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Ecoreati: fatta la legge il Governo deve agire

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Rosy Battaglia, giornalista freelance, autrice di diverse inchieste sull'ambiente e promotrice di un giornalismo partecipato aperto al contributo dei cittadini, commenta la legge che istituisce gli ecoreati, e indica alcune "emergenze" ambientali e sanitarie che affliggono, ormai da decenni, numerose aree del nostro paese.

Puoi dare una tua valutazione sulla sostanza e sugli effetti della legge che dall'anno scorso stabilisce gli eco reati?
Senza dubbio è un cambio di marcia impressionante, se pensiamo alla prescrizione di processi importantissimi come Eternit di Casale Monferrato, Montedison di Bussi - Val Pescara, Marlane di Praia a Mare, che hanno messo in evidenza il gravissimo stato di ingiustizia ambientale e sociale nel nostro paese.
La legge sugli eco reati decisamente ci comincia a portare a rispettare il principio europeo: "chi inquina paga", che raramente nel nostro paese è stato rispettato. Ricordava l'ex procuratore Guariniello che in giurisprudenza, nella storia italiana, ci sono state solo undici sentenze della Cassazione per disastro ambientale; un numero bassissimo rispetto a quello esorbitante dei delitti compiuti violando l'ambiente e, di conseguenza, anche la tutela della salute dei cittadini.
Dal mio punto di vista, ma direi in generale, la legge finalmente stabilisce dei delitti, delle pene certe per quelli che prima, ricordiamolo ai cittadini, erano reati che venivano puniti solo con la contravvenzione: non erano punibili penalmente. Poi c'è il raddoppio dei tempi di prescrizione. Nei processi che abbiamo seguito, come dimostra purtroppo l'esito del primo processo Eternit, la prescrizione è stata determinante per lasciare l'Italia in un clima diffuso di ingiustizia ambientale. In base alle interviste che ho fatto lo scorso anno all'ex procuratore Raffaele Guariniello e all'ex giudice Caselli, è chiaro che c'è la legge e c'è la giurisprudenza: i processi decideranno la sua vera applicazione. Ci sono alcune criticità, però è chiaro che questo si vedrà in seguito. Finalmente c'è il reato di "disastro ambientale"; prima non esisteva per cui, durante i processi, i pubblici ministeri si appellavano all'articolo 449, disastro colposo, o al 434, disastro doloso: questo e i tempi lenti del nostro sistema giudiziario facevano si che, molto spesso, si arrivasse alla scadenza dei termini di prescrizione. C'è molto lavoro da fare, da parte di tutti, e dovremo capire anche quali saranno i suggerimenti interpretativi e applicativi che arriveranno dalle varie procure.

La stretta attualità ci porta a Brescia, dove un vasto movimento civico, "Basta veleni", protesta contro progetti di nuove discariche, in un territorio particolarmente vessato anche da quelle abusive. Tu stai seguendo da giornalista questa storia; puoi fare un quadro della situazione?
E' un quadro di ingiustizia ambientale. Lo possiamo dire in quanto abbiamo un sito di interesse nazionale, il Sito Caffaro nel centro di Brescia, che ha contaminato buona parte della città con PCB (i policlorobifenili, inquinanti tra i più tossici, ndr) e diossine, e di fatto non è stato ancora bonificato. A tutt'oggi sono stati stanziati pochissimi fondi, nonostante le promesse dei vari ministri dell'ambiente.
Inoltre, l'estensione del carico ambientale su Brescia e provincia è veramente gravoso. I cittadini del bresciano lo sanno: è diventata la terra dei fuochi del nord. Parliamo di quasi 60 milioni di metri cubi di rifiuti e veleni interrati molto spesso a norma di legge, perché qui sono state autorizzate 148 discariche. In più, ciclicamente, in seguito a scavi, ad esempio per le autostrade, la magistratura scopre altre discariche abusive di rifiuti tossici, industriali e di amianto. Ricordiamo poi che abbiamo il più grande inceneritore d'Europa: con lo "Sblocca Italia" molto probabilmente dovrebbe arrivare a bruciare quasi un milione di tonnellate di rifiuti all'anno. Quindi si capisce che, anche solo da questo punto di vista, il quadro è drammatico. Inoltre si sommano i dati sanitari, che non sono confortanti: i bambini di Brescia e provincia (ma anche gli adulti) hanno grossi problemi per l'aria che si respira e per il carico degli inquinanti.
C'è un tavolo per le istanze civiche in cui, ancora una volta, i cittadini riportano la politica e gli amministratori ai loro doveri: hanno chiesto una moratoria al problema di contaminazione di questo territorio. Il carico ambientale/sanitario è al limite, quindi si dice basta a nuove discariche e si chiede invece un'opera generale di risanamento ambientale. Il coordinamento è vastissimo e ci sarà una manifestazione nazionale il 10 aprile. La situazione è da tenere veramente sotto controllo, come era successo in Campania due anni fa: io c'ero, a Napoli, con 100 mila persone in piazza. Anche a Brescia si prepara una manifestazione del genere.

