Stampa questa pagina

Una speranza per i senza fissa dimora di Trastevere.

Scritto da   Domenica, 18 Ottobre 2015 16:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font
Vota questo articolo
(0 Voti)

Francesca Sneider, volontaria dell’Associazione "La Speranza" che dal 2001, presso la Parrocchia dei Santi Francesco e Caterina Patroni d'Italia a Trastevere, si occupa di portare solidarietà, aiuto e sostegno ai senza fissa dimora racconta la sua esperienza su “A conti Fatti”, trasmissione a cura della redazione di Economiacristiana.it trasmessa da Radio Vaticana Italia.

 


La Speranza nasce 15 anni fa con un servizio che non offriva nessuno la colazione ai senza fissa dimora.
Esatto e pochi, all’epoca, avevano il servizio docce, soprattutto all'interno delle parrocchie.


Oggi offriamo esattamente lo stesso servizio degli inizi, colazione tre volte a settimana, lunedì, venerdì e sabato, per un massimo di 69 ospiti; la doccia è negli stessi giorni,  con un massimo di 15 persone per  volta. Ognuno può usufruire di  questo servizio una volta a settimana.

 

Come riuscite a sostenere l'impegno economico?
La nostra associazione è incardinata nella caritas parrocchiale. I locali che utilizziamo sono della comuità stessa che si fa carico delle spese generali, luce, acqua e gas. Le quote associative, le offerte libere da parte di persone di buona volontà e le sovvenzioni provenienti da bandi pubblici coprono le spese  per il servizio vero e proprio: biancheria intima, detersivi, lamette da barba, latte, pane, caffè zucchero e quant’altro necessario. Ogni anno è una bella sfida, ma grazie  ad un’amministrazione oculatissima siamo ancora in piedi. Il numero chiuso per gli ospiti si è reso necessario proprio per  motivi economici in questi anni di crisi.

 

Si instaura un rapporto umano con i vostri ospiti?
Instaurare un buon rapporto  umano è assolutamente fondamentale ed è anche l’aspetto più difficile del servizio. Il nostro è un centro cosiddetto “di bassa soglia” . Molti dei nostri ospiti-amici  dormono  per strada o comunque in condizioni disagiate, le relazioni familiari per molti  non  esistono più, il lavoro è un sogno.  Sono una umanità veramente molto ai margini della società, scartata, disperata  arrabbiata e, proprio per questi motivi, molto esigente, pur comprendendo che sei lì per esserle vicino. Al volontario si richiede disponibilita, capacità di comprensione, conoscenza  delle problematiche , e soprattutto una profonda vita di fede che ti faccia vedere il Volto di Cristo sofferente sempre, anche quando vorresti evitarlo..

 

E' capitato che qualche "ospite"  sia diventato volontario per aiutarvi con gli altri?

No, sia perché abbiamo un continuo turnover, sia perchè le problematiche umane dei nostri amici di cui abbiamo appena parlato rendono molto conflittuali le relazioni tra i diversi gruppi etnici. L’aiuto viene offerto a noi volontari per le pulizie della sede o altri piccoli servizi.

 


Per informazioni visita il sito della onlus

Letto 1104 volte