Cerreto Alpi e il turismo di comunità

Scritto da   Domenica, 19 Luglio 2015 16:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Tradizionalmente con il termine brigante ci si riferisce ai banditi che assaltavano i viandanti in cerca di bottino. Insomma, gente cattiva, ma ci sono casi in cui i briganti sono i buoni.
L’esempio viene da Cerreto Alpi, un vero posto da briganti vista la sua collocazione nel cuore dell’appennino tosco emiliano lontano dalle grandi città.


Una splendida località a rischio abbandono: il paese viveva infatti prevalentemente di pastorizia, ma dopo la seconda guerra mondiale questa non è più bastata a garantire il sostentamento della comunità.

Conseguentemente i giovani hanno abbandonato il paese in cerca di lavoro condannando Cerreto Alpi all’abbandono se non ci fossero stati un gruppo di ragazzi, i Briganti di cerreto, che hanno scelto di investire sulle proprie radici, valorizzando ciò che il paese aveva da offrire al mondo anche in termini turistici.

Una bella storia, raccontata assieme ad altri casi di comunità rurali e montane che hanno saputo “inventare” nuovi modelli di sviluppo per il territorio nel progetto Tra Campagne intelligenti e Montagne all’avanguardia”, curato da Earth Day Italia in collaborazione con il ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali e recentemente presentato ad Expo.

Su A conti Fatti, trasmissione a cura della redazione di Economiacristiana.it trasmessa da Radio Vaticana Italia ne abbiamo parlato con la brigante Erika Farina

 


Chi sono i Briganti di Cerreto e come nasce la vostra avventura?
La cooperativa i Briganti di Cerreto è nata nel 2003, ed è nata con un’esigenza precisa che era quella di creare opportunità di lavoro a Cerreto Alpi. Cerreto Alpi è un piccolo borgo nel Parco Nazionale dell'Appennino Tosco-Emiliano, che oggi ha 80 residenti, ma che fino al secolo scorso ne aveva circa un migliaio.
Per rispondere allo spopolamento e all'abbandono del territorio abbiamo deciso di invertire rotta, ci siamo tirati su le maniche e mettendo insieme i pochi giovani rimasti in paese abbiamo fatto nascere questa cooperativa.

Voi proponete un turismo di comunità. Cosa intendete con questo concetto?
Il turismo di comunità è una forma di turismo responsabile e sostenibile. E' un turismo che si rivolge a persone che sono attratte dall'autenticità dei luoghi che frequentano e dal contatto con le persone, quindi dal contatto umano. I turisti che vengono a trovarci vengono accolti dalla comunità intera, anche le persone che abitano il paese ci aiutano nell'accogliere il turista e a farlo sentire a proprio agio.

Dove vengono ospitati i turisti?
I turisti che vengono a dormire a Cerreto Alpi non alloggiano in alberghi normali, ma in un antico mulino, che una volta macinava le castagne ed oggi è un alloggio rurale, oppure dormono all'interno di un metato, che tempo serviva per essiccare le castagne ed oggi è diventato un appartamento molto grazioso o una stalla dove prima era riposto il fieno ed oggi invece può ospitare i turisti. Quindi tutti alloggi molto caratteristici del borgo.

Come è stata coinvolta la popolazione di Cerreto e che risposta avete avuto?
Inizialmente sul territorio abbiamo riscontrato un po' di difficoltà, perché si parla di un paese con persone prevalentemente anziane, ma con il passare degli anni abbiamo visto notevoli miglioramenti e ora abbiamo persone della comunità che ci aiutano nell'accoglienza turistica, che hanno messo a disposizione le loro abitazioni per accogliere i turisti, hanno ristrutturato e concesso in affitto i loro appartamenti che solitamente erano abbandonati perché erano seconde case che non venivano utilizzate.

L’UE ha inserito la vostra esperienza, unico caso italiano, tra le 20 buone pratiche del settore turistico che si sono distinte per innovazione, competitività e partecipazione comunitaria. Che effetto vi ha fatto e quali sono i progetti futuri?
Per noi è stato un riconoscimento molto importante di cui siamo orgogliosi. Per il futuro, quello che ci auguriamo è di riuscire intanto a mantenere i dieci posti di lavoro che oggi abbiamo, ma anche di aumentarli e di garantire la possibilità anche ad altri giovani del territorio di rimanere a vivere qui e di non andarsene. Continueremo a investire in quest'idea di cooperativa che abbiamo e non ci arrederemo.

Ci sono stati partner istituzionali che vi hanno supportato?
Abbiamo avuto un sostegno da parte degli enti pubblici, soprattutto da parte dal Parco Nazionale dell'Appennino Tosco- Emiliano e poi dalle associazioni di categoria, da ConfCooperative, Lega Cooperative che sono le associazioni a cui siamo affiliati che ci hanno aiutato a nascere e ci hanno indirizzato nelle varie scelte fatte fino a oggi.

Quella di Cerreto è un’esperienza replicabile in altri contesti?
Assolutamente si. E' un'esperienza che tra l'altro non è solo limitata. Per esempio, a Succiso, un paese qui vicino a noi, c'è un'esperienza molto simile, poi altri paesi dell'Appennino hanno iniziato anche se con un po' meno fortuna questo percorso.

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