Prendo spunto da una tua recente inchiesta, "Il prezzo dell'amianto" pubblicata su Wired, per introdurre un'altra emergenza italiana: "Tremila vittime e più di 500 milioni di euro bruciati ogni anno in costi sociali". Qual è la situazione attuale e quali le zone oscure di illegalità?
L'inchiesta era stata pubblicata ad aprile del 2015. Da allora io e i miei colleghi abbiamo scritto fino a dicembre quasi 50 articoli perché, di fatto, abbiamo scoperchiato un vaso di Pandora che, alla fine, ha portato i nodi al pettine, purtroppo confermando quello che noi avevamo evidenziato.
Il 30 novembre scorso la Commissione d'inchiesta del Senato sugli infortuni sul lavoro voluta dalla senatrice Camilla Fabbri, ha portato le istituzioni ad un'Assemblea Nazionale Amianto in cui purtroppo lo Stato ha ribadito quello che noi avevamo scoperto. Di fatto, a 23 anni dalla messa al bando dell'amianto, non abbiamo ancora una mappatura precisa dei siti contaminati. Lo Stato non ha ancora individuato i siti in priorità di bonifica: noi ne abbiamo calcolati 3 mila su 300 mila, ma in realtà i numeri sono veramente indicativi perché molte regioni (questa è anche la richiesta emersa dall'Assemblea) non hanno ancora varato un piano regionale. Ci sono più di 400 norme da seguire sull'amianto, e di fatto c'è ancora una situazione oscura, una mancanza di trasparenza che purtroppo favorisce gli speculatori e il traffico di rifiuti perché non c'è trasparenza sullo smaltimento e sulla mappatura. Pensiamo al terremoto in Emilia Romagna: come abbiamo scritto, la mancanza di una mappatura ha fatto si che le aziende in affari con la 'ndrangheta abbiano mischiato le macerie con l'amianto, addirittura spargendoli nei cortili delle scuole ricostruite dopo il terremoto. Stiamo parlando di una mancanza di legalità nella gestione veramente assurda.
Tutto questo, devo ribadirlo, ancora attende giustizia: ci sono tuttora 50 processi in corso, oltre all'Eternit bis; quindi sono tantissimi gli ex lavoratori che chiedono giustizia. INAIL ha ribadito che dal 1993 al 2014 sono morte più di 20 mila persone, solo per mesotelioma. Le malattie correlate all'amianto sono diverse, purtroppo non c'è solo il mesotelioma; quindi i numeri sono anche più alti. Questa è una situazione che, proprio come ha ribadito l'Assemblea Nazionale Amianto, attende da questo Governo una presa di posizione che vada oltre le dichiarazioni. Bisogna fare ben altro per uscire da quella che non è più un'emergenza, come aveva detto il ministro Galletti stesso: è un problema che va affrontato ogni giorno.

Come abbiamo visto nel caso di Brescia l'opinione pubblica e l'associazionismo hanno, sempre più, parte attiva nel segnalare gli eco reati e nel far pressione su magistrati e amministratori. Parlaci dell'esperienza dei CittadiniReattivi.it, lo strumento che tu hai messo a disposizione di tutti.
"Cittadini Reattivi" era il titolo della prima inchiesta (del 2013, ndr), con cui avevo vinto un premio della Fondazione Ahref che mi aveva permesso, da giornalista freelance quale ero e quale sono, di realizzare inchieste su temi che mi stavano a cuore. L'idea era di mettere online un'inchiesta multimediale, con dei video, una mappa e una parte partecipata, perché volevo che le informazioni restassero a disposizione dei cittadini. Così in questi tre anni, con economie molto ristrette, il portale è rimasto aperto; le segnalazioni sono arrivate; ho sviluppato diverse inchieste nazionali come "Il prezzo dell'amianto", uscita su Wired grazie anche alla collaborazione di altri colleghi. Inchieste che sono tutte partite dal portale, dalle informazioni raccolte dai cittadini reattivi. Adesso abbiamo lanciato un'altra inchiesta sui rifiuti, anche questa partita in modalità aperta: quindi si possono inviare segnalazioni al nostro sito. Siamo però perfettamente consapevoli che quello dei rifiuti, in Italia, è un tema "sporchissimo"; quindi abbiamo aperto una pagina per le segnalazioni anonime all'interno del nostro sito, perché pensiamo che chi ha a cuore la giustizia e la trasparenza, abbia diritto a denunciare in sicurezza.
Mi sta molto a cuore una delle battaglie che abbiamo seguito in questi anni: quella sul diritto all'accesso alle informazioni (in possesso della Pubblica Amministrazione, ndr.). In questi giorni si sta parlando molto della legge sulla trasparenza: anche Cittadini Reattivi ha partecipato a questa campagna per il Freedom Of Information Act. Ricordo che le richieste di informazioni sono alla base di tutte le mie inchieste, e il diritto alle informazioni è quello che pretendono tutti i cittadini vessati per quanto riguarda l'ambiente e la salute. Speriamo che, alla lunga, possa essere garantito.

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