Un tesoro tutto calabrese: il bergamotto

Scritto da   Domenica, 14 Giugno 2015 16:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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In provincia di Reggio Calabria l'avvocato Ugo Sergi decide di cessare la propria attività professionale per dedicarsi alla coltivazione di un prodotto d'eccellenza locale: il bergamotto. Da questa coraggiosa e inusuale scelta dell'avvocato Ugo Sergi, seguita da altri agricoltori della zona, è ripartita la produzione calabrese di bergamotto, finalizzata alla distribuzione verso i grandi gruppi internazionali di cosmetica e in grado di creare nuovo valore economico per il territorio.  

L'iniziativa di Ugo Sergi e degli altri produttori calabresi di bergamotto è stata selezionata, insieme ad altri casi di comunità che hanno saputo investire proficuamente sulle proprie tradizioni e sul proprio territorio, per il documentario "Tra Campagne intelligenti e Montagne all'avanguardia", realizzato da Earth Day Italia in collaborazione con il Ministero per le Politiche Agricole, Alimentari e Forestali e recentemente presentato ad Expo.  


Ugo Sergi, proprietario dell’azienda agrituristica “Il Bergamotto”, è intervenuto su "A Conti Fatti" programma a cura di Economiacristiana.it trasmesso da Radio Vaticana Italia ogni domenica e festivi alle 15.40 e in replica il lunedì alle 11.35.

 

Con l’ingresso della chimica e delle nuove tecnologie quali sono stati gli effetti sulla produzione del bergamotto in campo sia alimentare che cosmetico?
Questo risale agli anni 50/60 dello scorso secolo, quando, con l'avvento della chimica in questo settore ci fu un crollo dei mercati internazionali. Tutti i prodotti cosmetici profumieri e anche alimentari, infatti, lentamente sono andati in direzione della chimica a discapito dei prodotti naturali. Gli oli essenziali come quello di bergamotto, in particolare, hanno subito un tracollo in pochissimi anni.
 
Inizialmente aveva deciso di intraprendere la carriera in Giurisprudenza: cosa l’ha spinta a fare inversione di marcia e a prendere le redini dell’azienda di famiglia?
Mi ha spinto il fatto di avere in famiglia questo prodotto, il bergamotto, che è unico al mondo. Inoltre, nonostante fosse in un momento di crisi nera e tutti dicessero che non si vendeva, a causa della concorrenza della chimica, in realtà non rimaneva mai una goccia di olio essenziale nella zona. Quindi ho pensato che si poteva fare qualcosa a livello internazionale. Così ho fatto.
 
Da dove viene la scelta di non omologarsi alle esigenza di consumo e di produrre in loco e biologicamente?
Visto questa forte spinta verso i prodotti di sintesi, l'idea era proprio il ritorno ai prodotti naturali. Mi sono reso conto, infatti, che la chimica non era la risposta a tutto, non era la panacea di tutti i mali. Probabilmente l'idea del ritorno al naturale, almeno per quanto mi riguarda, è stata la vera panacea. 
 
Ha riscontrato cambiamenti positivi da parte delle sue aziende partner? 
Quando, lasciando l'avvocatura, ho ricominciato la commercializzazione dell'essenza di bergamotto a livello internazionale, non sono partito da solo, ma ho coinvolto un gruppo di produttori. Inizialmente eravamo in tre, ma nel corso del tempo siamo diventati molti di più: oggi siamo sedici aziende associate che mettendo insieme il nostro prodotto, andiamo in giro per il mondo a vendere l'olio essenziale nel campo della profumeria, della cosmetica e del commercio alimentare. Un esempio è il famoso tè Earl Grey: nessuno sa che è bergamotto e che questa essenza naturale proviene soltanto da questa piccola fascia di costa ionica che si estende per circa 100 km da Reggio Calabria fino alla Locride, dove produciamo circa il 95% della produzione mondiale. L’esigenza iniziale era, quindi, quella di mettere insieme alcuni produttori e trovare dei canali diretti di vendita nel mondo del biologico.
 
Si è ripartiti, quindi, da un business “corretto”? 
Certamente. Con l'idea del ritorno al naturale, abbiamo trovato la chiave di volta per entrare in maniera sostenibile, naturale ed etica nei mercati internazionali.
 
Rispettando la terra e facendone rifiorire le bellezze è nato un turismo legato alla vostra realtà?
Io vengo da una zona che fa delle bellezze naturalistiche il proprio cavallo di battaglia. È stato istituito già agli inizi degli anni '90 il Parco Nazionale dell'Aspromonte, uno dei posti più selvaggi che si può trovare in Europa. Proprio questa sua caratteristica lo rende adatto per determinati tipi di turismo come quello escursionistico, naturalistico, quello che va alla ricerca dei piccoli borghi. A riguardo, ci sono comunità di persone che ancora portano avanti i valori di una volta, come parlare in lingua greca, o meglio in un dialetto a metà tra il greco bizantino e il greco classico. Insieme alla lingua, inoltre, teniamo salde anche le tradizioni gastronomiche, musicali e, soprattutto, culturali.
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