio ho fatto appello perché si costruisca una risposta europea sulle cose che ci uniscono: la protezione dei nostri confini esterni. L'ho fatto spesso, sapendo che ci sono anche idee che mettono gli stati membri in uno stato di conflitto permanente. Una di queste è il ricollocamento (dei richiedenti asilo), con le quote obbligatorie: su questo tema, un consenso è improbabile oggi, come lo era molti mesi fa". 
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