Alessandro Guarasci

Alessandro Guarasci

La spirale della deflazione non lascia l'Europa ed è il segnale di una crisi dei consumi, che soprattutto in Italia, è senza precedenti. A dicembre nell'area euro, i prezzi sono scesi dello 0,2%, ma la Ue è convinta che "il periodo di bassa inflazione continuerà nel breve termine e che l'inflazione tornerà a salire con il graduale rafforzamento dell'economia e con l'aumento dei salari". Lo ha detto la portavoce dell'esecutivo di Bruxelles con delega agli Affari economici sul dato dell'inflazione di dicembre, che stima il tasso per l'area euro in calo dello 0,2%.

A fine 2014, tutti gli indicatori economici, nel migliore dei casi, segnalano una situazione stabile. È il caso della fiducia delle imprese. A dicembre , infatti, l'indice composito del clima rilevato dall'Istat e' stabile, rispetto al mese precedente, a 87,6. Un dato che , spiega l'Istituto di statistica, migliora nel settore manifatturiero ed in quello del commercio al dettaglio, peggiora nel settore delle costruzioni e dei servizi di mercato. Un mezzo passo in avanti rispetto ai mesi scorsi, quando le aziende vedevano nero per il futuro. Probabilmente sul dato ha influito anche il taglio della componente lavoro sull'Irap e che varrà dal 2015.

Siamo alle solite. Il governo vara l'ennesima sanatoria, quella delle sale d'azzardo illegali. Circa 7 mila soggetti che avevano fatto ricorso all'Unione Europea e che, sentendosi discriminati, hanno ritenuto che fosse giusto operare lo stesso. Non solo quindi un'attività illegale, ma anche una pesante evasione fiscale, legittimata in tutto e per tutto dallo Stato, e dal governo. Insomma, una situazione tipicamente italiana.

Il governo assicura che la pressione fiscale, con questa legge di stabilità, calerà al 42.8% del Pil. E Giuseppe Bortolussi, a capo della Cgia di Mestre, conferma "che con meno tasse sulle imprese e buste paga più pesanti, il Governo, rispetto alle ultime leggi di Stabilità" segna un'inversione di tendenza.

Sono 21 milioni 994 mila le persone di 6 anni e più che nel 2014 non utilizzano Internet, il 38,3% della popolazione residente in Italia. L’Istat, nel suo rapporto annuale, delinea non solo dal punto di vista economico un’Italia a due velocità ma anche e soprattutto per quanto riguarda l’accesso alle infrastrutture informatiche. Ben diverso il discorso per il telefono cellulare che resta la tecnologia più amata  per l'informazione e la comunicazione.

La crisi del commercio riflette la crisi dei consumi. Nel 2014, infatti, hanno chiuso complessivamente 35mila aziende. Tra  gennaio e dicembre, infatti, a tirare giù definitivamente la saracinesca sono state 91.975 imprese a fronte di 56.677 nuove aperture. A crescere anche il numero delle aziende che non riesce a  sopravvivere nei primi tre anni, ormai prossimo al 40% contro il 30%  di appena quattro anni fa.

Il copione è lo stesso da decenni,  e, anzi, con la crisi il fenomeno è pure peggiorato. Il gap industriale tra Nord e Sud ha avuto effetti ancor peggiori nelle esportazioni. Secondo l’Istat, infatti, tra gennaio e settembre sono volate le esportazioni di Liguria e Marche, mentre sono crollate quelle siciliane.

"Riportare il cuneo fiscale sul lavoro in Italia al livello della media europea potrebbe abbassare la disoccupazione giovanile di 4-8 punti percentuali. Questo potrebbe significare da 60.000 a 130.000 giovani che tornerebbero a lavorare". Lo ha detto il direttore generale dell'Fmi, Christine Lagarde, chiedendo che il Jobs Act sia accompagnato da misure per ridurre il cuneo fiscale.

L'Italia è un paese dal capitale umano "inagito" e "dissipato". Insomma, sprechiamo troppe delle nostre potenzialità. Lo afferma il Censis nel suo rapporto sulla situazione sociale del Paese 2014, in cui conta quasi 8 milioni di individui non utilizzati: 3 milioni di disoccupati, 1,8 mln di inattivi e 3 milioni di persone che, pur non cercando attivamente un impiego, sarebbero disponibili a lavorare.

La corruzione affligge in modo endemico il nostro sistema economico. Lo dimostrano anche i fatti di Roma. E negli anni l'Italia rimane in fondo alla classifica dei Paesi UE. Infatti, nella ventesima edizione dell'Indice di percezione della corruzione (CPI) 2014 di Transparency International Italia, il nostro Paese si classifica nuovamente al 69esimo posto nel mondo, conservando stessa posizione e punteggio dell'anno precedente.

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