Mamre, a Nuovo Salario si rinnova il miracolo della solidarietà

Scritto da   Domenica, 25 Ottobre 2015 16:00 dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font Stampa Email
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Anziani, donne con bambini, uomini soli, dal 2009 tante sono state le persone che hanno trovato accoglienza e solidarietà in Mamre, la casa della crità della parrochia di San Frumenzio nel quartiere di Nuovo Salario.
Don Giampiero Palmieri, parroco di San Frumenzio ne ha parlato su “A Conti Fatti”, trasmissione a cura della redazione di economiacristiana.it e trasmessa da Radio Vaticana Italia.

In una proprietà della parrocchia di San Frumenzio avete allestito una casa di accoglienza, "Mamre". Come nasce quest'idea e cosa vuol dire questo nome?
Questa idea nasce da un'intuizione di Don Luigi di Liegro, direttore storico della Caritas di Roma negli anni '80 e '90, quella che una parrocchia dovesse avere tre case: una casa destinata alla liturgia, che è la chiesa, una casa della parola dedicata alla catechesi e una casa dedicata alla carità.
La casa della carità è venuta per ultima, l'abbiamo inaugurata nell'ottobre del 2009 e l'abbiamo chiamata Mamre perché in questo luogo al capitolo 18 della Genesi, Abramo e Sara accolgono i tre poveri viandanti che poi si riveleranno come il Signore che è venuto a visitarli e a compiere le sue promesse.

 

Che tipo di servizi offre Mamre?
Ci sono diverse realtà e servizi, tutti di volontariato. C'è una casa famiglia per mamme con bambino che abbiamo chiamato Casa Donata, un'associazione di volontariato, formata prevalentemente da parrocchiani, che si chiama Televita e che si occupa dell'amicizia telefonica agli anziani. Poi esiste un asilo solidale, cioè un asilo dove ci sono alcune famiglie, paganti, che si chiama Tanaliberamondo dove ci sono le uniche tre figure professionali di tutta la casa di accoglienza.
Queste famiglie pagano sostanzialmente lo stipendio alle tre maestre, poi ci sono alcuni bambini accolti in gratuità che vengono da situazioni di povertà o che comunque non possono beneficiare di asili pubblici.
Infine ci sono uno spazio giovani, un centro di ascolto, un appartamento per uomini soli e un centro diurno per anziani.

 

Parliamo in particolare di Casa Donata.
La nostra casa famiglia per le mamme può ospitare fino a sei nuclei familiari, quindi sei mamme con i loro bambini. E' tutta impostata sul volontariato, le persone, soprattutto coppie, che fanno servizio a Casa Donata accompagnano le mamme in un percorso in cui cercano di riprendersi dalle loro difficoltà, spesso veramente tragiche, abbiamo ad esempio due mamme che hanno fatto la traversata di Lampedusa e che si sono appena riprese riuscendo a trovare un lavoro.
Queste mamme con i loro bambini vanno in piccoli appartamenti in semi autonomia, due di questi appartamenti sono collocati proprio in parrocchia, finché non si riprendono totalmente e possono continuare il loro percorso.
Le mamme possono essere segnalate dai servizi sociali, da parrocchiani o persone qualsiasi, dai centri d'ascolto: quando c'è una mamma in difficoltà che ci viene segnalata insieme ai servizi sociali realizziamo un progetto per aiutarla a venire fuori dalle sue difficoltà.

 

Qual è il progetto che fate con queste mamme?
Prima di tutto queste donne devono trovare una famiglia, una casa, un luogo dove possano essere accolte, sentirsi finalmente a proprio agio, ri-imparare a sorridere e a sperare per la propria vita e per quella dei loro bambini. L'elemento umano è senz'altro più il più importante.
Poi devono desiderare di diventare autonome, di rifarsi una vita e di trovare un lavoro e questo secondo punto è tanto importante quanto il primo.
Quindi si tratta di far capire subito alla mamma, da una parte che la rete che l'aiuta non terminerà, ma continuerà anche quando sarà uscita dalla casa famiglia, dall’altra che uscire è indispensabile, che non può fare il nido nella casa famiglia, ma che deve avere il coraggio di riprendere in mano la sua vita e di affrontare la realtà.

 

Immagino che a tante persone siate costretti a dire di no per questioni logistiche. Cosa succede in questo caso?
La cosa importante è essere in rete. Noi cerchiamo di lavorare con le strutture e le case famiglia non solo della comunità cristiana e della Caritas di Roma, ma anche del Comune di Roma, delle realtà civili e sociali della città. Si cerca così di realizzare una risposta a quella situazione mettendo in sinergia tutte le risorse del territorio.

 

Con Televita invece cosa fate?
La realtà di Televita, che ha ormai quasi vent'anni, è formata tutta da volontari che sentono l'esigenza di stare vicini agli anziani, alle persone sole, soprattutto a chi non può uscire di casa.
L'intervento che si fa è quello di sostenere la persona anziana rompendo il muro della solitudine, almeno con un contatto telefonico bisettimanale. Si sta del tempo al telefono, ci si fa compagnia e ovviamente si cerca di intervenire cercando di organizzare momenti di socializzazione qui in parrocchia, nel centro diurno, visite a casa.
Quando si tratta di un anziano particolarmente in difficoltà dal punto di vista economico si interviene anche da questo punto di vista, ma si interviene anche dal punto di vista delle emergenze. Per far questo servono volontari che coprano le 24 ore.

 

Ci deve essere una certa vivacità nella comunità parrocchiale per animare tutte queste attività.
Questo è il miracolo della disponibilità ed è un miracolo che realizza lo Spirito Santo.
La solidarietà è contagiosa il bene è diffusivo per cui quando delle persone entrano in contatto con una realtà del genere sentono subito il desiderio di coinvolgersi anche loro. Nella solidarietà si crea un effetto a catena, per cui nel vedere che qualcuno aiuta anch'io sento il desiderio di dare una mano ed è quello che succede continuamente, il miracolo cui, come parroco, assisto e che contemplo tutti i giorni.

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