Cantine a emissioni zero. Nasce il vino sostenibile

Scritto da   Domenica, 19 Ottobre 2014 16:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Michele Manelli, titolare dell’azienda Salcheto e ispiratore del Forum per la sostenibilità del vino ci ha raccontato in che modo ha reso la sua produzione amica dell’ambiente. Il suo intervento è stato trasmesso da A Conti Fatti, programma a cura di economiacristiana.it, in onda sulla frequenze di Radio Vaticana Italia.

Cosa vuol dire per un imprenditore fare vino sostenibile?
E' un nuovo paradigma, bisogna pensare di affrontare la sfida della qualità con delle sfumature nuove e quindi con delle scelte di progettazione delle aziende, del prodotto che siano diverse, che contengano oltre al valore economico  e qualitativo anche dei valori ambientali e di partecipazione sociale.


Il valore della sostenibilità premia sul mercato? I consumatori sono realmente attenti a certi parametri?
Sicuramente c'è stata una prima fase in cui c'erano dei segni che portavano a una maggiore credibilità e comunque venivano recepiti come un segno positivo però in un'ottica di reputation.
Questo si sta trasformando, si stanno creando dei segni veri e propri, a partire dagli aspetti legati alla trasparenza del prodotto rispetto magari agli additivi usati. Valori ambientali esposti come delle carbon o water footprint degli indici che dimostrano un rating cominciano ad essere guardati e capiti. Ci sono quindi dei segni che si stanno portando avanti e che in qualche modo diventano delle connotazioni un po' più sostanziali del prodotto e che cominciano a pesare anche di fatto sul rapporto commerciale.


Salcheto, la sua azienda,  è stata la prima azienda in Europa a calcolare la propria carbon footprint e a lavorare per abbatterla. Se non sbaglio era di 1,83 Kg di CO2 per 0,75 litri. Cosa è stato fatto da allora?
Abbiamo fatto un piano nell'ambito dello sviluppo dell'azienda, che voleva un po' crescere, migliorarsi e razionalizzarsi nel costruirne una nuova cantina.
Abbiamo fatto una revisione globale di quello che erano i consumi energetici per abbatterli prima di tutto con dei risparmi, dei miglioramenti e poi con produzioni rinnovabili che fossero anche inseriti in maniera integrata nel processo agricolo in generale, mi riferisco ad esempio alla valorizzazione di biomasse e scarti legnosi.
Poi abbiamo iniziato a revisionare tutto perché quando si dice nuovo paradigma bisogna guardare un po' ovunque a partire dalle piccole cose: scelte  quotidiane anche di utilizzo di vari strumenti che possono consumare energia fino a trasformare una bottiglia in una bottiglia ultra leggera, fino a certificare tutti i materiali legnosi perché vengono da foreste gestite in maniera responsabile.
E' una situazione che chiaramente vede nell'indice di emissione di CO2, la famosa carbon footprint, un elemento molto importante perché ci parla anche di consumi energetici e delle emissioni dirette e indirette e quindi degli effetti sul clima, ma che ha anche tante altre sfaccettature.


A che punto siete arrivati?
Avevamo un indice di 1,8 kg di CO2 per 0,75 litri di prodotto, che in un primo step, parliamo del 2012 si era ridotto fino a 1,2 kg.
Quindi c'è stato un abbattimento sostanziale, questo in un triennio, ora grazie alle nuove norme che si sono sofisticate abbiamo iniziato un percorso su un nuovo benchmark e stimiamo per il 2014 un ulteriore abbattimento che ci porterà sicuramente sotto al chilo. Questo al lordo degli assorbimenti del vigneto perché in teoria si potrebbe anche prospettare dal punto di vista delle emissioni un bilanciamento tra emissioni generate e assorbimenti stoccati nel nostro processo.

 

All’abbattimento delle emissioni è corrisposto un abbattimento di costi di produzione?
Va sempre di pari passo perché comunque le emissioni sono legate a una materia che ho dovuto produrre e quindi trasformare in un processo industriale o consumi di energia diretti. Quindi se io tolgo questi elementi perché in qualche maniera rendo efficiente il processo, faccio delle economie di scala anche dal punto di vista energetico, se faccio scelte su energie rinnovabili quindi in qualche modo su produzioni in un circuito chiuso, indubbiamente ci sono dei risparmi anche dal punto di vista economico.
Non abbiamo un dato che rende merito a tutto questo miglioramento, ma abbiamo stimato in una riduzione, almeno per quelli che sono gli abbattimenti diretti di consumi, che si aggira intorno al 3% del fatturato.


Vorrei chiederle un parere sulla Bag-in-box per il packaging del vino, un pacchetto di materiali plastici dentro una scatola di cartone. Può essere il materiale del futuro? Comunemente si pensa al vetro come il materiale più ecologico e sicuro per la conservazione degli alimenti.
Sicuramente ha dei vantaggi come altri packaging alternativi al vetro dal punto di vista ambientale sotto il profilo delle emissioni di gas, alteranti nel processo di produzione del materiale stesso e per il trasporto che sono spesso molto leggeri.
In questo momento il vetro ha recuperato molto, anche noi abbiamo già fatto delle collaborazioni con delle vetrerie, che hanno investito fortemente in abbattimento di consumi energetici nel processo che ci porteranno a breve a poter includere dei nuovi indici di emissione riducendo il gap con questi materiali alternativi e questo è un dato molto positivo per il vetro.
Per quanto riguarda il bag-in-box nello specifico ci sono alcune problematiche tecniche sui prodotti di qualità medio alto o comunque da invecchiamento, ci sono alcune limitazioni nell'uso, però posso affermare, perché lo abbiamo usato e provato, che sono contenitori assolutamente alternativi per il consumo breve.
Godono di un'immagine magari non così positiva perché abbiamo quest'aspetto emotivo culturale legate alla bottiglia che ci lega a questa confezione, ma molti prodotti potrebbero essere assolutamente alternativi.


Tornando sulla sostenibilità, lei si sente un pioniere o sono tanti gli imprenditori del settore impegnati sulla sostenibilità?
E' un movimento che sta crescendo esponenzialmente. In realtà ci scopriamo in Italia, in questo rapporto che ha composto il forum (Forum per la Sostenibilità Ambientale del Vino ndr).
Mi sono stupito anch'io dei numeri che abbiamo riscontrato, una massa critica che già sta lavorando attivamente da anni in Italia per proporre dei modelli di sviluppo sostenibile. Stiamo parlando di centinaia di aziende che in qualche maniera hanno integrato nei loro processi un controllo di gestione ambientale, che si sono fissate degli obiettivi di miglioramento di vario tipo, tanti programmi quindi in realtà, forse nel silenzio di questa fase di ricerca e sviluppo c'è stato molto di più di quello che pensiamo e anche i casi di eccellenza sono molto di più di quelli che pensiamo.
Noi sicuramente siamo tra questi, ma questo approccio non è più una questione pionieristica, lo poteva essere qualche anno fa quando abbiamo cominciato, ma ora è un movimento.

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