Inserimento lavorativo e disaggio sociale: l’esempio della Città dei Ragazzi

Scritto da   Domenica, 28 Dicembre 2014 16:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Francesco Ferraro, responsabile servizio orientamento “La Città dei Ragazzi”, è intervenuto su A Conti Fatti, trasmissione a cura di Economiacristiana.it trasmessa dalle frequenze di Radio Vaticana Italia


Dottor Ferraro per cominciare può descriverci brevemente che cos’è la Città dei Ragazzi?

Fondata nel 1953 da un sacerdote irlandese, la Città dei ragazzi è una comunità residenziale maschile nata con l’obiettivo di dare un alloggio e una prospettiva per il futuro a quei ragazzi che vivevano allo sbando nel periodo del dopoguerra. L’approccio pedagogico della Città dei Ragazzi è fondato sull'autogoverno, che prevede da parte del ragazzo l'assunzione di responsabilità diretta nella gestione della sua quotidianità all'interno della comunità. Si tende, infatti, a riprodurre il più possibile un contesto urbano reale, in cui sono presenti piazze, appartamenti, laboratori e nell'ambito di una suddivisione di compiti, Il ragazzo deve prendersi cura degli spazi in cui lui vive.

 

Il ragazzo è chiamato ad assumere le responsabilità dell’autogoverno di questa struttura. Qual è Il percorso formativo che i ragazzi fanno?

Ogni ragazzo che arriva nella comunità viene valutato sulla base della sua storia pregressa. La maggioranza dei ragazzi presenti nella Città dei ragazzi è costituita da minori stranieri non accompagnati che arrivano sul territorio italiano alla ricerca di condizioni di vita migliori. Tra loro ci sono ragazzi che fuggono da situazioni di disaggio e che aspirano al riconoscimento dello status di rifugiati politici. Come mandato istituzionale che ci viene conferito dal dipartimento delle politiche sociali, noi dobbiamo  elaborare per ciascun ragazzo un progetto educativo personalizzato  in cui siano contemplati tutti gli aspetti della sua vita: la sua situazione documentale, una presa in carico dal punto di vista sanitario e soprattutto a livello formativo. L’obiettivo è quello di rendere questi ragazzi autonomi attraverso un'integrazione di tipo lavorativo. Grazie alla disponibilità di spazi, abbiamo realizzato, infatti, tutta una filiera formativa chiamata la Città dei mestieri che include una serie di corsi professionali tra cui: pizzeria, panificazione, falegnameria, pasticceria, giardinaggio. Oltre a frequentare la scuola dell’obbligo, quindi, si cerca di fornire a questi ragazzi delle competenze di tipo professionale che poi possono spendersi nel mondo del lavoro.

 

I ragazzi poi riescono a trovare una sistemazione lavorativa?

In parallelo alla strutturazione di questi percorsi formativi, abbiamo costruito tutta una rete per l'inserimento di questi ragazzi nel mondo del lavoro. Uno dei nostri obiettivi è quello di riscoprire, rivalorizzare, il lavoro artigianale e la stessa natura dei corsi che facciamo ha proprio questo spirito: trasferire a questi ragazzi delle competenze di tipo artigianale con l’obiettivo di andare a ricoprire quegli ambiti lavorativi che oggi vengono scarsamente frequentati dai loro pari età italiani. In questo modo andiamo a costruire delle competenze professionali che possono poi trovare all'interno del contesto economico una adeguata accoglienza. Dei circa 70 ragazzi che gestiamo, ogni anno entrano ed escono, per il raggiungimento della maggiore età, circa 25/30 ragazzi. Di questi, il 90% ha un contatto con il mondo del lavoro.

 

Avete avuto dei feedback da qualche realtà imprenditoriale che ha assunto i vostri ragazzi?

Con questi ragazzi si mantiene un rapporto che perdura nel tempo. I ragazzi vengono seguiti ben al di là del periodo in cui ci vengono affidati alla struttura e per i quali viene corrisposta una retta da parte del servizio sociale. Il ragazzo, infatti, fa riferimento alla Città dei Ragazzi come alla sua famiglia. In genere escono dalla struttura con un'esperienza di tirocinio che si sta completando e nel 90% dei casi, questa esperienza di tirocinio, si tramuta poi in un contratto di apprendistato. Negli ultimi 4/5 anni abbiamo inserito nel mondo del lavoro oltre 150 ragazzi.


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